L’Abruzzo, soprattutto con Castelli (TE), vanta, fin dalle note tipologie ceramiche tardo rinascimentali, una particolare attenzione alla pittura su maiolica, ovvero l’uso di dipingere prodotti artigianali che vanno ben oltre la semplice decorazione dell’oggetto d’uso. Questa specificità ha permesso di far emergere, nel corso dei secoli, una serie di maestri ben noti e riconosciuti dalla letteratura ceramologica, che con il loro talento hanno dato vita a vere e proprie tipologie produttive o scuole con molti discepoli ed ampio successo commerciale. È quindi il caso di ricordare alcuni di questi nomi, a dire il vero quasi tutti castellani, da Orazio Pompei ai maestri del compendiario, quale Jacovo de Filippo, ed infine i Grue, dinastia di pittori che hanno così profondamente segnato la nostra produzione ceramica: dal compendiario ai primi istoriati di Francesco Grue; dal barocco del celeberrimo Carlo Antonio Grue alla produzione dei figli e nipoti. E poi i Gentili, Silvio de Martinis e Gesualdo Fuina. Fino allo Storicismo del più recente Fedele Cappelletti di Rapino ed i Cascella di Pescara. Pittori tutti dalla forte personalità, ma sempre in linea con le tendenze e le mode del periodo. Questa prima ed inedita rassegna vuole quindi sottolineare la specificità di questo mezzo espressivo, ed esaltare quella componente dinamica e creativa dei pittori abruzzesi su maiolica che, perpetuandosi nel corso dei secoli, è arrivata fino ai nostri giorni. Quali sono quindi i Grue o i Gentili di oggi? Chi continua attualmente a dipingere in Abruzzo su maiolica? E con quali risultati? Al netto delle dovute differenze con la pittura antica, Castelli continua ancora oggi a proporre talenti in questo campo, grazie a quella tradizione pittorica su ceramica che nel corso dei secoli ha così fortemente connotato e reso celebre la sua produzione. In questa prima rassegna, quindi, verranno proposte le opere di alcuni esponenti contemporanei di questa tradizione, a partire da Benito Carbone che ha rielaborato, con una visione personale, il classico paesaggio barocco della tradizione castellana. A lui si affianca Eugenio Melchiorre, la cui bravura tecnica travalica la produzione antica fino a proporre tondi con figure di animali inseriti nel proprio ambiente. I fondi bianchi compendiari, armonicamente congiunti con forme barocche caratterizzano, invece, Lorenzo Di Stefano mentre il “realismo ideale” di Evelina evidenzia una visione fantastica della realtà, resa straordinaria per mezzo di una perfetta tecnica pittorica.
BENITO CARBONE. (pittore e ceramografo)
Nasce a Castelli il 28 marzo 1936, figlio di Pasquale, pur non appartenendo ad una famiglia legata alla tradizione ceramica locale, fa il suo apprendistato, presso le manifatture artigiane all’epoca presenti in paese, fra le quali quella del fratello Saverio e nel dopoguerra quella dei fratelli Stella. Dal 1955 al 1956 ca. è nella Repubblica di San Marino presso lo stabilimento Marmaca. Successivamente abbandona l’Italia e si sposta nel 1957 in Francia dove lavora presso la “Faiencerie de Luneville”, a Luneville, centro noto per la produzione ceramica fin dal Settecento, quando vi fu aperta una manifattura reale da re Stanislao. Dopo circa due d’anni nel 1959-60 si sposta in Svizzera a Schaffhausen dove rimane per circa cinque anni, qui da autodidatta inizia una personale e particolare ricerca artistica che vede un progressivo cambiamento ed adattamento della tradizione decorativa artigianale, verso forme e decori decisamente moderni. Per questa nuova produzione, come lo stesso Benito ricorda, si ispira a Sperri, un maestro tedesco scultore e pittore operante nella stessa manifattura. Rientrato in Italia dal 1964 al 1969 è ad Ascoli Piceno nella manifattura F.A.M.A. ancora gestita dal conterraneo castellano Nello Giovanili. Ad Ascoli perfeziona questo suo linguaggio espressivo nuovo e moderno. Nella città marchigiana, nel 1965 espose la sua produzione in una mostra personale. Nel 1969, dopo circa quindi anni di assenza, rientra a Castelli. Lavora dapprima in una società con altri castellani, poi nella “fabbrica pilota” del Centro Ceramico in contrada “Streppino”, infine apre una sua manifattura o laboratorio in via F. A. Grue, nell’edificio già ex bottega di Donato e poi di suo figlio Alfredo Rosa. Quest’ultima attività castellana si distingue per una ricerca molto personale, tendente a modernizzare la tradizionale pittura castellana, come il noto paesaggio e per gli ornati ispirandosi alla natura per la creazione di nuove tipologie. A Castelli raggiunse la piena maturità artistica fra gli anni novanta ed i primi del duemila, maturità evidenziata non solo sotto l’aspetto formale delle sue opere, ma soprattutto a livello cromatico: una padronanza tecnica ineguagliabile, in simbiosi con la materiale, con gli attrezzi, con il forno quindi con il fuoco. Il paesaggio in questo periodo appare più idealizzato ed intimistico, gli alberi si fanno più ricchi di rami e di foglie, le case più modeste: darà più importanza ai due spioventi di umili abitazioni che a quei castelli, rocche e ruderi desunti dalla tradizione barocca castellana. Affina la produzione dei paesaggi invernali e si concentra su alcuni particolari quali i tanti fili d’erba, lasciati liberi, oppure intrecciati con fiori in elaborati graticci inediti per Castelli; ornati che faranno bella mostra si se su bottiglie dai contorni eleganti. La tavolozza cromatica si raddoppia, e la pennellata dapprima data in maniera certosina diventa più nervosa e spessa. Dipinge con più gestualità riuscendo comunque a mantenere un’ottima attenzione ai mille particolari, dal sassolino al fili d’erba.
