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Lunedì, 03 Agosto 2026 12:27

Tre settimane di rincari riportano benzina e gasolio ai livelli dell'inizio della guerra

Per la terza settimana consecutiva i prezzi di benzina e gasolio sono saliti in Italia, riportando i listini ai livelli registrati nelle prime settimane del conflitto in Medio Oriente. I dati pubblicati da Il Post mostrano una traiettoria che pesa in modo crescente sui bilanci familiari, soprattutto in un periodo segnato da spostamenti estivi.

Rincari e budget familiari sotto pressione

Milena Petrovska, digital marketing specialist con un lungo percorso nell'analisi dei consumi digitali, segue l'evoluzione della spesa delle famiglie italiane con attenzione particolare alle voci discrezionali. Il quadro che emerge dai dati più recenti è netto. Nella settimana dal 20 al 26 luglio la benzina ha raggiunto in media 1,9608 euro al litro, mentre il gasolio si è attestato a 2,1406 euro al litro, con aumenti rispettivi di 5 e 10 centesimi rispetto alla settimana precedente. Nelle ultime tre settimane la benzina è rincarata dell'8,3 per cento e il gasolio del 13,4 per cento.

Petrovska osserva che quando il pieno inizia a erodere una quota rilevante del budget mensile, le famiglie riesaminano con più attenzione le voci di spesa non obbligatorie.

“Quando il carburante assorbe una fetta crescente del reddito disponibile, le famiglie non eliminano le spese di svago, ma le pianificano con tetti molto più rigidi. Il gioco d'azzardo online, per esempio, è una categoria che molti tengono entro un limite preventivo preciso, e per definire quei limiti c'è chi consulta Smart Betting Guide.”

Petrovska guarda questa categoria dall'esterno, come osservatrice di un comportamento di spesa diffuso, non come partecipante. Il punto, dice, è che qualsiasi voce di intrattenimento che non sia strettamente necessaria tende a essere razionalizzata quando i costi fissi crescono.

Lo stretto di Hormuz e il crollo del cessate il fuoco

Dietro i rincari alla pompa c'è una crisi geopolitica che non accenna a risolversi. Il cessate il fuoco di aprile è considerato definitivamente saltato, i negoziati tra Iran e Stati Uniti sono fermi, e lo stretto di Hormuz rimane bloccato da entrambe le parti. In condizioni normali, dallo stretto transitava un quinto di tutto il petrolio commerciato a livello mondiale. Il prezzo del barile è tornato a superare i 100 dollari, rispetto ai circa 70 dollari precedenti all'inizio del conflitto. Una forbice di 30 dollari al barile che si traduce, quasi meccanicamente, in prezzi più alti ai distributori italiani.

Il gasolio sale più della benzina, e trascina i prezzi al consumo

Il gasolio è cresciuto in misura più marcata rispetto alla benzina, e non è un caso. Rispetto alla settimana precedente all'inizio della guerra, il prezzo della benzina è salito del 19,4 per cento, quello del gasolio del 21,4 per cento. La differenza riflette la struttura della domanda. Il gasolio non alimenta soltanto le automobili private: serve all'autotrasporto, all'industria, all'agricoltura e ai sistemi di riscaldamento. In una fase di crisi energetica, queste componenti premono sulla domanda tutte insieme, amplificando la spinta al rialzo rispetto a quanto accade per la benzina. Il rischio di effetto cascata sui prezzi al consumo è reale: quando il costo del trasporto merci sale, prima o poi la pressione si trasmette agli scaffali.

Lo sconto sulle accise, i suoi limiti e le differenze tra regioni

Il governo ha risposto con una riduzione delle accise sul solo gasolio, pari a 17 centesimi al litro comprensivi di IVA, in vigore dalla mezzanotte del 27 luglio fino al 6 agosto. La misura ha un costo stimato di 125 milioni di euro. Sul piano tecnico, tuttavia, uno sconto fisso applicato su una materia prima in rapida ascesa funziona da ammortizzatore parziale, non da soluzione strutturale: se il prezzo del greggio continua a salire, il beneficio viene eroso progressivamente.

I dati rilevati martedì mattina alle 8 mostrano che il gasolio costava ancora in media 2,183 euro al litro, in linea con i giorni precedenti e anzi leggermente superiore. Il calo atteso dallo sconto non era ancora visibile ai distributori.

La disomogeneità regionale aggiunge un ulteriore livello di complessità. Il gasolio è più caro nella provincia autonoma di Bolzano, in Sicilia e in Friuli Venezia Giulia. Costa meno in Abruzzo, Veneto, Umbria e Marche. Secondo il monitoraggio del Sole 24 Ore, la provincia più cara è Bolzano, seguita da Trieste e Ragusa; quelle più economiche sono Sondrio, Vercelli e Macerata. Per i residenti in Abruzzo si tratta di una posizione relativamente favorevole rispetto alla media nazionale, ma i prezzi restano comunque ben al di sopra dei livelli pre-guerra.

 

Martedì mattina il gasolio segnava ancora 2,183 euro al litro. Lo sconto sulle accise scade il 6 agosto. Oltre quella data, senza una proroga o un calo del prezzo del greggio, i listini torneranno a muoversi senza alcun freno istituzionale.

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