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Mercoledì, 29 Gennaio 2020 17:00

Vittime della caccia. Sono troppe! LAV scrive al ministro Lamorgese per indagare.

Scritto da P.V.
un cacciatore un cacciatore

 l'associazione animalista propone di ritirare la licenza agli autori di incidenti venatori, "non sono in grado di gestire l'arma"

 

#BASTASPARARE, LAV è da sempre impegnata per individuare sistemi che consentano la convivenza tra gli animali selvatici e le attività umane che si svolgono sui loro territori, "continuerà a combattere la caccia fino a che l'ultimo cacciatore non avrà desistito dal procurare terrore e morte agli animali innocenti". 

Si conclude giovedì 30 gennaio la stagione venatoria 2019/20. Commenta la LAV, "Come ogni anno i circa cinquecentomila cacciatori nazionali lasciano dietro di sé una scia di terrore, sangue e morte. Terrore per i milioni di animali stanati dai loro territori che sono caduti o hanno visto cadere i loro simili sotto il fuoco delle doppiette, sangue versato da cinghiali braccati e rincorsi da mute di cani e battitori umani, morte di un numero incalcolabile di uccelli attratti con l'inganno, dai loro simili usati come richiami, o da strumenti elettronici vietati dalla legge. La stagione di caccia è ogni anno una stagione di morte, anche per quei milioni di animali che vengono acquistati dai cacciatori solo per essere rilasciati sul territorio e poi fucilati".

I dati raccolti da LAV indicano che ogni anno solo fra Lombardia ed Emilia Romagna, i cacciatori acquistano da allevamento e poi liberano sul territorio circa mezzo milionefra fagiani e lepri, all'esclusivo scopo di fucilarli. Animali che, fra l'altro, creano non pochi problemi all'agricoltura, se si pensa che in Lombardia hanno causato il 32% dei danni totali. "Ma oltre ad abbattersi sugli animali, la caccia è responsabile di sofferenze e morte causate anche per gli esseri umani.

Grazie ai dati raccolti ogni anno dall'associazione Vittime della Caccia, sappiamo che anche questa stagione venatoria lascia dietro di sé un centinaio di vittime umane, fra persone ferite o uccise dai fucili da caccia. I cacciatori sostengono che quando i loro fucili feriscono o addirittura uccidono una persona, si tratta sempre di "incidenti", come quelli che possono accadere quando si guida un'automobile, oppure quelli che vedono ogni anno protagonista qualche alpinista durante l'arrampicata".

Dietro questo tentativo di "banalizzare" gli 'incidenti di caccia', "c'è ovviamente la necessità per il mondo venatorio, di ricondurre a una presunta normalità gli eventi che vedono vittime umane cadere sotto i colpi delle doppiette o delle carabine – dichiara Massimo Vitturi, responsabile LAV Animali Selvatici - Eppure, quando una persona cade vittima di un fucile da caccia ci sono solo due possibilità: chi ha sparato non ha controllato cosa fosse inquadrato nel mirino dell'arma oppure, fatto ancora più grave, ha constatato che il suo colpo avrebbe centrato una persona". In ambedue i casi è evidente che non si tratta affatto di "incidenti" ma più propriamente di "incosciente o dolosa gestione dell'arma in dotazione." Per questo motivo la LAV ha scritto al Ministro dell'Interno Lamorgese chiedendo che al verificarsi di presunti "incidenti venatori", "sia immediatamente ritirata la licenza di porto d'armi del proprietario del fucile che ha sparato, avendo egli dimostrato di non essere in grado di gestire l'arma".

Dal 1 settembre 2019, primo giorno di caccia della stagione ad oggi, sono stati numerosi gli eventi di bracconaggio. Uccisione di animali protetti, cattura di uccelli da richiamo, caccia in zone e orari vietati, sono solo alcuni dei reati venatori che hanno visto protagonisti, nella stragrande maggioranza dei casi, cacciatori in possesso di regolare licenza di caccia, a dimostrazione che il bracconaggio trae linfa vitale proprio dal mondo della caccia. Questo nonostante le associazioni venatorie sostengano da sempre che i cacciatori siano i primi a contrastare il bracconaggio, dichiarazioni avventate smentite dai fatti.

LAv ricorda, "Ogni anno la caccia, esercitata spesso in maniera illegale, causa la morte di milioni di animali per esclusivo divertimento, il ferimento e l'uccisione di decine di persone, l'alterazione degli equilibri ecologici con gravi ricadute sugli animali selvatici e sull'ambiente che fornisce sostentamento per loro e per noi umani. La scienza ci dice che non può essere considerata uno strumento per ridurre i danni all'agricoltura, tuttavia un'attività così sanguinaria, che la maggioranza dei cittadini vorrebbe abolire per sempre, continua a essere consentita e addirittura promossa, da politici compiacenti che nel migliore dei casi sono del tutto ignoranti in materia, mentre spesso vedono nei cacciatori un bacino di voti dove attingere per i loro interessi".

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