LORENZO DI STEFANO. (pittore e ceramografo)
Nasce a Giulianova (TE) da famiglia di Castelli il 18 settembre 1975. Si forma presso l’Istituto d’Arte di Castelli dove si diploma nel 1994 affiancando fin da giovanissimo all’esperienza scolastica anche quella di bottega presso la manifattura ceramica del padre. Attirato dalla grande stagione barocca della ceramica castellana, si cimenta da subito con la tecnica antica in stile istoriato e con il paesaggio.
Nel 2006 realizza un’acquasantiera, con l’immagine di San Gabriele dell’Addolorata, oggi esposta al Museo del Santuario della vicina Isola del Gran Sasso (TE). L’anno successivo realizza gli elementi d’arredo per l’albergo diffuso “Robur Marsorum” di Rovere (AQ). Dal 2008 e nelle edizioni successive 2010, 2012 e 2014 partecipa ad Argillà il festival internazionale della ceramica a Faenza. Nel 2009 realizza l’anfora madre in maiolica per i giochi del mediterraneo di quell’anno, e nel 2011 fornisce gli elementi d’arredo esterni per il comune di Pescara. Nel 2013 dipinge un’edicola votiva per la pieve di San Lorenzo di Montecosaro in provincia di Macerata. L’anno passato 2015 oltre alla partecipazione alla fiera della ceramica di Montelupo Fiorentino (FI), dipinge il piatto istoriato con “Abramo insegna l’astrologia agli egizi” omaggio al presidente della Repubblica Italiana S. Mattarella in occasione della sua visita a L’Aquila. Recentemente ha istoriato due mattonelle raffiguranti San Gabriele e San Giovanni destinati al presidente della Regione Abruzzo.
In mostra, Lorenzo di Stefano presenta due produzioni ceramiche, molto originali ed uniche nel repertorio castellano. Si tratta di una serie di mattoni, con figure umane e piatti con ritratti monocromatici. Le pianelle, che ricordano i celebri soffitti di San Donato, presentano dietro la matericità del biscotto, quasi sempre vecchio e riutilizzato, figure isolate di santi o figure di allegorie, dipinte secondo lo stile barocco con una ricca tavolozza cromatica a cui fa da controcampo il fondo bianco: una colta citazione, quest’ultima della produzione castellana in stile compendiario. Le figure sono riprese, così come facevano in passato i pittori castellani, da incisioni di Hendrick Goltzius e Giovanni Lanfranco (inventore) e pitture di Guido Reni, P. P. Rubens, i Carracci. La serie di piatti, esposti in questa occasione, dal caratteristico orlo con tipica cordicella intrecciata presentano ritratti eseguiti in monocromia e figure di putti. Anche in questo caso la citazione classica alla pittura barocca castellana è d’obbligo, nonché ai fondi bianchi compendiari, anche se una certa vivacità espressiva, decisamente più originale, è data dalle fisionomie dei ritratti.
