Pescara, 4 feb. - L’Italia dei comuni montani avrà una nuova classificazione. Il coordinamento Montagna della Conferenza delle Regioni ha dato il via libera alla proposta di nuova classificazione per lo status di comune montano, frutto di un intenso confronto tra le Regioni e il ministro degli Affari regionali, Roberto Calderoli. Per l’Abruzzo la nuova geografia dei comuni montani conta 200 comuni a fronte dei 227 che facevano riferimento alla vecchia normativa risalente al 1952.
“Ritengo positivo il risultato raggiunto dall’Abruzzo in sede di trattativa tra le Regioni – commenta l’assessore agli Enti locali Roberto Santangelo -, soprattutto alla luce della prima proposta molto più restrittiva presentata dal Ministro Calderoli che fissava a 177 i comuni che potevano essere considerati montani. Con un’azione politica e di mediazione nella quale la Regione Abruzzo ha recitato un ruolo da protagonista presentando una propria proposta che ha fatto da base alla decisione finale, siamo riusciti a portare a 200 i comuni, riuscendo in questo modo a contemperare tutti gli interessi. È importante in questa sede sottolineare che la nuova normativa che il Governo emanerà per delega del Parlamento renderà ancora più incisiva la politica di incentivi in favore dei comuni montani, in relazione soprattutto al Fondo per la Montagna (Fosmit)”.
Dei 305 comuni abruzzesi, dunque, secondo la nuova normativa, 200 conserveranno lo status di montano. Nel complesso l’Abruzzo è tra le regioni che ha subito il taglio meno drastico in relazione anche al numero dei comuni presenti sul territorio regionale. “È importante ribadire – conclude l’assessore agli Enti locali – che in sede di utilizzo della quota regionale delle risorse Fosmit 2025 la Regione Abruzzo terrà conto delle esigenze dei comuni compresi nell’elenco storico predisposto sulla base della legge del 1952, ma che non rientrano nei nuovi criteri di classificazione”.
“C’è decisamente poco da stare da allegri: se la recente, nuova classificazione dei Comuni montani fosse confermata, 26 enti della nostra regione perderebbero finanziamenti da cui dipende in modo stringente la possibilità di garantire coesione sociale e qualità della vita ai cittadini. Servono risorse alternative”: lo dichiara Angelo Radica, presidente di ALI Abruzzo, commentando le recenti modifiche, non definitive, ai nuovi criteri per definire le aree montane.
Radica prosegue: “Non è chiaramente la medaglietta di ‘montagna’ che interessa a chi vive e a chi amministra territori, ma la possibilità di ottenere risorse in molti casi vitali. Sanità, sostegno alle giovani coppie, agricoltura, sono solo alcuni tra i settori interessati e per cui da un giorno all’altro le amministrazioni coinvolte si troverebbero senza le risorse finora garantite. Prima di procedere all’eventuale diminuzione del numero di Comuni montani, occorre predisporre alternative per chi rimane escluso: altrimenti ci troveremmo di fronte di fatto all’ennesimo taglio alla finanza comunale predisposto dal governo”.
D’Ercole prosegue: “Leggiamo di rappresentanti di governo della Regione che esultano, ma probabilmente non sono pienamente consapevoli delle conseguenze e dei paradossi che un atto di questo tipo andrebbe a generare. In primo luogo, la stessa Regione attraverso la legge 42 del 2023 ci incentiva a costituire le Unioni montane ma qualora la nuova classificazione venisse approvata una buona parte degli enti coinvolti in quel processo dovrebbe abbandonarlo con grande spreco di risorse ed energie, visto che andrebbero a perdere la qualifica necessaria di comuni montani. Per le 26 amministrazioni coinvolte ci sarebbe poi l’uscita secca dalla possibilità di concorrere per il bando FOSMIT (finanziato con fondi nazionali) che assegna in Abruzzo circa quindici milioni di euro per, tra le altre cose, interventi di messa in sicurezza del territorio e acquisto di attrezzature come scuolabus e spazzaneve. Non serve nemmeno sottolineare quanti vitali sono queste risorse per i nostri territori. Poi, un altro colpo alla coesione sociale proverrebbe dalla perdita per i 26 Comuni dei requisiti agevolati per costituire autonomie scolastiche: dovrebbero uniformarsi al resto dei territori, e avrebbero conseguentemente serie difficoltà a mantenere l’autonomia amministrativa dei presidi. I servizi scolastici si allontanerebbero, facendo venire meno un antidoto allo spopolamento. Lo dico con cognizione di causa, essendo Castiglione Messer Raimondo coinvolto assieme a Castilenti e Montefino, anch’essi interessati dalla perdita dei requisiti di comune montano, in un’unità scolastica con Bisenti ed Arsita”.