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RAMMENDARE IL MONDO - Emil L. Fackenheim e la sua risposta alla Shoah
Le parole di Emil Ludwig Fackenheim, filosofo e teologo tedesco di origini ebraiche emigrato in America durante gli sconvolgimenti della Seconda Guerra Mondiale, acquistano ancora più fervore in occasione della Giornata della Memoria.
L'Aquila, Giornata della Memoria: incontro e proiezione con i giovani studenti
Il giorno della memoria. Otrè presenta un incontro a SAnt'Antonio
The Holocaust, then, is but one of case of the class ‘genocide’. As a case of the class: intended, planned and largely successful extermination, it is without precedent and, thus far at least, without sequel. It is Unique.
(E. L. Fackenheim, The Holocaust and Philosophy, in The Journal of Philosophy Vol.82 No.10, 1985, p. 506)
Secondo la visione di questo studioso, infatti, la Shoah guadagna l’accezione di Unicum in quanto manifestazione del male radicale. Un male che non si è lasciato assegnare né compiti né funzioni, ma si è mostrato in tutto il suo orrore, come un mistero insondabile. Una devastante unicità che ha posto l’uomo di fronte ad una sfida, dal carattere talmente inedito, da doversi chiedere se le categorie del razionale siano in grado di sostenere ed esaurire la vastità di tale tragedia. Così l’irruzione, senza precedenti, del male nella storia ha inevitabilmente provocato uno strappo, una rottura, con il pensiero occidentale tradizionale incapace di interpretare il reale. Per questo Fackenheim si chiede come sia possibile ripristinare la vita etica e morale dell’occidente, così brutalmente revocata dalla Shoah? Ecco allora che la sua produzione filosofica ruota intorno alla ricerca della dimensione ontologica della Shoah e di quale filosofia e teologia siano ancora possibili dopo un evento di tale portata.
Una tesi, dunque, che egli espone nella sua opera più importante To Mend The World: Foundations of Post-Holocaust Jewish Thought, edita nel 1982, in cui affronta la necessità e l’urgenza di costruire una sintesi filosofico-religiosa alternativa al cospetto di una catastrofe di portata universale. Per lo studioso, infatti, è possibile concepire il pensiero e soprattutto una filosofia e una teologia post-Olocausto, solo se si ripara (Tiqqun) questo profondo strappo.
Questo, perché Fackenheim concepisce la Shoah come un evento che non può essere né pienamente compreso né trasceso, e dunque, l’unico Tiqqun possibile è resistere la tentata disumanizzazione intrapresa dal regime, mediante una vigorosa azione pubblica, una vita in carne ed ossa. Un’opposizione avvenuta, seppur in modo frammentario, durante la Shoah attraverso un’azione decisa di opposizione contro il regime nazista, come ad esempio, quella intrapresa da Kurt Huber, esponente della Rosa Bianca, che ha agito come se l’intero destino della Germania dipendesse interamente da lui. In questo modo l’idea di umanità è stata rammendata tramite l’azione di alcuni uomini che non si sono fatti annientare dal macabro disegno del regime. Un’azione di resistenza che oggi più di allora deve essere proseguita dal popolo ebraico attraverso la sopravvivenza affinché la testimonianza di chi ha vissuto l’orrore non risulti vana.
Allo stesso modo Fackenheim concepisce un Tiqqun teologico: che relazione può esserci tra l’ebreo e il suo passato? Sin dai tempi biblici, dopo qualsiasi catastrofe, l’ebreo concepiva se stesso come parte di un resto santo, invece adesso deve considerarsi come un resto accidentale, perché se il piano diabolico dei nazisti fosse andato a buon fine, anche l’ultimo ebreo sarebbe stato ucciso insieme a qualsiasi altra possibilità futura. Ecco, dunque, che Fackenheim propone una Teshuvah, che non è intesa solo come un ritorno a Dio del popolo ebraico, ma un vero e proprio ritorno nella storia attraverso la ri-edificazione dell’identità di Israele. Quindi oltre ad un ritorno spirituale, per non consegnare una vittoria postuma a Hitler, c’è bisogno di un ritorno fattuale mediante cui il popolo ebraico si riunisca da ogni angolo del mondo per ricostruire la propria singolarità. Un Tiqqun, quello proposto da Fackenheim, che mira al recupero della tradizione ebraica, in grado di superare la frammentarietà delle varie resistenze avvenute durante la Shoah e che sia promotore di un pensiero ebraico contemporaneo capace di progredire attraverso l’auto-esposizione agli eventi storici, come quello dell’Olocausto.
Enrica Taresco, laureata in filosofia, molto impegnata per la divulgazione della cultura




