Mercoledì, 10 Novembre 2021 16:46

Abruzzo/cimitero dei feti e nomi di chi ha abortito. GD: "vile attacco a autodeterminazione donna"

CGIL:" i genitori, secondo la disciplina dello Stato, sono gli unici soggetti abilitati a chiedere la sepoltura del feto ... la novità della proposta di legge è terribile" - M5s: "FDI entra a gamba tesa nella vita privata degli abruzzesi" - Giovani democratici: "domani in Commissione a L’Aquila, di creare un cimitero di feti contraddistinto da una distesa di croci recanti il nome ed il cognome delle donne ritenute 'responsabili' di aver abortito"

“Il disegno di legge n.203 del 15 luglio 2021, che porta la firma dei consiglieri della Regione Abruzzo Testa e Quaglieri e del sottosegretario alla presidenza D’Annutiis, esponenti del partito Fratelli d’Italia, finalizzato a garantire la sepoltura dei feti mai nati di età gestazionale inferiore alle ventotto settimane, anche in assenza del consenso dei familiari, rappresenta un ignobile e vile attacco al diritto di autodeterminazione della donna” così, in una nota, il Dipartimento Politiche di Genere dei Giovani Democratici d’Abruzzo coordinato da Annachiara Di Lorenzo.

“L’idea di normare quella che ormai costituisce una mesta prassi in numerose Regioni di Italia - continua la nota - dove, complice una disciplina legislativa piuttosto scarna e non troppo stringente nel campo della sepoltura e dello smaltimento dei rifiuti ospedalieri, associazioni prolifere stringono accordi con le aziende ospedaliere al fine di provvedere all’inumazione dei feti anche all’insaputa dei genitori, è assolutamente priva di ogni morale e totalmente irrispettosa del trauma sofferto in occasione di un aborto. L’abietta intenzione contenuta nel suddetto disegno di legge, che sarà discusso domani in Commissione a L’Aquila, di creare un cimitero di feti contraddistinto da una distesa di croci recanti il nome ed il cognome delle donne ritenute 'responsabili' di aver abortito, rappresenta pertanto una immagine sconcertante e spregevole. Il diritto alla sepoltura dei bimbi mai nati di età gestazionale inferiore alle ventotto settimane è oggi già riconosciuto dal Decreto del Presidente della Repubblica del 10 settembre 1990, n. 285. In particolare, l’art. 7, commi 2, 3 e 4 del d.P.R. n. 285/1990 prevede la facoltà ai soggetti legittimati di formulare una domanda di seppellimento dei feti di presunta età di gestazione compresa tra le venti e le ventotto settimane complete, dei feti che abbiano presumibilmente compiuto ventotto settimane di età intrauterina, oltre che di feti di presunta età inferiore alle venti settimane. Il Decreto, dunque, rende già sempre possibile la inumazione del feto. La realizzazione di un cimitero dei feti configurerebbe solo l’ennesimo colpo inflitto a donne che dovrebbero essere, al contrario, pienamente libere di assumere scelte inerenti alla loro maternità. Non sembrano essere sufficienti a mortificare ingiustificatamente le donne che decidono di abortire i lunghi tempi di attesa, le procedure infinite, la presenza enormemente maggioritaria di obiettori di coscienza nelle strutture sanitarie e le violenze psicologiche causate dallo stigma sociale. A differenza di quanto vogliano far credere i firmatari di tale proposta di legge".

Conclude il Dipartimento Politiche di genere dei GD, "non va affatto nella direzione di promuovere la 'cultura della vita', perché essere a favore della vita significa essere a favore, innanzitutto, di quella di chi è vivo, portando rispetto alla scelta di abortire, che può essere più o meno sofferta, attribuita dal legislatore a ciascuna donna ed al conseguente diritto di rifiutare la sepoltura del feto. Disegni di legge scellerati, come quello proposto dai consiglieri regionali di Fratelli d’Italia, comprovano la necessità di avviare un urgente e quanto più trasversale dibattito politico sul tema dell’interruzione volontaria di gravidanza. È paradossale che in una Regione, che dovrebbe essere garante della libera scelta di abortire, si discuta in Consiglio una legge che condanna moralmente ed eticamente quella stessa libera scelta della donna che andrebbe tutelata”.

