La Corte Suprema degli Stati Uniti ha emesso oggi, 20 febbraio 2026, una sentenza storica destinata a riscrivere gli equilibri di potere tra la Casa Bianca e il Campidoglio, annullando il massiccio sistema tariffario globale imposto da Donald Trump. Con una maggioranza di 6 voti contro 3, i giudici hanno stabilito che l’uso dell’International Emergency Economic Powers Act (IEEPA) per applicare dazi generalizzati fino al 30% costituisce un superamento dei poteri presidenziali. Secondo la massima assise, il Capo dello Stato non può esercitare un’autorità fiscale così vasta senza una specifica approvazione del Congresso, riaffermando che la gestione del commercio estero è una prerogativa del potere legislativo.
Lo schiaffo dei giudici e il caos dei rimborsi
La decisione, redatta dal Presidente della Corte John Roberts, ha visto tre giudici nominati dallo stesso tycoon — Amy Coney Barrett, Neil Gorsuch e lo stesso Roberts — unirsi all'ala liberal per fermare quella che è stata definita un'architettura economica "straordinaria e illimitata". Al contrario, i giudici Thomas, Alito e Kavanaugh hanno espresso il loro dissenso, temendo che l'annullamento delle tariffe possa generare un vuoto normativo pericoloso.
Il punto più critico riguarda i 240 miliardi di dollari incassati dal Tesoro americano dal 2 aprile 2025 (il cosiddetto "Giorno della Liberazione" proclamato da Trump). La sentenza apre la strada a richieste di rimborso colossali:
Aziende in rivolta: Oltre mille imprese, tra cui giganti come EssilorLuxottica e Goodyear, avevano già trascinato l'amministrazione in tribunale.
Impatto sul bilancio: Si stima che lo Stato debba restituire oltre 100-150 miliardi di dollari, una cifra che rischia di pesare per lo 0,5% sul PIL statunitense, creando un buco nel deficit federale difficile da colmare.
La reazione del Tycoon: "Da Trump c'è da aspettarsi di tutto"
Nonostante la sconfitta, il Presidente ha reagito con la consueta veemenza, definendo il verdetto una "vergogna" e un attacco alla sovranità nazionale. Tuttavia, la storia insegna che da Trump c'è da aspettarsi di tutto: lungi dall'arrendersi, il tycoon sta già studiando ritorsioni politiche e nuovi escamotage legali.
Guerra ai "Giudici Traditori": Trump ha già iniziato a bersagliare sui social i membri della Corte che hanno votato contro di lui, alimentando il sospetto di voler promuovere una riforma della Corte stessa o di esercitare pressioni dirette sui futuri incarichi giudiziari.
Il Piano B (Sezioni 232 e 301): Per aggirare la bocciatura, la Casa Bianca potrebbe tentare di reintrodurre i dazi frammentandoli. Utilizzando la "sicurezza nazionale" (acciaio e alluminio) o le "pratiche sleali" (Cina), potrebbe colpire settori mirati. Queste procedure però necessitano di tempi tecnici lunghi e indagini formali che rallenterebbero la sua corsa.
Ordini Esecutivi Spregiudicati: Non si esclude l'uso di nuove emergenze "creative" per forzare nuovamente la mano, cercando di logorare la resistenza del Congresso.
L'Italia e l'Europa: Tra brindisi e prudenza
In Europa, la notizia ha scatenato un'ondata di ottimismo sui mercati, con le borse di Milano, Parigi e Francoforte in deciso rialzo. Per l'Italia, il sollievo è palpabile ma accompagnato da una forte cautela.
Vino e Lusso: L'Unione Italiana Vini ha accolto con favore la fine dei dazi che avevano causato un calo del 9% delle spedizioni nel 2025. I produttori di vino, moda e macchinari — settori che rischiavano perdite per oltre 22 miliardi di euro — respirano finalmente.
Incognita Rimborsi: Per le aziende italiane che hanno pagato dazi negli ultimi dieci mesi, si apre la prospettiva di recuperare capitali importanti. Tuttavia, gli esperti avvertono che l'iter legale negli USA sarà caotico e potrebbe durare anni.
Stallo Diplomatico: La Commissione Europea e il Parlamento Europeo hanno frenato gli entusiasmi, rinviando il voto sulla ratifica delle nuove intese commerciali con gli USA per capire come l'amministrazione Trump reagirà a questo stop forzato.
In conclusione, sebbene la Corte Suprema abbia tirato il freno a mano sull'unilateralismo di Trump, la partita resta apertissima. Il Presidente ha perso una battaglia costituzionale, ma la sua imprevedibilità e la volontà di non cedere il passo suggeriscono che il commercio globale rimarrà un campo di battaglia infuocato.



