Per l'Abruzzo affacciato sul mondo...


 

Mercoledì, 23 Settembre 2026 17:03

Quando la politica torna a essere politica: Bindi, Conte e la difficile arte della sintesi

cds

​«La democrazia richiede la capacità di ricomporre le diversità nella corresponsabile costruzione del Paese.»

— Vittorio Bachelet


​La politica autentica non coincide con la pura affermazione delle identità di parte, né con la loro rigida difesa in chiave elettorale. Comincia, al contrario, quando una forza politica sceglie di misurarsi con la dimensione del governo e con la necessità di costruire un progetto in grado di tenere insieme culture differenti. È all'interno di questo solco che si inserisce la riflessione critica avanzata da Rosy Bindi nei confronti di Giuseppe Conte, una sollecitazione che va oltre il singolo episodio di cronaca per toccare uno dei nodi strutturali del centrosinistra contemporaneo: come trasformare pluralismo e diversità in una proposta maggioritaria senza snaturare le singole componenti della coalizione.

​Nel corso del suo intervento del 22 settembre nella trasmissione Tagadà su La7, l'ex ministra e già presidente della Commissione parlamentare Antimafia ha declinato un'osservazione di merito sull'atteggiamento del presidente del Movimento 5 Stelle. La tesi sostenuta da Bindi muove da un presupposto preciso: se il leader pentastellato intende candidarsi alle primarie per la selezione del profilo guida dell'intera coalizione, non può limitarsi a farsi portavoce esclusivo del mandato e delle posizioni del proprio partito. La leadership di un'alleanza esige il salto di qualità rappresentato dal passaggio dalla rappresentanza di parte alla sintesi di un quadro di valori e priorità condivise, a partire dalle divergenze più marcate sul terreno della politica estera e del posizionamento internazionale, con particolare riferimento al tema della guerra in Ucraina e al rapporto con la linea tenuta dal Partito Democratico.

​La distinzione tracciata tra la funzione di leader di un singolo partito e la responsabilità di potenziale candidato alla guida di un'alleanza rappresenta un passaggio cruciale. Nel primo caso, la figura apicale ha l'obiettivo di interpretare la propria comunità di riferimento, difenderne la specificità ideologica e dare forma alle deliberazioni interne, quali quelle emerse dal percorso assembleare di "Nova" organizzato dal Movimento 5 Stelle. Nel secondo caso, la funzione richiesta riguarda la capacità di definire un linguaggio e un programma in grado di risultare credibili ed efficacemente rappresentativi anche per chi non appartiene a quel medesimo perimetro identitario. Una coalizione politica, del resto, non trae origine dall'omogeneità assoluta dei suoi componenti — condizione che renderebbe superflua l'esistenza di più forze e giustificherebbe un partito unico —, bensì dalla necessità istituzionale di organizzare e ricomporre le differenze in una visione d'insieme.

​L'argomentazione di Rosy Bindi non nasce da una valutazione astratta, ma si fonda su una lunga e documentata traiettoria nelle istituzioni della Repubblica: dalle esperienze parlamentari alla guida del Ministero della Sanità nei governi Prodi I e D'Alema, fino al Ministero per le Politiche della Famiglia nel Prodi II e alla presidenza della Commissione Antimafia nella XVII legislatura. Questa conoscenza diretta delle dinamiche parlamentari e delle prassi di governo e di coalizione le consente di cogliere lo scarto reale esistente tra la testimonianza identitaria indirizzata alla propria base e la composizione politica necessaria per assumere responsabilità di governo.

​In questo quadro, il richiamo alla "serietà" politica — da lei contrapposta alla propaganda dell'esecutivo di centrodestra, secondo un'impostazione critica legata alla sua sensibilità di parte — si traduce nella richiesta di una chiara verifica preventiva sulla tenuta programmatica della coalizione. Una somma algebrica di consensi elettorali priva di un'intesa d'indirizzo su capitoli decisivi come le politiche economiche, la tutela della sanità pubblica, il lavoro, la transizione energetica e la sicurezza rischia di tradursi in una fragilità d'azione immediata una volta al governo.

​Lo strumento delle primarie di coalizione acquista così una funzione che va oltre la mera conta tra i diversi apparati. Il candidato alla guida dell'alleanza non può essere misurato soltanto sulla sua capacità di mobilitare il consenso della propria forza politica originaria, ma deve dimostrare l'attitudine a fungere da punto di sintesi per le diverse sensibilità del campo progressista. La guida di una coalizione richiede l'abilità di fare spazio alle ragioni degli alleati senza dissolvere il proprio profilo, superando la tentazione della pura testimonianza in favore di una responsabilità politica strutturata e condivisa.

Top News

Statistiche

Visite agli articoli
33232140