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Venerdì, 24 Luglio 2026 17:44

Tra la gogna dei maranza e il tracollo della sanità: il grande inganno del potere

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​"La salute non è un bene di consumo, né un privilegio per chi può permetterselo, ma un diritto fondamentale che definisce la civiltà di un Paese."

— Tina Anselmi


​Quando la sanità pubblica affonda nell'abbandono istituzionale, la politica non trova di meglio che fabbricare a tavolino un nemico di pezza da gettare in pasto al pubblico risentimento. C’è una regola aurea e miserabile che domina la propaganda di palazzo: quando non si hanno le risorse — o peggio, la volontà politica — per garantire ai cittadini i servizi essenziali sanciti dalla Costituzione, occorre evocare immediatamente un’emergenza d’ordine pubblico. Ed è esattamente questo il rodato teatrino a cui stiamo assistendo in queste ore, sospesi tra l'isteria securitaria del nuovo disegno di legge sulla criminalità giovanile e la silenziosa mazzata economica inflitta alle tasche degli italiani sugli spalti degli ospedali.

​Da un lato abbiamo la grancassa governativa che annuncia con squilli di tromba un pugno di ferro senza precedenti contro il fenomeno dei maranza. Un DDL confezionato a uso e consumo dei talk-show serali, infarcite di aggravanti, scorciatoie repressive e slogan da scerro di provincia. Dall'altro lato, al riparo dai riflettori e nel silenzio felpato dei ministeri, si consuma l'ennesimo atto di una vera e propria macelleria sociale: l'aumento dei ticket in sanità di oltre il 5%. Un ritocco all'insù che suona come una beffa sanguinosa, se si considera che si abbatte su una popolazione già stremata, dove oltre 4 milioni di italiani sono ormai costretti a rinunciare del tutto alle cure mediche per manifesta impossibilità economica.

​La fabbrica delle emergenze: la crociata punitiva sui giovani

​Il disegno di legge sulla delinquenza minorile risponde alla più classica delle ricette del populismo penale. Identificato il capro espiatorio perfetto — la sottocultura giovanile di periferia, l'estetica aggressiva dei maranza, la devianza da marciapiede —, l'esecutivo sventola il manganello legislativo per rassicurare un elettorato spaventato e impoverito. La narrazione è semplice, quasi infantile: basta inasprire le pene, spalancare le porte degli istituti penitenziari per minorenni, criminalizzare il disagio ed evocare il coprifuoco per restituire decoro alle città.

​Ma quale reale efficacia può avere un testo normativo che si limita a reprimere gli effetti senza scalfirne minimamente le cause? Il disagio giovanile, la dispersione scolastica, l'assenza totale di centri di aggregazione e la marginalità delle periferie urbane non si curano a colpi di codice penale. Costruire nuove celle per ragazzini senza offrire loro alcuna alternativa educativa o lavorativa significa semplicemente coltivare la manovalanza della criminalità organizzata di domani. Eppure, per il governo, il feticcio della punizione farsa è immensamente più economico e redditizio in termini elettorali rispetto a un serio piano di investimenti nella scuola, nel sociale e nelle politiche giovanili. Rassicura la pancia del Paese, indica il mostro da combattere e regala l'illusione che lo Stato stia finalmente facendo il proprio dovere.

​La tassa sulla salute: il ticket che punisce chi soffre

​Mentre la piazza applaude alla repressione del teenager in tuta da ginnastica, la realtà economica presenta un conto salatissimo al cittadino comune. L'incremento dei ticket sanitari di oltre il 5% rappresenta una vera e propria tassa sulla malattia. In un momento storico caratterizzato da un'inflazione picchiata sulla spesa quotidiana e da stipendi bloccati da un trentennio, il governo sceglie di far cassa sulla pelle dei pazienti.

​Accedere a una visita specialistica, a un esame diagnostico di prevenzione o a una semplice analisi del sangue diventa un percorso ad ostacoli sempre più oneroso. Il ticket, nato originariamente come uno strumento di compartecipazione alla spesa per evitare gli sprechi, si è trasformato negli anni in un dazio insostenibile, una vera e propria barriera all'ingresso del Servizio Sanitario Nazionale. Con l'ulteriore rincaro previsto, la prestazione pubblica cessa di essere competitiva o accessibile rispetto alla sanità privata, spingendo sempre più persone verso il baratro dell'assistenza a pagamento o, molto più frequentemente, verso la rinuncia definitiva ad ogni forma di tutela.

​I numeri del tracollo:

​4 milioni di italiani: costretti a rinunciare del tutto alle cure mediche.
​Incremento ticket: aumento superiore al 5% sui servizi sanitari.
​Liste d'attesa: mesi o anni di attesa per accedere a un singolo esame.

​Il dramma sommerso: quattro milioni di cittadini senza cure

​Il dato è drammatico, impietoso, quasi invisibile nei dibattiti della politica politicante: 4 milioni di italiani non si curano più. Non stiamo parlando di interventi estetici o di trattamenti di lusso, ma di prevenzione oncologica, di visite cardiologiche, di cure odontoiatriche basilari, di monitoraggio delle malattie croniche. Un popolo silenzioso di invisibili che sceglie di rimandare, di sperare che il dolore passi, di incrociare le dita perché a fine mese non si può scegliere tra fare la spesa e pagare un'ecografia.

​Le liste d'attesa bibliche del sistema pubblico — dove per una mammografia o una risonanza magnetica occorre attendere anche quattordici mesi — rappresentano già di per sé una strisciante privatizzazione del settore. Chiedere a un cittadino di aspettare un anno per un sospetto tumore equivale a dirgli: "O paghi di tasca tua in una clinica privata, o rassegnati al tuo destino". E ora, a questa tortura logistica, si aggiunge la beffa dell'aumento del ticket per chi, dopo estenuanti attese, riesce finalmente ad accedere al servizio pubblico. È il trionfo della diseguaglianza sociale: la salute è diventata una questione di censo, un privilegio da benestanti.

La falsa nozione di sicurezza e la deriva di una nazione

​C'è una profonda, ipocrita distorsione nella nozione di sicurezza sventolata dalla retorica governativa. Ci raccontano che la sicurezza si misura con il numero di pattuglie per strada, con la rapidità dei decreti svuota-strade e con la ferocia dei blitz contro la devianza minorile. Ma è una menzogna di fondo.

​La vera sicurezza di una nazione moderna si misura nell'efficienza dei suoi ospedali pubblici.
​La vera sicurezza è sapere che un genitore può far curare il proprio figlio senza finire sul lastrico.
​La vera sicurezza consiste nella garanzia che la prevenzione sia gratuita, tempestiva e universale per ogni singolo individuo.

​Un Paese in cui la speranza di vita torna a essere legata al reddito individuale non è un Paese sicuro: è una società barbarica che sta deliberatamente smantellando il proprio patto sociale. Tollerare che quattro milioni di individui siano tagliati fuori dal diritto alla salute mentre ci si vanta di aver approvato l'ennesima legge speciale contro i maranza rivela una bancarotta morale e politica devastante. La repressione della microcriminalità giovanile è un paravento troppo fragile per coprire le crepe di un Servizio Sanitario Nazionale svuotato di risorse, di personale e di dignità. Quando la propaganda si spegnerà e i decreti farsa avranno mostrato tutta la loro inefficacia strutturale, la cruda realtà rimarrà esattamente lì dove l'abbiamo lasciata: con corsie d'ospedale sempre più deserte per chi è povero e tribunali sempre più pieni di disperati.

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