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Lunedì, 23 Marzo 2026 18:34

Abruzzo/ripopolamento delle aree interne. SI-AVS: deve diventare una priorità

“Contro l’inverno demografico, a Pescara e nella sua provincia, servono politiche strutturali e con uno sguardo alle esperienze europee che hanno dimostrato di poter invertire il declino demografico”.
Così Roberto Ettorre, segretario provinciale e Daniele Licheri, segretario regionale di Sinistra Italiana-AVS, alla luce del dossier sociale pubblicato dal quotidiano Il Pescara che segnala una trasformazione profonda delle dinamiche demografiche: nel capoluogo adriatico i decessi sono più del doppio delle nascite, con un trend di 45 nascite ogni 100 morti e l’entroterra continua lentamente a svuotarsi. “Interi borghi rischiano di perdere popolazione, servizi e prospettive di sviluppo – avvertono Ettorre e Licheri –: quella che stiamo vivendo non è soltanto una crisi demografica. È una crisi territoriale e sociale che riguarda il futuro della nostra provincia. Se l’entroterra si svuota e le comunità si indeboliscono, si impoverisce l’intero territorio. Per questo servono politiche nuove e coraggiose. In Italia un riferimento resta l’esperienza del modello Riace, che ha dimostrato come l’accoglienza e l’inclusione possano diventare strumenti concreti di rigenerazione dei piccoli centri”.
Per Sinistra Italiana-AVS, il ripopolamento delle aree interne deve diventare una priorità delle politiche pubbliche.
“Nei piccoli Comuni dell’entroterra abruzzese ci sono case vuote, immobili inutilizzati, scuole che rischiano di chiudere e attività economiche che faticano a sopravvivere. L’arrivo di nuove famiglie, l’inclusione di persone provenienti da altri territori o da altri Paesi e il recupero del patrimonio abitativo possono diventare una leva straordinaria per riattivare servizi, economia e relazioni sociali”, dicono Ettorre e Licheri. Ma non solo: l’Europa può fare da maestra, nel contrasto allo spopolamento dei territori rurali e montani. “In Spagna, ad esempio, il fenomeno della cosiddetta España vaciada ha portato lo Stato a varare politiche specifiche per i territori a bassa densità demografica: incentivi fiscali per chi apre attività nei piccoli Comuni, contributi per le famiglie che scelgono di trasferirsi nei borghi e investimenti massicci nelle infrastrutture digitali per favorire il lavoro da remoto – precisano Ettorre e Licheri -. In Francia sono stati attivati programmi di rigenerazione dei centri storici e di rilancio dei servizi pubblici nei piccoli Comuni, con incentivi per la riapertura di negozi di prossimità, presidi sanitari territoriali e coworking diffusi per attrarre giovani professionisti e nuove attività”. Ancora. “Il Portogallo ha introdotto politiche di incentivo economico per chi decide di trasferirsi nelle zone interne del Paese, con contributi diretti per il trasferimento della residenza, agevolazioni fiscali e programmi di recupero degli immobili abbandonati per favorire l’arrivo di nuove famiglie”.
Esperienze che dimostrano che il declino demografico non è irreversibile se affrontato con una strategia chiara. “Anche l’Abruzzo deve aprire una stagione nuova di politiche per le aree interne: incentivi per chi decide di vivere nei piccoli Comuni, recupero delle case vuote, investimenti sulla sanità territoriale, sul trasporto pubblico e sulla connessione digitale. Le aree interne possono diventare luoghi attrattivi per nuove forme di lavoro, per il turismo sostenibile, per l’agricoltura di qualità e per nuove comunità che scelgono di costruire qui il proprio futuro - concludono Ettorre e Licheri -. Ripopolare i borghi non significa solo salvare dei paesi. Significa difendere il territorio, il paesaggio e la coesione sociale. Significa costruire un modello di sviluppo più equilibrato tra costa e aree interne e garantire un futuro alle comunità che oggi rischiano di scomparire”.
Sotto la lente d’ingrandimento anche come sta cambiando la geografia dello spopolamento a favore della costa, ossia come cambiando i flussi migratori interni di chi lascia i borghi per trasferirsi nelle più attrattive città costiere. Nella bilancia demografica, sono cresciute di più le aree metropolitane che quella urbana. Rielaborando i dati del quotidiano Il Pescara, tra il 2001 e il 2025, la popolazione complessiva a Pescara sarebbe rimasta sostanzialmente stabile (+1,3), mentre nel giro di 24 anni Montesilvano sarebbe cresciuta del 32%, Spoltore del 25%, Città Sant’Angelo del 27%, a fronte della doppia velocità dell’entroterra, con Penne che diminuisce del 12% e Popoli del 20%. “Nella città adriatica serve ragionare sulle leve strategiche dell'attrattività e del benessere, a partire dalle opportunità di vita e lavoro e dai costi della vita, calmierando gli affitti. Serve insomma una strategia complessiva che, bilanciando costa ed entroterra, non può più essere rimandata”, avvertono infine Ettorre e Licheri.