L’incontro, riferisce USB, "ci ha lasciati del tutto insoddisfatti per molteplici ragioni".
La sigla sindacale ricorda:
"il 30 agosto scorso, USB aveva richiesto al presidente Marsilio e all’assessore D’Amario, in considerazione della grave situazione del caro energia di cui stiamo percependo in pieno gli effetti, di insediare un tavolo permanente di monitoraggio delle situazioni delle famiglie e attività produttive non più in grado di sostenere gli aumenti in bolletta. Subito dopo, il 5 settembre si tenne una prima riunione che non condusse a nessun risultato tangibile, tuttavia con la promessa di ulteriori convocazioni per valutare il da farsi. Ebbene, sono passati quasi tre mesi con un nulla di fatto, mentre la situazione dei cittadini abruzzesi non fa che aggravarsi. Per questo motivo ci pare del tutto inadeguato l’impegno della Regione Abruzzo su questo importante tema. Durante il periodo intercorso e con tutto quanto apprendiamo giornalmente dagli organi di stampa, la situazione di famiglie ed imprese non ha fatto che peggiorare drammaticamente. "

"Stamani, alla nostra richiesta per conoscere quali risorse l’ente può mettere in campo concretamente, ci è stato comunicato in modo disarmante che 'non ci sono soldi' e che l’unica iniziativa intrapresa è stata lo stanziamentodi 11 milioni di euro per l’installazione di impianti di produzione di energia da fonti rinnovabili. Si vede bene come questa timida misura, peraltro riveniente da finanziamenti precedenti, di certo non risponde all’attuale emergenza e alle stringenti esigenze dei cittadini."
La dichiarazione secondo cui “non ci sono soldi”, USB sottolinea, "non è in alcun modo accettabile, il presidente Marsilio e gli assessori sanno bene che hanno facoltà di intervenire in modo incisivo, sia direttamente, che attraverso la Conferenza delle Regioni presieduta da Massimiliano Fedriga, perché si vada oltre le insufficienti misure decise il 14 settembre scorso e perché si faccia pressione sul governo nazionale per una cosa semplicissima: far pagare le tasse a chi ha speculato sugli aumenti dei costi energetici, cioè a chi ha “fatto soldi” sulla crisi. Il governo nazionale, in considerazione degli spropositati extraprofitti incamerati dalle società energetiche grazie alla speculazione finanziaria, calcolati per difetto in almeno 40 miliardi di euro, ha previsto una tassazione specifica del 25% che avrebbe portato allo Stato un gettito di 10 miliari di euro, ebbene, le società energetiche hanno versato solo una piccola quota delle stesse (un miliardo di euro) tralasciano il versamento delle ulteriori quote rimanenti di altri 9 miliardi di euro. È del tutto evidente che occorre reperire il denaro da chi ha approfittato indebitamente della situazione facendo profitti molto al di sopra del lecito, in assenza di ogni controllo statale."
Le “soluzioni” prospettate da amministratori e rappresentanze sono:
ripresa della trivellazione al largo delle coste, cosa che in passato gli abruzzesi hanno scongiurato con una dura lotta; ripresa della ricerca di idrocarburi in tutte le altre aree regionali; riesumazione dell’estrazione del gas in quel di Bomba, a suo tempo precipitosamente interrotta per i gravi problemi di subsidenza e franosi che stava causando.
Non convincono USB, "Tutte iniziative che, lungi dal risolvere le problematiche attuali, qualora siano realmente attuate in futuro, affosseranno definitivamente l’economia regionale nel settore turistico, che è di massima importanza per l’Abruzzo."
L’Unione Sindacale di Base ribadisce le seguenti urgenti necessità:
l’insediamento di un tavolo permanente di monitoraggio di tutte le situazioni di sofferenza derivanti dal caro energia; la tassazione integrale della quota di extraprofitti incamerata dalle aziende energetiche e la loro restituzione a cittadini e imprese; una moratoria dei distacchi dell’erogazione di luce e gas, almeno fino a quando non si sia provveduto al riequilibrio tariffario; la fine della ricerca di idrocarburi sul territorio regionale, essendo coscienti che non risolverà il problema e ne riproporrà altri molto più gravi; l’ideazione di un vero piano di riconversione energetica verso le fonti rinnovabili e l’organizzazione di comunità energetiche ad ogni livello.