“La dinamica dello sgombero del mercatino dei senegalesi a Pescara” aveva già suscitato alcuni interrogativi espressi da Alessio Di Florio dell'Associazione Antimafie Rita Atria PeaceLink Abruzzo, che aggiunge “Le serali dichiarazioni alla stampa, in cui l’area di risulta è stata paragonata a Scampia, con tanto di 'vedette', e si è esplicitamente fatto riferimento ad 'ombre' della camorra, al 'principale snodo della contraffazione del Sud Italia' e addirittura di 'prostituzione maschile' inquieta. E rende gli interrogativi ancora più ineludibili e pesanti”.
Si legge in una nota “la politica dovrebbe interrogarsi su se stessa e fare una profondissima autocritica, di cui non si vede traccia alcuna in queste ore”. Secondo Di Florio “non ha risolto nulla, ma a qualcosa di molto più grave. Fare autocritica, interrogarsi su se stessa e ammettere la reale dimensione di quanto deciso è adesso ancora più indispensabile, necessario, non accantonabile. E tutto questo deve portare a precise assunzioni di responsabilità, con le massime conseguenze possibili. La comunità senegalese sta pagando il prezzo più alto possibile, gli unici finora…”
“Partirà quindi già nelle prossime ore un enorme giro di vite nei confronti delle centrali della contraffazione? Se, come riportato da dichiarazioni ufficiali, merce contraffata c’era da dove proveniva? Chi sono i fornitori?” Queste le domande dell'associazione Antimafie. E ancora “Alla luce di quanto dichiarato in serata, delle 'ombre della camorra', ci sono stati arresti? Ci sono organizzazioni criminali smantellate, o in via di smantellamento? Quali provvedimenti sono stati presi, considerando che nel centro di Pescara (stando a quanto dichiarato) ci sarebbe stata una realtà paragonabile a periferie degradate in mano ad organizzazioni criminali (con la “piccola” differenza che non stiamo parlando di una periferia ma del centro della principale città della Regione…)? In questi mesi si sono intervallati assise istituzionali, tavoli, trattative. La comunità senegalese è mai stata informata di queste 'ombre'? Si è mai chiesta un’interlocuzione e collaborazione con una comunità che si è affermato ha 'senso di responsabilità'?”
L'associazione Antimafie Atria Peacelink tiene a ricordare che in questi anni hanno prodotto 25 tra articoli, dossier e comunicati in cui venivano evidenziata “la ramificata e massiccia presenza di mafie e camorre nei settori più svariati, dal traffico di rifiuti alla droga, dalla prostituzione alle estorsioni, e silenzi, omertà e connivenze.” Prosegue nella nota “Ma da larga parte del mondo istituzionale abbiamo continuato a sentir parlare di Abruzzo 'regione felice', di minimizzazione e mai una vera totale presa di coscienza e in carico della realtà di questa regione.”
Infine chiede Di Florio “Oltre a far esultare l’estrema destra (e torniamo, per la terza volta, a chiederlo: questa 'soddisfazione e plauso' e la militarizzazione della città non suscitano 'nessun turbamento nello schieramento che sostiene l’amministrazione?'), e a mostrare il volto della repressione nei confronti di una comunità che, come ha evidenziato l’estate scorsa la Croce Rossa, 'cerca di integrarsi pacificamente', reparti speciali giunti da fuori, immensi dispiegamenti di uomini e mezzi proseguiranno anche su tutto questo, compresi colletti più o meno bianchi? Sta quindi partendo il più vasto giro di vite, la più massiccia operazione anticrimine della storia d’Abruzzo?”



