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Giovedì, 04 Maggio 2017 16:55

Italia che risparmia tempo e denaro? Abolizione di Parlamento, Regioni e provincie, ecco come.

Il Dott. Enrico Gambacorta: “La Repubblica che vorrei.” Una provocazione? Demolire il sistema amministrativo esistente? E con cosa sostituirlo?

 

Il Dott. Enrico Gambacorta, scrittore e studioso del diritto e dell'arte cinese, illustra la propria proposta provocatoria, un invito alla riflessione sulla povertà di 7 milioni di cittadini sotto la soglia di povertà.

La situazione è stantia? E' tragica? “Io sogno questo tipo di assetto per la nostra Repubblica” e illustra i punti salienti della propria proposta:

1)- Abolire il Parlamento. Il Parlamento non ha più motivo di esistere. Oggi c'è poco da parlare. All'inizio, nell'800, le leggi da approvare venivano lette tre volte poiché non tutti gli eletti sapevano leggere e scrivere. Attualmente, il parlamento lavora solo alcuni giorni della settimana e, quando ai lavora, è quasi sempre vuoto. Si ha il "plenum" per i voti di fiducia e, in questi casi, solo per suggellare, imperativamente e con ricatto, quanto, altrove, è stato già deciso.

2)- Abolire le Regioni. Dalla fondazione della Repubblica e fino al 1970 (data delle elezioni per le regioni) siamo stati tanto tempo senza e nessuno ne ha sentito la mancanza. In seguito, alla ricerca di ulteriori poltrone e appoggiandosi alla Costituzione, vi si è fatto ricorso.

3)- Abolire, veramente, le provincie. Se ne è sbandierato l'abolizione ma, in realtà, sussistono anche perché i loro compiti non sono stati affidati ad altri enti.

I costi, tra stipendi, vitalizi, appannaggi ed annessi di ogni genere sono fissi ed enormi.

Senza tacere poi che l'abolizione di questi tre enti pubblici eliminerebbe, "de Iure", il conflitto di interessi poiché i componenti di questi enti si stabiliscono, con eccezione delle provincie, "motu proprio", le prebende.

La nuova Proposta


Ebbene, procediamo così. Il popolo elegge i propri rappresentanti territoriali con funzioni di antenne e sentinelle. Questi, riuniti a Roma, in missione, danno vita ad un governo. La Pubblica Amministrazione va avanti con il governo eletto, è orientato dagli indirizzi dati dai rappresentanti territoriali, è supportato dai vari Ministeri e dai Comuni i cui sindaci sono i colonnelli sul campo di battaglia e sul fronte.

I rappresentanti territoriali saranno convocati, con rimborso spese, ogni anno o all'occorrenza, a Roma per eventuali aggiornamenti circa le esigenze dei rappresentati.

 

E con quanto è previsto dalla Costituzione come la mettiamo?

 

Visto la opportunità e la volontà di procedere per quanto sopra o si può cambiarla o disattenderla come tuttora già avviene. In parte già si è cambiata ed in parte o non si osserva o si osserva solo in minima parte. Esempio, l'importantissimo art.53 della Costituzione si applica solo parzialmente, molto parzialmente, dalla fondazione della Repubblica ad oggi.

 

Tanto è vero che per questa mancata totale applicazione tutte le imposte indirette sono piatte, cioè è piatta la maggior parte del gettito fiscale contraddicendo, lapalissianamente, il dettame costituzionale che sancisce la progressività dell'imposta. Di conseguenza, dalla nascita della Repubblica la gente più povera è stata defraudata cioè le è stato sottratto, come imposta indiretta piatta, pure quel poco di denaro a disposizione e non dovuto a norma citata. E' un peccato perché l' abolizione delle imposte indirette, con le revisione di quelle dirette, sempre a norma dell'art.53, comporterebbe la tanta desiderata equità fiscale e, nello stesso tempo, la redistribuzione della ricchezza, compito primario della Stato.

Quanto sopra rimarrà un sogno ma cerchiamo di non dimenticare quei sette milioni e mezzo di cittadini che, attualmente, secondo l'INPS, sono sotto la soglia della sopravvivenza. Cerchiamo di tener presente che davanti ad un sogno c'è la povera gente povera che non riesce nemmeno a prendere sonno.