I carabinieri del nucleo informativo del comando provinciale di Roma stanno indagando su quanto accaduto.
Le persone protagoniste dell'irruzione, che è stata messa a segno dopo l'aggressione avvenuta ieri pomeriggio a Palermo ai danni del dirigente provinciale del movimento Massimo Ursino, sono in fase di identificazione e, a quanto si apprende, un'informativa verrà inviata in procura. "Hanno tentato di bloccare la messa in onda" della trasmissione "facendo irruzione in studio durante la puntata. Questo non è accettabile né tollerabile", ha scritto su Twitter il direttore de La7 Andrea Salerno. Si legge su Adnkronos.
"E' un pessimo segnale - ha aggiunto - sul quale tutte le forze politiche democratiche devono fare i conti". ''Non mandiamo in onda chi non è da noi invitato, tantomeno se si presenta in quel modo'', ha commentato il conduttore del programma tv Giovanni Floris, raccontando che ''verso la mezzanotte si è presentato un gruppo di persone. Saranno state una ventina. Si sono qualificati come Forza Nuova e di Forza nuova avevano le insegne. Volevano interagire col programma. Questo non era possibile, sia tecnicamente (in quel momento andava in onda un contributo registrato) sia per ragioni di opportunità''. ''Fermo restando - ha concluso Floris - che la modalità con cui si sono posti non è accettabile, il confronto si è svolto in un clima non violento. Dopo aver esposto le loro ragioni si sono fatti accompagnare all'uscita''.
Da una parte i centri sociali. Dall'altra i nuovi fascisti. Rossi e neri, estremisti di sinistra e destra, che provocano, attaccano e si fronteggiano come negli anni di piombo, nel clima arroventato della campagna elettorale. Un'escalation di violenza e odio, quella tra l'universo dei nuovi fasci e chi i fasci dice di volerli combattere, che dal blitz di Como al pestaggio del leader palermitano di Forza Nuova è tornata a galla prepotentemente, guadagnando consensi ed espandendosi a macchia d'olio su tutto il Belpaese.
Da mesi la tensione tra le due 'fazioni' è innegabile, come racconta la cronaca recente. A partire da Como, dove a novembre quindici esponenti dell'associazione 'Veneto fronte skinheads' hanno fatto irruzione durante l'assemblea della rete di associazioni per migranti "Como Senza Frontiere', leggendo un proclama e intimorendo i presenti alla riunione. Esemplare, per illustrare il clima di tensione che si respira in Italia, è anche il raid xenofobo di Luca Traini, che qualche giorno dopo l'omicidio di Pamela Mastropietro, ha sparato all'impazzata dalla sua auto per le strade di Macerata, ferendo 6 immigrati per poi avvolgersi in una bandiera tricolore, gridare 'Viva l'Italia', e fare il saluto fascista.
Ma risentimento e rancore non conoscono confini e da Macerata passano anche per Piacenza, dove sabato scorso, durante un corteo antifascista, un carabiniere è stato picchiato da alcuni manifestanti, che armati di aste e sassi, hanno provato a forzare il cordone delle Forze dell'ordine. Livore e furia qualche giorno fa hanno colpito poi la leader di Forza Italia, Giorgia Meloni, aggredita a Livorno da alcuni militanti dei centri sociali con sputi, cori e lanci di bottiglie. Mentre ieri sera, oltre al pestaggio del militante palermitano di Forza Nuova, un esponente di Potere al Popolo è stato accoltellato da un gruppo di persone a volto coperto mentre stava affiggendo manifesti alla periferia di Perugia.
E tra chi cerca di placare la tensione e chi invoca lo spettro degli anni di piombo, il vortice di violenza non cessa di alimentare l'eterna lotta tra rossi e neri, centri sociali e camerati 2.0, che come negli anni '70 fa sono tornati a dichiararsi guerra a colpi di cortei, slogan, coltelli, spranghe e manganelli.



