Gli uomini secolo XXI, da tempo ormai sono schiavi dell’immagine, il suono della voce sta diventando sempre più schiamazzo arrogante, fastidioso chiacchiericcio. Manipolata, asservita dai mass media, si è fatta schiava del potere, come non mai, facendosi testimone di un tempo di progresso e al medesimo tempo vessillo di decadenza…ma la parola, quella che vive negli uomini, sa trasformarsi, si nutre di fantasia. E ogni volta rinasce in cadenze nuove, infinite latitudini. E’ la poesia! L’esaltazione virtuosa della parola: sacerdoti della parola sono i poeti, da sempre. Tutto questo a premessa di una storia poetica, che si sta facendosi largo, nel panorama della nostra città, Pescara, da poco tempo apparso, chiede strada.
Una voce nuova, dunque, potremmo usare un verso di una celebre opera: “Una voce, poco fa!”
E’ la voce lirica di Francesco Di Matteo, appassionato di arte e soprattutto di poesia, che ha pubblicato una silloge : “Avanzi di poesie-Italic, Ancona-2020” dove il ritmare è come un palpitare di infiniti cuori, campane del dì festante che invitano il lettore all’amore per la vita. Tra i versi traspare una ricchezza immaginativa figlia di letture poetiche, Francesco ne fa pane quotidiano, o ancor meglio reca in sè le armonie di una esperienza ancor giovane, già consapevole delle sue capacità.
E’ la rinascita della poesia che va oltre gli schemi che da troppo tempo 'uccidono' l’ars poetica di questa città.
Francesco Di Matteo è poeta nel senso più nobile dell’essere, la sua poesia rimane, è uno squarcio di luce accecante che prorompe e trasforma le tenebre in luce nuova. La sua è parola di “sangue”, scorre nelle sue vene, pulsa di vitalità dove la morte “vivente” non ha cittadinanza.
Una voce moderna, di puro lirismo cristallino, che, con questa silloge, venuta dal suo universo, si presenta e reclama il suo posto: abbiamo bisogno di parole nuove.