Incontro la scorsa settimana, Mercoledì 13 febbraio, tra Italia Nostra, Archeoclub in Comune di Pescara con l’Assessore ai Lavori Pubblici, l’Assessore allo Sport, tecnici progettisti e un funzionario della Soprintendenza, per un confronto sui lavori a campo Rampigna. Non ci sono tempi e risorse per i sugerimenti di Italia Nostra e dall’Archeoclub, "i lavori sono appaltati e bisogna procedere celermente; le associazioni, inoltre, sono state invitate ad attivarsi presso il Ministero dei Beni Culturali sul progetto da esse proposto con l’obiettivo di reperire i fondi necessari".
Le associazioni hanno ribadito la necessità di indagini adeguate in loco prima dell’avvio dei lavori, sottolineando inoltre la necessità di un progetto esteso a tutta l’area Nord della antica fortezza.
Esperti (archeologi, storici della città e dell’architettura) hanno tracciato lo stato dell’arte sulle testimonianze ancora rintracciabili, attorno ad una compiuta ipotesi operativa di intervento, in un convegno sulla città scomparsa. Le associazioni ricordano che nel 2018 il "Consiglio Comunale approvò un Ordine del giorno a firma dell’attuale Capogruppo della Lega Vincenzo D’Incecco, che invitava l’Amministrazione a valutare la possibilità di fare delle indagini archeologiche preventive sul campo Rampigna, prima del rifacimento del manto erboso".
Il commento è: "Sorprende che amministratori e consiglieri di allora, tuttora in buona parte amministratori di oggi, non solo non abbiano dato esecuzione a quell’o.d.g., ma che se siano addirittura dimenticati, determinando, se non interverrà una correzione di rotta, un grave danno per la città".
Perciò Italia Nostra e l’Archeoclub insistono sulle proprie proposte perché: -non fare alcuni sondaggi sufficientemente profondi (superiori ai due metri almeno) con una spesa modesta e tempi ragionevoli significa privare la città per molti decenni ancora delle verifiche necessarie sulla città romana e sulla fortezza; -non concepire l’intervento all’interno di uno studio unitario, con l’area dell’attuale Questura significa rinunciare ad un progetto strategico per la città pari a quelli più noti per le aree di risulta o l’ex COFA: riconquistare l’unico tratto della città storica, con le sue maggiori vestigia, in rapporto libero e diretto col fiume.
Ricorano infine che è prossimo il restauro dell’edificio ex Canottieri, promosso e progettato dalla Soprintendenza. "È questa l’occasione per collegare città e fiume attraverso momenti significativi delle varie epoche. Si rischia, altrimenti, di relegare alla marginalità anche l’edificio ex Canottieri, come è già stato in passato, al di fuori di un rapporto diretto con la città".