M5S: FDI entra a gamba tesa nella vita privata degli abruzzesi

“Con il progetto di legge regionale presentato sui bambini mai nati, Fratelli d'Italia utilizza la politica per entrare a gamba tesa nella vita privata degli abruzzesi con imposizioni vergognose. Evidentemente i proponenti Testa, Quaglieri e Liris intendono passare alla storia come i peggiori legislatori di tutti i tempi. Nessuno può conoscere quale dolore e quale sofferenza ci sia alle spalle di un aborto, e certamente non dovrebbero essere dei Consiglieri regionali a imporre obblighi di legge che scavalcano libertà che bisognerebbe garantite, soprattutto nei momenti di estrema difficoltà. Purtroppo questo è il modus operandi del centrodestra, che continua a portare l'Abruzzo indietro, a navigare in direzione contraria rispetto alla storia e alle conquiste civili ottenute negli ultimi decenni. Bene fanno le numerose associazioni a scendere in piazza, tra Pescara e L'Aquila, per far sentire la propria voce contro questo progetto di legge inaccettabile”.

Lo afferma il Capogruppo M5S in Regione Abruzzo Sara Marcozzi in merito al testo di Fratelli d'Italia che prevede che, per ogni aborto che si verifichi prima delle 28 settimane e dopo i 90 giorni, sia disposto il seppellimento dall'Asl in una specifica area cimiteriale, anche qualora i genitori non provvedano o non lo richiedano.

“La completa assenza di attenzione verso i diritti delle donne era già emersa nel febbraio scorso quando, con una circolare, Regione Abruzzo complicava l'accesso al farmaco per l'interruzione di gravidanza, raccomandandone l'uso in ospedale e non nei consultori. Il progetto di legge sui bambini mai nati non è altro che il prosieguo di questa politica, che preferisce puntare il dito contro le donne abruzzesi piuttosto che aiutarle e sostenerle nei momenti di estrema fragilità. Eppure ci sarebbero una marea di iniziative che il centrodestra potrebbe prendere per una seria difesa dei diritti civili e per promuovere iniziative di parità di genere. Invece, puntualmente, scelgono di guardare in direzione opposta”.

“Io utilizzerò ogni strumento a mia disposizione per oppormi in aula a questo progetto di legge vergognoso. Non possiamo riportare l'Abruzzo nel passato, non possiamo ignorare tutte le conquiste ottenute. È il momento di guardare avanti e aumentare tutele e aiuti, non quello di fare imposizioni antistoriche”, conclude.

CGIL: diritto alla sepoltura per i feti esiste già, novità della proposta è terribile.

Segreteria CGIL Regionale - Rita Innocenzi e il Coordinamento Donne SPI CGIL Regionale – Loredana Piselli spiegano:

"La scorsa estate, nel pieno di una emergenza pandemica trasformatasi per tante e tanti in emergenza di carattere sociale, tra le cose assolutamente fondamentali da portare a compimento in seno al Consiglio Regionale, il Gruppo Consiliare di Fratelli d’Italia ha pensato bene di inserire la Proposta di Legge inerente la Disciplina in materia funeraria e di polizia mortuaria”.

"Le prime battute della relazione illustrativa parlano del ‘riconoscimento del diritto alla sepoltura dei bambini mai nati di età gestionale inferiore alle ventotto settimane’: una falsità, fake news come si direbbe di questi tempi. Il diritto a richiedere la sepoltura dei ‘prodotti abortivi’ infatti esiste già ed è esercitabile dai genitori. In altri termini, su richiesta di questi ultimi e, quindi, giustamente, solo ed esclusivamente con il loro consenso espresso ed in presenza di certificato medico che riporti tutte le indicazioni del caso, è possibile procedere con l’eventuale seppellimento del prodotto abortivo."

Proseguono: "In pratica, i genitori, secondo la disciplina dello Stato, sono gli unici soggetti abilitati a chiedere la sepoltura del feto. La normativa vigente rende sempre possibile, quindi, la sepoltura, garantendo alle famiglie una libertà di scelta."

 E allora quale novità vuole introdurre questa ‘straordinaria’ Proposta di Legge?

"La risposta è terribile e risiede nel voler introdurre l’obbligo, una volta captata la notizia di un aborto – ‘ad ogni aborto’ recita la macabra proposta – di disporre da parte della ASL la sepoltura, dei prodotti del concepimento, anche in assenza di una richiesta da parte della madre ed in generale dei genitori, e quindi all’insaputa della donna. Terribile se si pensa che possano essere arbitrariamente fornite a soggetti terzi notizie sull’intervenuta interruzione di gravidanza, in evidente contrapposizione con qualsivoglia principio di tutela."

