Sabato, 20 Gennaio 2024 08:42

Melinda, la strega abruzzese che sfuggì al patto con il Diavolo

Una ragazza del Gran Sasso che diventò strega per amore. Lo racconta Dino Buzzati.

Melinda strega abruzzese del Gran Sasso nel 1965 attirò l'attenzione dello scrittore Dino Buzzati in viaggio in cerca dell’Italia misteriosa per i suoi reportage sul “Corriere della sera”, quando si fermò a Teramo.

Lo scrittore racconta di Melinda, morta a 93 anni tre anni prima che lui arrivasse in Abruzzo, nella sua casa ai piedi del Gran Sasso d'Italia, la donna a 15 anni fu sedotta e abbandonata da un giovane di Penne che partì per il fronte e questo grande dolore la spinse a preparare la prima fattura, che aveva appreso dalla commare più anziana.

Lasciò sul letto per il suo ritorno una ciocca dei suoi capelli, un bottone del suo corpetto e un pezzo di stoffa imbevuto del suo sangue mestruale.

La fattura ebbe successo il giovane ritornò ma ripartì morendo in guerra.

La sua vita era molto difficile con due bambini da sfamare, decise così di voler approfondire l le arti magiche recandosi da un magarone di Forcella per lanciare le fatture buone e da un altro di Montepradone, in provincia di Ascoli Piceno, per quelle cattive. Esercitando gli insegnamenti sulle pendici del Gran Sasso, diventò una professionista realizzandole su commissione.

Melinda, strega per nascita e amore, superò un pò di miseria, per oltre 70 anni. Fece "migliaia di fatture, per far impazzire d’amore trafiggendo con spilli e chiodi le fotografie o preparando 'polverine' con erbe speciali da versare nel caffè delle vittime, o trasferendo una malattia da una persona all’altra, ma anche opere buone, vivendo sempre sola ed evitando ogni anno di farsi vedere per la messa di natale perché sarebbe finita sicuramente ammazzata…"

Buzzati scrive che fu odiata e temuta dalla gente, visse facendo i suoi sortilegi, attenzione, però, senza tariffe per le fatture buone, accontentandosi di quanto il cliente dava a volontà, qualche carta da cento lire, un mazzo d’agli, chiedendo anche mezzo maiale di compenso per le "fatture a male".

Una vita miserevole e triste che spinse i due figli, appena cresciuti, ad emigrare e a non dare più notizie alla madre.

Melinda condusse la sua vita “applicando l’antico codice della stregoneria locale tramandato a voce di strega in strega: una che sa benissimo quando fa il bene e quando fa il male, che non si illude e sa di non poter evitare l’inferno. C’è per lei una sola salvezza".

Stante al codice, avrebbe potuto sfuggire al patto con il Diavolo che l'avrebbe aspettata dietro la porta per condurla con sè, solo se al momento della morte, qualcuno avesse fatto un buco nel tetto per permettere alla sua anima di fuggire via. Buzzati riferisce: "E…. sembra proprio che qualcuno abbia fatto il buco nel tetto alla sua morte!"

Alcuni raccontano che una casa esista sopra Isola del Gran Sasso, con il tetto sfondato dalla parte della stanza da letto superiore. Forse è la casa di Melinda che riuscì a gabbare il Diavolo.

La sua storia è emblematica di tutti i racconti di streghe ed folklore abruzzese.

Ultima modifica il Sabato, 20 Gennaio 2024 11:35