Lunedì, 02 Febbraio 2026 10:37

Ammortizzatori sociali in aumento, nel 2025 +30% in Abruzzo

La Uil Abruzzo denuncia la crisi strutturale del tessuto produttivo pagata dai lavoratori abruzzesi

 Pescara, 2 febbraio 2026 – Nel 2025 in Abruzzo sono state oltre 17,8 milioni le ore di ammortizzatori sociali, con un aumento del 30% rispetto all’anno precedente - la media nazionale è al +10,4% - che certifica una difficoltà strutturale del tessuto produttivo regionale.

Sono questi i dati emersi dallo studio Uil sugli ammortizzatori sociali, elaborato su fonte Inps, che tengono conto, per ogni singola provincia italiana, delle ore di cassa integrazione ordinaria, straordinaria e in deroga autorizzate.

“Non vi è dubbio che il ricorso alla cassa integrazione, nella nostra regione, continua a crescere e diventa ormai molto più di una emergenza temporanea, preoccupando fortemente la tenuta e le prospettive lavorative in Abruzzo – spiegano il segretario generale Uil Abruzzo Michele Lombardo e Valerio Camplone, Area Attività Produttive Uil Abruzzo -. La nostra regione è sesta a livello nazionale per impatto negativo in termini di aumento delle ore di cassa integrazione dietro a Basilicata, Molise, Sardegna, Lazio e Valle d’Aosta. A preoccupare non sono solo la quantità di ore di ammortizzatori sociali ma anche e soprattutto la continuità di questi dati negativi, a dimostrarlo è l’utilizzo alla cassa integrazione straordinaria, che nel 2025 supera i 12 milioni di ore, fotografando un quadro chiarissimo: le crisi aziendali non si risolvono e vengono trascinate, lasciando lavoratrici e lavoratori sospesi spesso per anni, nell’incertezza del loro futuro occupazionale”.

Guardando i territori, la situazione più grave si registra nella provincia di Chieti, la quale supera i 10,9 milioni di ore complessive di cassa integrazione, seguita da Teramo (oltre 3,1 milioni), L’Aquila (circa 2,7 milioni) e Pescara che con 741.136 ore autorizzate sembrerebbe aver avuto un impatto minore delle altre province, quando in realtà è tra le prime cinque province italiane per maggior incremento di ammortizzatori sociali utilizzati in confronto al 2024, segnando un preoccupante +120,8%.

“I dati del 2025 confermano ciò che da tempo come UIL Abruzzo denunciamo - dice Michele Lombardo - Questa regione è in una crisi industriale permanente, e non possiamo scaricare il peso esclusivamente sulle lavoratrici e sui lavoratori, le difficoltà reali del tessuto produttivo vanno affrontate alla radice.”

“Segnaliamo da anni - prosegue - la mancanza di una vera politica industriale regionale. Senza una scelta chiara su automotive, logistica, manifattura, energia e riconversione industriale, la cassa integrazione rischia di diventare l’unica risposta. Abbiamo bisogno di tavoli strutturali ma soprattutto di investimenti, programmazione e responsabilità a livello regionale e nazionale.”

L’aumento della cassa integrazione, oltre l’incertezza di prospettiva lavorativa, produce inoltre una diminuzione della componente reddituale che inevitabilmente ha un impatto diretto e pesante sul piano sociale ed economico anche per le famiglie, lasciate sole a sostenere il costo delle crisi.“Dietro i numeri che riportiamo – spiega Valerio Camplone - c’è una dinamica che conosciamo bene nei luoghi di lavoro, ovvero la perdita di continuità occupazionale. Prendiamo atto che la cassa integrazione non è più una parentesi occasionale, ma una condizione quasi permanente, che spesso è il preludio di ridimensionamenti, licenziamenti, delocalizzazioni o chiusure. L’assistenzialismo non può essere l’unica risposta. Se non facciamo scelte vere ed efficaci, in termini di formazione, di riconversione e di rilancio industriale, indeboliremo ulteriormente il tessuto sociale della nostra regione, mettendo in forte difficoltà le prospettive di sviluppo produttivo e di attrattività del nostro territorio”.

“La Uil Abruzzo chiede con forza un cambio di passo – concludono Lombardo e Camplone - gli ammortizzatori sociali sono e restano uno strumento di protezione ma non possono diventare lo strumento permanente per “mettere la polvere sotto il tappeto”, chiudendo gli occhi davanti ad un’economia regionale ferma o che peggio arretra”.