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Mercoledì, 14 Febbraio 2018 11:56

La chiave dell'ascensore

venerdì 16 e sabato 17 febbraio 2018 - ore 21 domenica 18 febbraio 2018 – ore 17.30 FLORIAN ESPACE per TEATRO D'AUTORE e altri linguaggi / L'Europa è qui - Assolononsolo Florian Metateatro / Accademia degli Artefatt

 

LA CHIAVE DELL'ASCENSORE di Agota Kristof traduzione Elisabetta Rasy con Anna Paola Vellaccio regia ed ambientazione Fabrizio Arcuri assistente in scena Edoardo De Piccoli "... e’ stupefacente l’analogia tra la commedia che abbiamo letto e quanto ascoltiamo nella misura in cui ne è stupefacente la differenza – per la ricchezza e lancinante potenza dei toni e per gli effetti e suggestioni di luci.Il regista Fabrizio Arcuri e l’interprete Anna Paola Vellaccio avevano già lavorato insieme.

L’accordo è misterioso, sono un tutt’uno. In un monologo, Nella pietra di Christa Wolf e diretta da Enrico Frattaroli, Vellaccio aveva mantenuto un timbro vocale e ritmico tutto il tempo. Ora, che siamo in un altro Medioevo, nel Medioevo eterno, il tempo viene frantumato: la vera fiaba in quella nebbia è straniata; l’altra fiaba è invece ironica, ora irrisa, ora appassionata, ora urlata – un interminabile urlo doloroso: “La vita, se volete, ma non la voce!”. (Franco Cordelli - Il Corriere della Sera 19 ottobre 2017 ) Ne “La chiave dell’ascensore” è messo in scena un sacrificio; il racconto,la statica e tutta verbale azione tesa a ristabilire una verità, coincide con una messa a morte. La verità si gioca nello spazio apparentemente ristretto che divide l’io e il tu di una coppia; il gioco del sacrificio è esplicito perché la vittima, ribellandosi, lo esibisce. Anche la scena si mostra per quel che è; non solo un territorio separato, ma addirittura inaccessibile a chi non ha una certa chiave, uno speciale strumento, cioè uno speciale potere. Gran parte di ciò che accade e soprattutto di ciò che conta, accade fuori, altrove: la scena di Agota Kristof è un luogo di reclusione, uno spazio concentrazionario. Dove agiscono, mascherati da piccole situazioni intimiste, ampi cerimoniali di tortura e messa a morte.