Venerdì, 03 Novembre 2023 19:41

Le comiche di Sapò di Daniele Isabella a Pescara

 Presentazione alla Libreria La Feltrinelli - Pescara Giovedì 9 novembre 2023, alle ore 18:00

Con Flavio Sciolè, attore-regista abruzzese e con l’autore torinese Daniele Isabella.

La presentazione di svolgerà in due parti: durante la prima parte si discorrerà del contenuto del libro, con l’intervento critico dell’attore-regista abruzzese Flavio Sciolè. Nella seconda verranno letti due o tre racconti dallo stesso Sciolè e dall’autore. Ad inizio marzo 2023 è uscito il libro comico-satirico d'esordio di Daniele Isabella (Torino 1981), dal titolo Le comiche di Sapò, per La Caravella Editrice. Si tratta di una raccolta di racconti incentrata su un personaggio-maschera che si chiama Sapò, in parte ispirato alle comiche del cinema muto, Chaplin, Keaton, Llyod (più Tati), in parte alla tradizione teatrale della commedia dell'arte, fino ad arrivare a Dario Fo e a Paolo Villaggio. Le prefazioni sono state curate da Maurizio Milani, Gianni Fantoni, Alessandro Ciacci, artisti teatrali e televisivi del genere comico, da Enrico Giacovelli, critico cinematografico, e da Flavio Sciolè attore-regista sperimentale. Il disegno di copertina è stato realizzato dal disegnatore torinese Enrico Mazzone. Il libro è stato presentato in diverse librerie La Feltrinelli ; da settembre l’autore si sta confrontando pubblicamente in diverse biblioteche comunali e civiche piemontesi. A ottobre Le comiche di Sapò è entrato nel catalogo ufficiale al prestito in svariate biblioteche torinesi e piemontesi.

Entro la fine del 2024 verrà realizzato un primo breve cortometraggio tratto da uno dei racconti presenti nel libro. Nel marzo 2024, in Finlandia, verrà allestita una prima mostra di disegni realizzati da Enrico Mazzone, ispirati a Sapò e ad alcune sue gag.

Della deficienza di Sapò o di come ritrovai Daniel postdigressione di Flavio Sciolè

Daniele o Daniel che dir si voglia, arriva fuori tempo massimo, arriva nel 2023 e si permette un libro anacronistico e leggiadro: Le comiche di Sapò. Ma andiamo con ordine, ho conosciuto Daniel, all’epoca aveva amputato la e, quando era un ventenne scapigliato e geniale intriso d’arte e poesia; io, d’altro canto, ero un trentenne scapigliato e furioso. La distanza non c’era, parlare con lui era uno scambio continuo fatto di violenza verbale e leggerezza, perché la leggerezza gli compete. Assieme forse sembravamo una coppia di Dino Campana in fuga dagli sbirri (ed il poeta di Marradi è citato anche nel libro). Urlavamo: Non ci venderemo mai, non entreremo in quel circo, lo spettacolo non ci avrà. Ho subito aderito a diversi suoi progetti: un film girato tutto su delle scale, un cortometraggio con protagonista un carrello della spesa, uno spettacolo teatrale lirico ed apocalittico (1). Dopo un po’ ci siamo persi di vista, frequentati a distanza. Lui si è permesso altro, si è rimosso dal cinema e dal teatro, non ha più creato (forse). Io mi sono rimosso da tutta l’arte continuando a creare in opposizione al regime culturale vigente. Si permette, dicevo, addirittura di ritornare Daniele e di tornare alla scrittura a quarant’anni, cancellando, quasi, il suo passato. Esordisce con un personaggio, Sapò, che vive in una sua particolare dimensione. Questa creatura sembra infatti attraversare tutto quello che gli accade con indifferenza. Acuto osservatore del grottesco mondo che lo circonda, il suddetto protagonista di avventure metropolitane e non, pare essere solo uno spettatore a cui accadono cose involontariamente e inconsapevolmente. Il titolo: Le comiche di Sapò è già una dichiarazione d’intenti, un occhio strizzato al passato e ad un certo tipo di comicità. Però la creatura generata da Daniele memore di una storia passata (Ridolini, Charlot, Buster Keaton, ecc) e contemporanea (Fantozzi su tutti), in realtà assomiglia solo a stessa, troppo originale e caratterizzata per potersi identificare altrove. Tutti i racconti sono legati tra loro dal protagonista che pare, a volte, prendere le distanze anche da sé. Merda pasoliniana, teste mozzate, sperma nel cibo, vomito, un pene che diventa gigante: tutto precipita in un vortice senza fondo. In alcuni capitoli Sapò è addirittura assente ed i protagonisti diventano dei suoi vicini. Uno è innamorato di un ricordo giovanile che tenta di riprodurre artificialmente con una bambola su misura: vive nella malinconia di una memoria che non diventerà mai concreta, o sì? Nel surreale finale, in riva al mare, tutto sembra concretizzarsi. Il mare che pare essere lo stesso di ‘Scale’ (film del 2005), un mare memoria. E la memoria sembra essere la parola chiave, un ricordare venato di malinconia e nostalgia attraversa tutto il libro. In un altro racconto un dirimpettaio prende improvvisamente a ridere perdendo in poco tempo tutto quello che ha. C’è uno strano violino che aleggia ed anche qui il richiamo potrebbe essere a Scale per non parlare poi del vento che domina tutta la poetica di DI. Il vento e la poesia che è un sottotesto amaro e labile in un mondo che ogni volta che lo cambiamo è sempre lo stesso. Il cinismo con cui Sapò passa da un delirio all’altro, come fosse ordinaria amministrazione, e forse lo è, ci fa rabbrividire o ridere. Questo strano personaggio calato nei nostri giorni è addirittura analogico anche nei modi, non usa infatti bancomat, google maps e marchingegni elettronici. Si prepara invece delle mega carbonare (come quelle che Daniel mi preparava tra un set e l’altro), bazzica bar di frontiera, frequenta ricchi e strambi architetti, viaggia su autobus multietnici, suda copiosamente, è innamorato di Lisa, rimando ulteriore alla biografia dell’autore (2), e via discorrendo (si dice così?). Nelle opere di Isabella io vedo sempre una traccia comune, un filo sottile che congiunge un corto giovanile ad una poesia del 2023. Bentornato Daniele nel mondo impossibile di quelli che provano a restare puri, nonostante tutto, nonostante il tempo ci rincorra inesorabilmente.