03 dicembre 2025, "Non è chiaro alla Bce quale sia la concreta finalità della proposta di disposizione. Si legge su Ansa.
Per questo motivo, e in assenza di spiegazioni in merito alla finalità della proposta di disposizione, le Autorità italiane sono invitate a riconsiderare la proposta di disposizione, anche al fine di preservare l'esercizio indipendente dei compiti fondamentali connessi al Sebc della Banca d'Italia ai sensi del Trattato".
E' quanto afferma la Bce in un parere inviato al Mef nella serata di ieri, 2 dicembre, sull'emendamento alla manovra presentato da FdI sulle riserve auree di Bankitalia. Il parere, anticipato dal Corriere della Sera, è pubblicato sul sito della Banca centrale europea.
Nelle considerazioni firmate da Christine Lagarde, la Bce specifica di aver ricevuto due richieste di parere da parte del Mef, una il 28 novembre e l'altra il primo dicembre.
Il parere, specifica la Banca centrale, riguarda la proposta di modifica della manovra che "prevede che l'articolo 4, secondo comma, del decreto del Presidente della Repubblica 31 marzo 1988, n. 148 in materia di gestione delle riserve debba essere interpretato nel senso che le riserve auree gestite e detenute dalla Banca d'Italia appartengano al Popolo italiano".
Si tratta del testo 2 dell'emendamento, presentato da Fratelli d'Italia in versione riformulata. "La proposta di disposizione non è accompagnata da alcuna relazione illustrativa che ne illustri la ratio", puntualizza ancora l'Eurotower.
La Bce cita l'articolo 130 del trattato sul funzionamento dell'Unione europea: questo stabilisce che, nell'assolvimento del compito di detenere e gestire le riserve auree, né la Bce né una Banca centrale nazionale (Bcn), compresa la Banca d'Italia, né un membro dei rispettivi organi decisionali possono sollecitare o accettare istruzioni, tra l'altro, dai governi degli Stati membri. I governi degli Stati membri si impegnano a rispettare questo principio e a non cercare di influenzare i membri degli organi decisionali della Bce o delle Bcn, compresa la Banca d'Italia, nell'assolvimento dei loro compiti, sottolineano da Francoforte.
Alla luce di ciò, il compito del Sistema europeo delle banche centrali (Sebc) di detenere e gestire le riserve in valuta estera "include tutte le azioni necessarie per l'effettivo adempimento del mandato dell'Eurosistema. Ad esempio, affinché le attività di riserva assolvano la loro funzione nelle operazioni di gestione delle riserve in valuta estera, l'aspetto del pieno ed effettivo controllo da parte della banca centrale è essenziale".
Secondo la Bce può essere quindi "utile un riferimento esplicito" nell'emendamento alle norme del trattato (articolo 127, paragrafo 2, e articolo 130), nonché all'articolo 31 dello statuto del Sebc: "tale riferimento chiarirebbe ulteriormente la portata applicativa della proposta di disposizione, sebbene tali disposizioni del trattato trovino comunque applicazione".
La Bce osserva infine che "ove le autorità italiane considerino necessario chiarire la proprietà giuridica delle riserve auree, la Banca d'Italia deve essere consultata al fine di assicurare che i requisiti imposti dal trattato e in particolare l'indipendenza della Banca d'Italia stabilita dall'articolo 130 del trattato continuino a essere pienamente rispettati".
"Non è una questione banale, perché l'Italia è il terzo detentore di oro tra le banche centrali, quindi è una componente chiave delle riserve italiane", ha detto la presidente Bce Christine Lagarde interpellata dall'eurodeputato Tridico sull'emendamento.
"Il trattato afferma molto chiaramente che la detenzione e la gestione delle riserve appartengono alla banca centrale nazionale di ciascuno Stato membro, e la Banca d'Italia non è diversa da qualsiasi altra banca centrale nazionale o da qualsiasi altro Stato membro. Quindi la Banca d'Italia ha il dovere di detenere e gestire tali riserve".
Il capogruppo di FdI al Senato Lucio Malan commenta: "Non ho ancora visto la risposta della Bce. Se c'è una riformulazione del Mef è una buona notizia". Su quanto afferma Eurotower in merito alla finalità non è chiara dell'emendamento, osserva: "E' una domanda curiosa. Per noi si tratta di stabilire un atto di principio, infatti è una norma di interpretazione autentica che stabilisce che è sempre stato del popolo italiano, poi sappiamo benissimo che è gestito e detenuto dalla Banca d'Italia, rientra in certe dinamiche finanziarie che vanno al di là dell'Italia, sappiamo molto bene ma la proprietà è del popolo italiano".
"L'interlocuzione con la Bce - conclude - è d'obbligo per le norme comunitarie, ma ci aspettavamo anche dall'opposizione una cosa diversa: tutt'al più dire che è inutile perché è ovvio. Ma il fatto che in molti dicano che non è ovvio rende particolarmente interessante portarlo avanti".
"Aspettiamo un'ulteriore riformulazione del Mef", ha affermato da parte sua il relatore alla manovra, Guido Liris. mentre deputato di FdI Francesco Filini, responsabile nazionale del programma, sottolinea che "sorprende l'allarmismo nato intorno all'emendamento presentato da Fratelli d'Italia in Senato alla legge di Bilancio, che ribadisce un principio normale e cioè che le riserve auree sono di proprietà del popolo italiano. Qualcuno, infatti, in relazione a questa misura intravede l'eventualità che sia messa in discussione l'indipendenza della Banca d'Italia o addirittura un'improbabile violazione dei trattati europei. L'emendamento di FdI è chiaro, non mette in alcun modo in discussione l'autonomia della Banca d'Italia".
Attacca invece il Pd: la proposta di FdI sull'oro di Bankitalia è "fuori dal mondo, contraria ai trattati europei. Ci mette la faccia il capogruppo Malan e insiste su un tema che appartiene al bagaglio storico di una destra sovranista: la tolgano di mezzo o danneggiano la credibilità del nostro Paese", dice il responsabile Economia del partito Antonio Misiani.