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Mercoledì, 12 Febbraio 2025 10:21

Alberi abbattuti a Miglianico: "la cronaca di una disfatta annunciata"

foto da Google Earth foto da Google Earth

"Soprintendenza ha concesso il nulla osta all'abbattimento dei cipressi del cimitero di Miglianico"

PESCARA - La decisione dello scorso mese di settembre del 2024 della Soprintendenza di concedere il nulla osta all'abbattimento dei cipressi del cimitero di Miglianico e dei pini lungo via Martiri Piane San Pantaleone pone interrogativi cruciali sulla gestione del verde pubblico. "L’intervento, seppur giustificato da una relazione tecnica che evidenzia il rischio di cedimento degli alberi, impone una riflessione più ampia sul rapporto tra urbanistica, sicurezza e tutela del patrimonio naturale." Afferma l'associazione Radici in Comune.

"Infatti, la decisione della Soprintendenza è l'ennesima dimostrazione di una gestione del verde pubblico fallimentare, basata su analisi superficiali e scelte scellerate. In realtà, più che decidere, la Soprintendenza è stata messa di fronte a uno stato di fatto, a una relazione visiva che la inchiodava a un'unica conclusione: abbattere tutto."

"Un'analisi ridotta al minimo indispensabile - La valutazione dello stato degli alberi si è basata esclusivamente su un'analisi VTA (visiva). Una relazione che, pur individuando alcuni esemplari critici, ha portato alla decisione di abbattere l'intero filare sulla salita alla chiesa. La giustificazione? Il famoso interramento del colletto. E così, senza un’analisi strumentale approfondita, si è deciso di radere al suolo decenni di patrimonio arboreo. La Soprintendenza, quasi obbligata da questa relazione, ha concesso il nulla osta, ma lo fa con un certo imbarazzo, sottolineando che si tratta di una perizia esclusivamente visiva. L'incapacità cronica di prendersi cura del verde - Si arriva all’abbattimento perché la manutenzione del verde pubblico è inesistente o dannosa. La Soprintendenza stessa lo dice chiaramente: la fragilità degli alberi è il risultato di interventi antropici errati e di una totale mancanza di cura. Gli alberi non si ammalano da soli, vengono resi instabili da decenni di trascuratezza, scelte urbanistiche sbagliate e potature assassine."

In una nota si legge: "Il solito copione: abbattere e poi (forse) ripiantare - Le prescrizioni per il ripristino sono il minimo sindacale per dare una parvenza di razionalità a questa vicenda. Si parla di reimpiantare cipressi nel cimitero e di scegliere nuove specie per via Martiri San Pantaleone. Ma quante volte abbiamo sentito questa promessa? Il problema non è solo cosa verrà piantato, ma chi e come si prenderà cura di queste nuove alberature. Se non si cambia radicalmente approccio, la storia si ripeterà: oggi si abbatte perché gli alberi sono pericolanti, domani si taglieranno quelli nuovi perché non sono stati gestiti correttamente."

Conclude: "Un modello di gestione che non può continuare - Se si vuole davvero evitare che le città si trasformino in distese di cemento, serve una rivoluzione culturale nella gestione del verde pubblico. Questo significa programmazione seria, manutenzione costante e analisi approfondite prima di prendere decisioni drastiche. Non si può accettare che ogni volta la soluzione più semplice sia eliminare il problema alla radice. Perché se la logica resta questa, il prossimo passo sarà abbattere gli alberi appena piantati perché "mal posizionati" o "danneggiati". Miglianico è solo un esempio di una tendenza più ampia e preoccupante: il verde urbano è sempre più visto come un fastidio, invece che come una risorsa. Il risultato? Città più calde, più inquinate e più povere di vita. E tutto questo perché manca il coraggio di cambiare rotta."

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