"Ma come si può pensare ad una tale inciviltà?", affermano "La circostanza, infatti, che al fuori dalle procedure previste dalla legge vigente, soggetti terzi estranei ai fatti, vengano a conoscenza dell’interruzione di una gravidanza, al fine di predisporre gli atti amministrativi aventi ad oggetto l’inumazione del feto in una area indicata quale ‘campo di sepoltura dei bambini del territorio comunale’ è lesiva della privacy espressamente tutelata dalla Legge 22 maggio 1978 n. 194 - Norme per la tutela sociale della maternità e sull’interruzione volontaria della gravidanza. Più precisamente l’art. 5 comma 2 della L.194/1978 recita 'Quando la donna si rivolge al medico di sua fiducia questi compie gli accertamenti sanitari necessari, nel rispetto della dignità e della libertà della donna; valuta con la donna stessa e con il padre del concepito, ove la donna lo consenta, nel rispetto della dignità e della riservatezza della donna e della persona indicata come padre del concepito, anche sulla base dell’esito degli accertamenti di cui sopra, le circostanze che la determinano a chiedere l’interruzione della gravidanza; la informa sui diritti a lei spettanti e sugli interventi di carattere sociale cui può fare ricorso, nonché sui consultori e le strutture socio-sanitarie.' La proposta di Legge contrasta, quindi palesemente, con i principi ispiratori della Legge 194/1978 quali la tutela, la dignità, la libertà di scelta e la privacy della donna e del padre, principi secondo cui l’interruzione volontaria della gravidanza, rappresenta appunto una libera scelta della donna, spesso sofferta e necessaria."

"Al di fuori dai casi previsti dalla L. 194/1978 dalla normativa nazionale in nessun modo possono essere acquisite informazioni relative all’interruzione di gravidanza e per questi profili tale proposta appare lesiva di diritti fondamentali anche di rilevanza costituzionale quali la riservatezza."

Per CGIL "Va inoltre sottolineato come la scelta, libera e consapevole, non può essere additata dalla società come una colpa di cui vergognarsi. La finalità della Legge 194/1978 è stata allora ed è oggi quella di garantire e legittimare l’atto interruttivo della gravidanza senza che questo sia connotato in modo negativo sotto il profilo etico, tutelando ed affermando il principio di autodeterminazione delle donne. La proposta di legge si pone quindi in contrasto, contrariamente a quanto si tenta di sostenere nella relazione illustrativa, con il principio di solidarietà sociale".

Infine, "emblematico è che proprio in queste settimane, anziché rinnovare la promozione di azioni volte al contrasto di ogni forma di violenza contro le donne, si avvii una discussione su un Progetto di Legge che nulla ha a che fare con quanto nella Dichiarazione sull'eliminazione della violenza contro le donne adottata dalle Nazioni Unite nel 1993 che definisce la violenza contro le donne come 'qualsiasi atto di violenza di genere che provoca o possa provocare danni fisici, sessuali o psicologici o la sofferenza delle donne, incluse le minacce di tali atti, la coercizione o la privazione arbitraria della libertà, sia che si verifichino nella vita pubblica sia nella vita privata'. Imporre la sepoltura del feto, senza la richiesta e il consenso della madre, oltre a rappresentare una palese violazione della sua libertà personale, contrasta con i diritti riconosciuti dall’ordinamento giuridico italiano nonché dal diritto comunitario e internazionale. Seppellire il feto senza aver acquisito alcun consenso vuol dire violare la volontà della donna, rappresenta una grave forma di violenza idonea a determinare una sofferenza. Ogni donna, a prescindere dalle appartenenze politiche, in caso di una sua interruzione di gravidanza non sarebbe affatto contenta di sapere di una ingerenza esterna di chi indaga e dispone di suoi diritti che sono esclusivi e assolutamente personali. La politica che non si preoccupa del pensiero delle Donne fa male i conti: su queste materie delicatissime andrà a sbattere."

"La Proposta di Legge è approdata nella V Commissione Consiliare del Consiglio Regionale che si riunirà già a partire da domani. La CGIL Regionale con il Coordinamento Donne SPI, accanto alle Associazioni delle Donne presenti nel territorio abruzzese, ha avanzato richiesta di audizione ed anticipa che porra in essere ogni azione di contrasto riservandosi di agire anche legalmente a tutela dei diritti delle Donne abruzzesi alle quali va detta la verità."

Ultima modifica il Mercoledì, 10 Novembre 2021 18:08