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Mercoledì, 07 Gennaio 2026 17:44

Venezuela: il blitz che ha cambiato il mondo

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​"La storia è un set di bugie concordate, ma la forza bruta è una verità che non ammette repliche." — Napoleone Bonaparte


​Il VENEZUELA si è svegliato nel caos più totale il 3 gennaio 2026, segnando quello che molti analisti già definiscono il punto di non ritorno per gli equilibri geopolitici del Sud America. La notizia ha fatto il giro del globo in pochi istanti: Nicolas Maduro è stato catturato. Non si tratta di una transizione democratica, né di una rivoluzione interna scaturita dalle piazze di Caracas, ma di un’operazione militare fulminea condotta dalle forze speciali degli Stati Uniti, sotto l’ordine diretto del Presidente Donald Trump.

​Mentre le prime luci dell'alba illuminavano una capitale ferita dalle esplosioni, il mondo intero ha dovuto fare i conti con una realtà brutale: la sovranità nazionale è stata sacrificata sull'altare della "lotta al narcotraffico" e della sicurezza regionale.


​La Notte del Fuoco: Cronaca di un'Operazione Speciale

​Tutto è iniziato intorno alle 2:00 del mattino, ora locale. Sette esplosioni coordinate hanno scosso i centri nevralgici del potere venezuelano. La base aerea di La Carlota e la storica caserma di Fort Tiuna sono state le prime a essere colpite da attacchi mirati. Secondo le prime ricostruzioni della CBS News, l'azione è stata condotta dalla Delta Force, l'unità d'élite dell'esercito americano celebre per operazioni ad altissimo rischio.

​L’attacco non è stato solo aereo. Unità di terra avrebbero effettuato quello che fonti dell'opposizione definiscono un'"esfiltrazione negoziata", sebbene i toni trionfali di Washington suggeriscano una cattura di forza. Donald Trump, utilizzando il suo canale social Truth, ha confermato: "Maduro e sua moglie sono stati catturati e portati fuori dal Paese". Il tempismo non è casuale: oggi ricorre il 35° anniversario dell’arresto di Manuel Noriega a Panama, un parallelismo storico che sottolinea la dottrina del "poliziotto del mondo" che sembra essere tornata prepotentemente in auge.


​Reazioni Globali: Un Mondo Diviso

​La comunità internazionale è sprofondata in un clima da Guerra Fredda. Da un lato, il presidente argentino Javier Milei ha celebrato la notizia con un laconico ma potente "Viva la Libertà", vedendo nella caduta di Maduro la fine di un'era di socialismo autoritario. Dall'altro, le potenze eurasiatiche hanno reagito con estrema durezza.

​Russia: Mosca ha definito l'operazione una "flagrante violazione del diritto internazionale", sottolineando che il Venezuela non rappresentava alcuna minaccia reale per gli USA.
​Cina: Pechino, che solo poche ore prima aveva incontrato Maduro tramite un inviato speciale, monitora con preoccupazione gli oltre 600 accordi economici ora in bilico.
​Unione Europea: L'Alta Rappresentante Kaja Kallas ha invocato moderazione, pur ribadendo che l'UE non aveva riconosciuto la legittimità delle ultime elezioni venezuelane.

​In Italia, il Ministro degli Esteri Antonio Tajani e la Premier Giorgia Meloni seguono costantemente la situazione, preoccupati soprattutto per i 160.000 connazionali residenti nel Paese. L'invito dell'Ambasciata è chiaro: "Non uscite di casa".


​Il Destino di Maduro e il Petrolio

​Il Segretario di Stato Marco Rubio ha chiarito che non ci saranno ulteriori azioni belliche ora che Maduro è in custodia. Il leader venezuelano sarà processato negli Stati Uniti per accuse che vanno dal narcotraffico al riciclaggio di denaro, legato al cosiddetto "Cartel de Los Soles". Tuttavia, dietro la retorica della giustizia, molti intravedono la lotta per le risorse.

​Il Venezuela possiede le più grandi riserve di petrolio al mondo. L'ambasciata venezuelana in Russia non ha usato mezzi termini: "Lo scopo di questo attacco è impossessarsi delle risorse strategiche del Venezuela". La tensione sui mercati energetici è palpabile, e l'incognita su chi prenderà le redini del comando a Caracas tiene il mondo con il fiato sospeso.
​La Resistenza e lo Stato di Emergenza

​Nonostante la cattura del leader, il regime non sembra essere crollato istantaneamente. La Vicepresidente Delcy Rodríguez ha confermato che lo stato di emergenza è attivo e ha chiesto prove del fatto che Maduro sia ancora vivo. Il Ministro della Difesa, Padrino López, riapparso in video dopo voci sulla sua morte, ha incitato l'esercito alla "lotta armata contro l'aggressione imperialista".

​La situazione sul campo rimane estremamente fluida. Mentre a Washington si parla di una "nuova alba", a Caracas il cielo è ancora nero di fumo. La domanda che tutti si pongono ora è: quale sarà il prezzo di questa libertà imposta con i missili?

Ultima modifica il Mercoledì, 07 Gennaio 2026 17:49