Lunedì, 21 Giugno 2021 16:53

Una fiaba che narra l’origine degli Abruzzesi

di Camillo Berardi

Canto aquilano “Ci stea 'na 'ote" (C’era una volta)

 

Il maestoso Gran Sasso, aspro e selvaggio, con le sue vette vertiginose - definito "Re degli Appennini" - e la Majella - denominata "Gran Madre" e "Montagna materna" - con forme gentili, sinuose e morbide, rappresentano i luoghi più incantati e incantevoli dell'Appennino, e vantano una storia millenaria, antichissima, avvolta da miti e leggende che ancora oggi esercitano un fascino particolare. Questi attraenti “giganti di roccia” sono custodi gelosi e silenziosi della nostra storia millenaria e delle nostre origini con radici culturali profonde, fondate anche su fiabe e leggende popolari situate al confine del mondo conosciuto e al di fuori del tempo. Tali racconti, desueti e non convenzionali, ancorati, a volte, alla primitiva visione della natura, contribuiscono alla ricostruzione delle nostre ataviche culture, rifacendosi alle primordiali personificazioni dei monti, agli ancestrali processi antropomorfici, a miti cosmici e a reminiscenze primitive in cui e racchiusa l'essenza autentica del popolo abruzzese.

Le montagne, stagliate verso l'infinito e permeate di arcana magia, hanno sempre ispirato l'immaginario, sia individuale che collettivo, sia colto che popolare, con ampi margini di fantasia, ma sappiamo che le leggende che ne derivano, sottendono sempre un fondo di verità.

La fiaba "Ci stea 'na 'ote", scritta dal poeta aquilano Mario Lolli, musicata da Camillo Berardi ed eseguita dalla “Corale “Gran Sasso” diretta dal M° Carlo Mantini, è ambientata nel nostro pianeta, paragonato ad un "gomitolo" (gammotta) - vagante nell'universo insieme alle stelle e ad altri corpi celesti - ricoperto da aridi oceani di rocce e da sconfinate distese di ghiacci, agli albori delle primordiali e rare forme di vita, prima della comparsa dell'uomo sulla Terra.

In questo scenario selvaggio e desolato, l'impervio Gran Sasso e la maestosa Majella - “più bella delle altre montagne” - assumono sentimenti umani e con la loro storia d'amore, accolta festosamente dal primigenio rigoglio della natura trionfante e variopinta, diventano i protagonisti, responsabili dell'origine della fiera stirpe abruzzese, "forte e gentile".

La fiaba, desueta e al di fuori dei cliché convenzionali, rappresenta suggestivamente "La leggenda degli abruzzesi" e come ogni favola incomincia con “Ci stea 'na 'ote” (C’era una volta).

Ascoltiamo questo canto nel video di seguito riportato:

https://www.youtube.com/watch?v=AAxf_cTjGMQ