"Gino Strada arriva quando tutti scappano, e mette in piedi ospedali di fortuna, spesso senza l'attrezzatura e le medicine necessarie, quando la guerra esplode nella sua lucida follia. Guerre che per lo più hanno un lungo strascico di sangue dopo la fine ufficiale dei conflitti: quando pastori, bambini e donne vengono dilaniati dalle tante mine antiuomo disseminate per le rotte della transumanza, o quando raccolgono strani oggetti lanciati dagli elicotteri sui loro villaggi. I vecchi afghani li chiamano pappagalli verdi. Questo libro ci consegna le immagini più vivide, i ricordi più strazianti, le amarezze continue dell'esperienza di medico sugli scenari di guerra del nostro tempo."
Utilizzo le parole di Moni Ovadia che ha curato la prefazione di questo libro: " Leggere le pagine di questo rude chirurgo di poche parole e molti fatti, fa bene alle funzioni sopite di chi si affida alle litanie." Non è un romanzo da cui aspettarsi una storia travolgente, evidentemente, ma un diario di guerra, difficile, non per una faticosa comprensione anzi il linguaggio che è quello dello stesso Strada, non si risparmia nell'essere diretto, semplice e a tratti crudo, ma difficile per il contenuto stesso. Non lascia intendere, mostra chiaramente ciò che vede e vive nel suo quodiano. Impegnato in prima linea nei luoghi dove nessuno vorrebbe trovarsi (Afghanistan, Bosnia, Somalia, nel Kurdistan iracheno per citarne alcuni) e dove lui invece non solo decidere di andare ma soprattutto decide di rimanere. L'autore riporta atrocità ed ingiustizie ma anche la speranza della generosità e della solidarietà. Storie di donne, uomini e bambini mutilati e vittime di conflitti senza fine, di soccorsi portati tra le macerie e gli spari, di colleghi e medici incontrati nel suo percorso professionale di chirurgo e come fondatore di Emergency. Dal principio quest'organizzazione umanitaria si propone soprattutto di portare cure e riabilitazione a vittime di mine antiuomo, piaga delle zone di guerra. I pappagalli verdi del titolo infatti si riferiscono proprio ad una tipologia di mina antiuomo, largamente impiegata nelle operazioni belliche, dalla particolare forma alata di colorazione verde e facilmente riconducibile a dei volatili. Ma che ne sappiamo noi di tali crudeltà? Non è una colpa, la nostra, di essere nati altrove, in un Paese migliore però dovremmo essere consapevoli di quanto siamo fortunati. E Gino Strada ha saputo lasciare una testimonianza corposa di tutto ciò, che continuerà a vivere nei frutti del suo operato, negli tanti ospedali costruiti e in tutte le persone che portano avanti i suoi insegnamenti. Ma pure una personalità così forte e capace nasconde rimorsi e rimpianti, e la fragilità più grande dimora negli affetti profondi. La moglie Teresa e la figlia, che non lo hanno mai mollato nonostante l'inevitabile assenza cosicchè in ogni singola pagina di questo viaggio, non solo nella dedica finale, ci sono anche loro, indomite al suo fianco.
Perché leggerlo? E' la domanda con cui chiudo sempre le mie recensioni, questa volta scontata ma utile per ribadire un concetto fondamentale che riporto con una frase dello stesso autore: "Spero solo si rafforzi la convinzione, in coloro che decideranno di leggere queste pagine, che le guerre, tutte le guerre sono un orrore. E che non ci si può voltare dall'altra parte, per non vedere le facce di quanti soffrono in silenzio."