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Lunedì, 11 Aprile 2016 16:49

"Difficile abortire", bacchettata all'Italia

Bruxelles - Il Consiglio d'Europa riprovera l'Italia dove l'aborto e' complicato perche', nonostante la legge 194/78, l'accesso ai servizi di interruzione volontaria e' complicato.

Lo ha affermato il Consiglio d'Europa, dichiarando "ammissibile" un ricorso della Cgil alla Corte sulla violazione dei diritti alla salute delle donne che intendono accedere all'interruzione di gravidanza (secondo le modalita' previste dalla legge) e dei medici non obiettori di coscienza. "Le donne che cercano accesso ai servizi di aborto -si legge nelle conclusioni- continuano ad avere di fronte una sostanziale difficiolta' nell'ottenere l'accesso a tali servizi nella pratica, nonostante quanto e' previsto dalla legge".

Il Comitato europeo dei diritti sociali del Consiglio d'Europa denuncia una situazione in cui "in alcuni casi, considerata l'urgenza delle procedure richieste, le donne che vogliono un aborto possono essere forzate ad andare in altre strutture (rispetto a quelle pubbliche; ndr.), in Italia o all'estero, o a mettere fine alla loro gravidanza senza il sostegno o il controllo delle competenti autorita' sanitarie, oppure possono essere dissuase dall'accedere ai servizi di aborto a cui hanno invece diritto in base alla legge 194/78". 
Secondo il Comitato, quest tipo di situazioni possono "comportare notevoli rischi per la salute e il benessere delle donne interessate, il che e' contrario al diritto alla protezione della salute". 

In Italia si effettuano sempre meno interventi per aborto volontario. A rilevarlo l'ultima relazione del ministero della Salute sulla legge 194, inviata al Parlamento lo scorso novembre. Nel 2014, infatti, si registrano per la prima volta meno di 100mila interventi, nel dettaglio 97.535, con un decremento del 5,1% rispetto all'anno precedente e un piu' che dimezzamento rispetto ai 234.801 aborti registrati nel 1982. Nell'ultimo decennio soprattutto e' aumentato il peso delle cittadine straniere, sia come conseguenza della loro maggiore presenza che del loro maggiore ricorso all'aborto rispetto alle donne italiane: 34.0% nel 2013 (nel 1995 era il 7%), con un tasso di abortivita' del 19.0 per 1000, corrispondente a una tendenza tre volte maggiore, in generale, e quattro volte per le piu' giovani. Il contributo delle donne straniere si e' stabilizzato negli anni in termini percentuali ed e' diminuito in valore assoluto (33.685 nel 2013 rispetto a 35.388 nel 2012 e 40.224 nel 2007). Considerando solamente le IVG effettuate da cittadine italiane, la riduzione per le donne italiane dal 1982 ha subi'to un decremento percentuale del 70.9%, passando da 234?801 a 68?382.

Già due anni fa l'elevato numero di obiettori di coscienza nelle strutture sanitarie in Italia, aveva spinto il Consiglio d'Europa a denunciare una violazione della Carta Sociale Europea: oltre due medici su tre si rifiutano per motivi etici di effettuare interventi di aborto volontario. Stando ai dati dell'ultima relazione del ministero della Salute risalente allo scorso novembre, si contano il 70 per cento degli obiettori tra i ginecologi, contro il 58,7% del 2005, un dato andato progressivamente crescendo in questi dieci anni per poi stabilizzarsi. Tra gli anestesisti la percentuale di obiettori e' pari al 49,3%, mentre per il personale non medico si e' osservato un forte incremento, con valori passati dal 38,6% del 2005 al 46,5% del 2013. Si osservano notevoli variazioni tra regioni: percentuali superiori all'80% tra i ginecologi sono presenti in 8 regioni, principalmente al sud. 93.3% in Molise, 92.9% nella PA di Bolzano, 90.2% in Basilicata, 87.6% in Sicilia, 86.1% in Puglia, 81.8% in Campania, 80.7% nel Lazio e in Abruzzo. Anche per gli anestesisti i valori piu' elevati si osservano al sud (con un massimo di 79.2% in Sicilia, 77.2% in Calabria, 76.7% in Molise e 71.6% nel Lazio). Per il personale non medico i valori sono piu' bassi e presentano una maggiore variabilita', con un massimo di 89.9% in Molise e 85.2% in Sicilia. Secondo la legge 194 sull'aborto, "gli enti ospedalieri e le case di cura autorizzate sono tenuti in ogni caso ad assicurare l'espletamento delle procedure previste dall'art.7 e l'effettuazione degli interventi di interruzione della gravidanza richiesti secondo le modalita' previste dagli articoli 5,7 e 8." Il controllo e la garanzia che cio' si verifichi e' affidato alle Regioni. Comunque il personale deve ricordare che "L'obiezione di coscienza esonera il personale sanitario ed esercente le attivita' ausiliarie dal compimento delle procedure e delle attivita' specificatamente e necessariamente dirette a determinare l'interruzione della gravidanza, e non dall'assistenza antecedente e conseguente all'intervento" (art. 9 della Legge 194).

La sanzione era arrivata dal Comitato Europeo dei Diritti Sociali dell'organizzazione paneuropea, con una decisione approvata con l'unico voto contrario del presidente, lo spagnolo Luis Jimena Quesada. L'elevato numero di obiettori di coscienza negli ospedali "non garantisce l'esercizio effettivo del diritto delle donne a interrompere la loro gravidanza"; e secondo il comitato la protezione dell'obiezione di coscienza "non deve limitare né aggravare l'esercizio dei diritti riconosciuti dalla legge". La decisione nasceva da un reclamo presentato nel 2012 dalla Federazione Internazionale per la Pianificazione familiare (rete europea). (AGI) 

Ultima modifica il Lunedì, 11 Aprile 2016 16:52

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