Martedì, 07 Agosto 2018 19:59

Montesilvano. Don Vincenzo, il parroco che credeva nel “paradiso in terra".

Un giovane Renzo Gallerati e Don Vincenzo Diodati archivio di Renzo Gallerati

di Angela Curatolo

La storia. Renzo Gallerati, ex sindaco: "E mentre lui aspettava il miracolo della Madonna, non si rendeva conto che il miracolo era sotto i suoi occhi da 5 anni, moltitudini di persone ascoltavano gli insegnamenti del vangelo in Chiesa, ed era stato merito suo".

 

La storia di Don Vincenzo Diodati raccontata da un suo caro amico, Renzo Gallerati, ex sindaco di Montesilvano: “avvocato, calciatore, aveva soldi, benessere, una vita ricca, scelse di seguire la vocazione. Ricordarlo per il miracolo del 1988 è molto riduttivo”.

Vincenzo Diodati è di Montesilvano Colle, calciatore professionista, una bella vita, sarebbe diventato, dopo la carriera sportiva, un avvocato. Leader, carismatico, seppur campione, non dimentica mai di andare in Chiesa prima di una partita. Le sue attività sono tante e vincenti. "Ebbe anche una parentesi politica come vice segretario Dc di Montesilvano colle, per pochissimo tempo".

Decide di lasciare tutto, come San Francesco, fare voto di povertà e entrare in seminario. "In confidenza raccontava che durante una partita ad Atri rimase in coma in seguito ad uno scontro, sognò una Signora che gli mostrò l'abito talare dicendo, ' questo è il vestito che indosserai'. Così accadde.", riferisce Gallerati.

Viene ordinato sacerdote nella Chiesa di San Cetteo, nel 1983, dopo esser entrato a ormai 30 anni in seminario. Arriva a Montesilvano il 4 ottobre di quello stesso anno, diventa vice parroco di Mons. Venturino Di Nicola, nella Chiesa di Sant'Antonio, dove anni prima aveva svolto il ruolo di diacono e vi resterà sino a 28 febbraio 1988, data del mancato miracolo del Madonna. "Montesilvano era solo una città condominio, non c'era comunità, non c'era nulla, mancavano le attività e lui seppe portare una ventata di aria nuova".

Il giovane Renzo è attivo nella vita comunitaria:"Io, avevo 21 anni, suonavo l'organo in Chiesa, capì subito che era speciale, era innovativo nel inguaggio, nel modo di porsi, accattivante, coinvolgente." Soprattutto Don Vincenzo chiede: "Il vangelo dice ama il tuo il nemico, che facciamo? Mettiamo in pratica questo insegnamento?"

Perchè è proprio di questo che si tratta. Don Vincenzo, che rifiuta di dare un nome al gruppo per evitare etichette, devoto alla Madonna, crede che il Paradiso si può raggiungere in terra, con la conversione e applicando i precetti d'amore del vangelo.

Ci crede sul serio, per lui è verità, un progetto di vita comunitaria. E così comincia la sua celebre azione di coinvolgimento e conversione per diffondere questo messaggio.

E ci riesce, il suo successo è talmente imponente che la chiesa, semi vuota solitamente, si riempe ogni giorno. "Tutti volevano parlare, confessarsi con lui. Era un grande confessore, non mangiava più, non aveva un attimo libero, lo cercavano in continuazione, alla fine si era debilitato".

Gioca a calcio con i ragazzi, riesce a coinvolgerli, a toglierli dalla strada, impegnandoli in attività utili e interessanti, la sua missione comincia proprio dai giovani, "se manca una formazione cristiana, la formazione sarà incompleta per il loro futuro".

Il suo effetto calamita è potente, trascina moltitudini di persone alle funzioni. Ma non basta: sceglie di insegnare religione al Liceo Scientifico della città.

Il linguaggio è fresco, giovane, arriva a tutti. In 5 anni 14 ragazze e 7 ragazzi entrano in seminario, porta 150 persone in Terra santa, "quando organizzava il viaggio a Medjugorje, la Tiziano diventava solo di tutta parrocchia".

La sua missione di Paradiso in terra sembra possibile: aiutare il prossimo, amarlo, essergli vicino. Don Vincenzo ne dà l'esempio: "Una signora andò a chiedergli aiuto, non aveva da mangiare, lui si tolse la catenina e gliela diede, era l'ultima cosa rimasta, un regalo della madre", racconta Gallerati, "l'ho visto con i miei occhi". E così con lo stipendio da insegnante, tutto destinato a chi ne avesse necessità, così le offerte, "aveva le mani bucate quando si trattava di aiutare chi ne avesse bisogno. Per lui il denaro era solo un mezzo per alleviare le sofferenze dei bisognosi".

Don Vincenzo, un successo senza precedenti in città, fino a quando arriva a conoscere la sedicente veggente. "Don Vincenzo prese questo incontro come un segno, come se la Madonna certificasse il suo operato".

Aspettò i segni in cielo quella notte del 28 febbraio, giocando il lavoro di 5 anni, "lui ci credeva e fino all'ultimo non si diede pace". Si apre un fascicolo per 'abuso della credulità popolare' ma tutto viene archiviato perché non c'è dolo, lo dice il Giudice. "mai avrebbe fatto una cosa del genere".

I segni in cielo non arrivano.

Orde di esseri umani provenienti da ogni dove sono diretti alla croce del colle della vecchia per vedere il messaggio d'amore della Madonna. Ma non accade nulla.

Don Vincenzo viene trasferito prima a San Cetteo di Pescara poi a Villa Celiera e infine sceglie la Calabria dove alcuni giorni fa muore per problemi circolatori. "Anche lì conobbe una sensitiva e voleva sapere, lui cercò fino all'ultimo una spiegazione al mancato miracolo ma il miracolo c'era già stato, la gente veniva in chiesa e aveva imparato ad aiutare il prossimo, non c'era bisogno di altro; non mi ascoltò."

Ultima modifica il Mercoledì, 08 Agosto 2018 08:32