EUGENIO MELCHIORRE. (pittore e ceramografo)
Nasce a Castelli nel 1986 e fin da bambino ha sempre coltivato la passione per il disegno, passione che si è poi negli anni concentrata sulla pittura e specialmente su quella su maiolica. Frequenta dapprima il locale Istituto Statale d’Arte, oggi Liceo Artistico e successivamente prosegue gli studi presso l’Accademia di Belle Arti di L’Aquila, diplomandosi nel 2011 in decorazione. Al periodo scolastico ha affiancato per vari anni l’esperienza dell’apprendistato in bottega: sempre a Castelli, fra la fine degli anni ’90 ed i primi del 2000, presso il maestro Benito Carbone, le cui opere sono presenti anch’esse in mostra, arricchendo e affinando la sua esperienza formativa. Caratteristica della sua pittura è sempre stata la ricerca di una buona padronanza tecnica espressa su soggetti prevalentemente naturalistici quali il tipico paesaggio e le scene istoriate desunte dalla tradizione barocca castellana. In questo filone si inseriscono alcune opere che si caratterizzano per la fedele riproduzione di ceramiche dei grandi maestri castellani quali i Grue o i Gentili dove Eugenio Melchiorre lavora in maniera certosina e maniacale al fine di comprendere ed assimilare l’opera di questa grande stagione artistica castellana. Egli afferma: “Il più delle volte il mio sforzo è concentrato sull’imitazione dei loro capolavori. Questa operazione che molti non tardano ad etichettarla come manieristica (nell’accezione più negativa del termine) diventa per me una sfida e gioco per capire e valorizzare seriamente la grandezza della loro maestria, un tuppertù rispettoso e referenziale dove ogni carezza di pennello diventa gesto emozionale.” Guardando le sue ceramiche quello che colpisce è inoltre l’infinita potenzialità cromatica del colore, che la stesura su maiolica contribuisce a valorizzare, lezione quest’ultima appresa dal maestro Carbone. I suoi paesaggi si presentano quindi particolarmente pittorici, con sfumature che vanno dai cupi bruni alle impercettibili trasparenze e velature azzurrine dell’orizzonte. Accanto al repertorio tradizionale, ha negli anni sviluppato un linguaggio più personale ed autonomo; legato a tematiche naturalistiche quali le montagne del Gran Sasso d’Italia, gli animali del parco e anche le scene di caccia e di cacciagione, il tutto eseguito in chiave iperrealistica. Nel 2006 dipinge un piatto istoriato che fu donato da Monsignor Arcivescovo di Penne e Pescara A. Iannucci all’allora Papa Benedetto XVI durante una sua visita privata in Abruzzo. Spesso in qualità di esperto di decorazione ceramica, ha modo di trasmettere questa sua passione, attraverso la didattica nella scuola, alle nuove generazioni di studenti delle scuole primarie e secondarie di primo grado di Castelli.
EVELINA. (pittrice)
La sua formazione pittorica su ceramica avviene a Castelli dove frequenta il locale Istituto Statale d'Arte. Si specializza successivamente in “arte grafica” presso l'Istituto Statale d'Arte di Urbino e frequenta separatamente anche un corso di incisione ad acquaforte e stampa offset. Le prime esperienze lavorative le ha dipingendo su commissione ed in proprio quadri su tela, tessuto e murali nonché brevi esperienze di grafica pubblicitaria presso diversi studi grafici.
Trasferitasi in Austria per qualche anno apprende i metodi della pittura su legno, approfondendo così la conoscenza delle tecniche pittoriche del Sud Tirolo. Dipinge oggetti e statue in legno quali presepi di varia grandezza ed impara la tecnica della doratura e del restauro. Inoltre lavora presso un museo eseguendo con performance davanti al pubblico, pitture tradizionali su oggetti e presepi in legno.
Rientrata in Abruzzo recupera l’interesse per la ceramica approfondendo la tecnica e la tematica della pittura tradizionale castellana. Lavora come pittrice all’inizio per la ditta SACA di Castelli oltre ad un breve periodo con una ditta di Deruta (PG).
Essendo tuttavia appassionata della storia della pittura, concentra la sua attenzione ed il suo lavoro di ricerca verso lo stile castellano di età barocca, soprattutto sui Grue, con l'importanti risultati e collaborazioni. Attualmente collabora con il laboratorio Ideart di Antonio di Francesco di Castelli firmando le sue opere sempre con le iniziali “E. O.”. Lo scorso anno ha esposto alcune sue chicchere e porta chicchere al salone del cioccolato a Bruxelles. A guardare le sue ceramiche, emerge chiaramente che la caratteristica del suo stile è dato dal riferimento al figurativo ovvero alla costante presenza nelle sue scene della figura umana. Figure declinate in innumerevoli varianti spesso riprese da incisioni, pitture antiche o illustrazioni e soprattutto inserite, come vuole la tradizione, nello splendido paesaggio barocco castellano. Un’altra componente delle sue pitture è il riferimento al mondo reale, una realtà idealizzata tuttavia, dove oltre alla componente del realismo formale, si intravvede una ricca vita interiore piena di fantasie e di cose, una specie di “realismo magico” o “realismo fantastico”. Una realtà ideale, che le sue scene dipinte ci restituiscono, priva di drammaticità, dove le figure quasi tutte di bell’aspetto, serafiche e celestiali, spesso dai grandi occhi azzurri e dal capelli biondi sembrano ricordarci un’ideale di perfezione, forse un po’ romantica, ma che ci trasmettono tranquillità e serenità. Le scene inoltre presentano spesso particolari ed architetture che ricordano il Neogotico, forse un ricordo del suo soggiorno in Austria.
Colpisce inoltre la ricerca della perfezione tecnica che mette nel dipingere, in alcuni casi si intravvede una pennellata ricchissima di particolari e di sfumature cromatiche, una pennellata quasi maniacale.