A portarlo via dai suoi genitori e dai suoi affetti è stata una brutta malattia che colpisce sempre più giovani, l’anoressia. Il ragazzo era residente a Moncalieri, in provincia di Torino ed era da 6 anni che si portava sulle spalle questi gravi disturbi alimentari.
Nonostante l’appoggio dei genitori e i continui ricoveri in ospedale, il ragazzo non ce l’ha fatta e si è lasciato andare da solo nella sua camera a soli 20 anni.
Ora i genitori di Lorenzo, straziati dalla perdita del loro primogenito, vogliono fare un appello allo Stato italiano che non è pronto a curare questa malattia e che come nel loro caso, lascia da soli le famiglie che sono colpite dall’anoressia o bulimia.
L’appello dei genitori di Lorenzo
Come spiega Kontrokultura.it, Francesca e Fabio, i genitori di Lorenzo sono distrutti dal lutto e non si danno pace per la loro prematura perdita. A rincarare la dose del dolore ci pensa la rabbia contro uno stato e un servizio sanitario che non aiuta e che non è preparato a gestire casi delicati come quelli dell’anoressia e bulimia.
Sono malattie che possono distruggere e togliere la vita a chi ne soffre e che necessita di molti aiuti medici e psicologici per poter essere affrontata e superata.
I genitori del ragazzo richiedono a gran voce delle strutture specializzate in questo tipo di malattie e che altri ragazzi come loro figlio non perdano la vita ma che vengano seguiti e curati.
“Lo abbiamo visto spegnersi lentamente, senza poter far nulla per salvarlo”, queste le strazianti parole dei genitori di Lorenzo. «Ci siamo spesso sentiti soli e spaesati e ci siamo scontrati contro una dura realtà: non esistono in Italia strutture pubbliche in grado di accogliere e curare i ragazzi che soffrono di queste patologie”.
Gli inizi della malattia di Lorenzo
Affinché la vicenda di Lorenzo possa essere d’aiuto per le altre famiglie che stanno vivendo questo calvario, i genitori del ragazzo hanno deciso di raccontare ciò che hanno dovuto passare.
Il tutto è iniziato quando Lorenzo aveva solo 14 anni e si era appena iscritto al liceo. Era un ragazzo vivace e sportivo, praticava con passione il tennis.
Ma da lì a poco qualcosa l’ha sconvolto a tal punto da spingerlo a rifiutarsi di mangiare. Così ebbe inizio l’Odissea dei genitori che l’hanno portato in tutti gli specialisti della zona, in ogni ospedale, che si limitava solo a fargli delle flebo di potassio e per finire il percorso da un neuropsichiatra.
Proprio durante una delle sedute dal neuropsichiatra Lorenzo fece una confessione scioccante:” non mangio perché so che così prima o poi muoio. Non ho le forze di salire le scale fino al terzo piano per buttarmi”.
Parole che stroncano le gambe, soprattutto se sentite pronunciate da un ragazzo di soli 20 anni.
I genitori pretendono che le istituzioni si mobilitino affinché si possano costruire centri specializzati e che vengano istruite figure professionali che siano in grado di seguire i pazienti ma anche le famiglie, che in casi come questi hanno bisogno di un forte appoggio psicologico.
La cura e poi il crollo
Dopo le parole gelide del ragazzo, che all’epoca aveva soli 16 anni, i genitori lo portano a Brusson, in Valle D’Aosta, in un centro dove poter finalmente guarire.
Durante la sua permanenza a Brusson il ragazzo inizia a stare molto meglio a riprendere addirittura ben 20 chili e in tutto questo periodo ha continuato i suoi studi liceali e gli insegnanti lo raggiungeva lì per poterlo interrogare.
Una volta rientrato sano a casa però sono iniziati nuovamente i primi sintomi. L’ansia della maturità, le due scelte universitarie poi abbandonate l’hanno spinto ad una ricaduta.
Abbandona gli studi per buttarsi sulla musica, pubblica brani carichi di paure, rabbia e dolore e avendo ormai superato la maggiore età poteva prendere le decisioni per se stesso.
Così in ospedale si firmava da solo le uscite e in questo modo ha deciso di lasciare questa vita.
A ricordare Lorenzo anche la sua insegnante di lettere, Elena Aliberti con queste parole: "Hai attraversato la vita con il passo lieve di un contrabbandiere. Acrobata sull’acqua, tenuto in scacco dalla sua sensibilità».






