Per l'Abruzzo affacciato sul mondo...


Lunedì, 10 Aprile 2017 17:14

Montepulciano D'Abruzzo, il vino che dà lavoro. In testa alla classifica.

Scritto da A.C.

Italia al terzo posto in UE per vigneti.

 

 

1,3 mln di addetti, ecco vini che danno piu’ lavoro in testa alla classifica il Montepulciano d’Abruzzo

 

Con un totale di 19,4 milioni di ore impiegate all’anno in provincia di Chieti è il Montepulciano d’Abruzzo Doc il vino italiano che dà più lavoro a livello locale, davanti al Puglia Igt con 16,5 milioni nella provincia di Foggia e alla Doc Sicilia con 16 milioni di giornate in quella di Trapani. E’ quanto emerge dalla prima analisi sui vini Doc e impatto occupazionale a livello provinciale diffusa dalla Coldiretti al Centro Servizi Arena - stand A, tra il padiglione 6 e 7 in occasione del Vinitaly.

 

Dallo studio traspare dunque in tutta la sua evidenza – sottolinea la Coldiretti - il ruolo del settore vitivinicolo per l’economia e il lavoro nel Mezzogiorno, ma l’impatto occupazionale è rilevante anche al nord. Al quarto posto – continua la Coldiretti - si piazza il lombardo Oltrepò Pavese Doc, con 14,2 milioni di ore di lavoro, davanti a un “collega” del Piemonte l’Asti Docg per produrre il quale ne servono “solo” 13,4 milioni insieme al Barbera d’Asti. Al sesto posto – precisa la Coldiretti - il pregiato Amarone della Valpolicella Docg con 13,1 milioni di ore a Verona dove pesa anche il Soave Docg seguiti da un altro gioiello della regione che ospita il Vinitaly, il Prosecco Docg con 12,9 milioni di ore a Treviso. Ci sono poi i piemontesi Barolo Docg, Barbaresco Docg, Langhe Doc e Roero Docg a Cuneo (12,4 milioni di ore), il Gavi Docg ad Alessandria (10,9 milioni di ore), mentre a chiudere è il Castel Del Monte Doc pugliese, con 9,4 milioni di ore lavorate nella provincia di Bari dove di rilievo c’è anche il Puglia Igt.

 

Complessivamente si stima, secondo la Coldiretti, che il vino abbia offerto durante il 2016 opportunità di lavoro ad un milione e trecentomila persone tra quanti sono impegnati direttamente in vigne, cantine e nella distribuzione commerciale, ma anche in attività connesse, di servizio e nell’indotto che si sono estese negli ambiti piu’ diversi: dall’industria vetraria a quella dei tappi, dai trasporti alle assicurazioni, da quella degli accessori, come cavatappi e sciabole, dai vivai agli imballaggi, dalla ricerca e formazione alla divulgazione, dall’enoturismo alla cosmetica e al mercato del benessere, dall’editoria alla pubblicità, dai programmi software fino alle bioenergie ottenute dai residui di potatura e dai sottoprodotti della vinificazione (fecce, vinacce e raspi). Secondo uno studio della Coldiretti la raccolta di un grappolo alimenta opportunità di lavoro in ben 18 settori: 1) agricoltura, 2) industria trasformazione, 3) commercio/ristorazione, 4) vetro per bicchieri e bottiglie, 5) lavorazione del sughero per tappi, 6) trasporti, 7) assicurazioni/credito/finanza, 8) accessori come cavatappi, sciabole e etilometri, 9) vivaismo, 10) imballaggi come etichette e cartoni, 11) ricerca/formazione/divulgazione, 12) enoturismo, 13) cosmetica, 14) benessere/salute con l’enoterapia, 15) editoria, 16) pubblicità, 17) informatica, 18) bioenergie.

 

“Il settore del vino dimostra più di altri che l’agricoltura è in grado di offrire opportunità di lavoro sia a chi vuole investire con progetti innovativi sia a chi vuole fare una esperienza in campagna a contatto con la natura anche solo per integrare il proprio reddito”, ha affermato il Presidente della Coldiretti Roberto Moncalvo nel denunciare che “la prima vendemmia senza voucher rischia di far perdere 25mila posti di lavoro tra le vigne per giovani e pensionati e occorre trovare pertanto presto una valida soluzione alternativa nell’interesse delle imprese e dei cittadini”.

Borsa nazionale dei vini

Ci sono due vitigni abruzzesi nella top five della borsa nazionale dei vini che hanno avuto in maggior incremento delle vendite in Italia nel 2016. A darne notizia è Coldiretti in occasione del Vinitaly a Verona dove l’organizzazione ha presentato la prima mostra delle bottiglie più alla “moda” nell’ultimo anno. La passerina (+24% i vendite) e il pecorino (+19,2%) si piazzano infatti al secondo e al quarto posto dei primi cinque vini con un aumento esponenziale delle vendite, insieme a Ribolla Gialla (primo posto), Valpolicella Veneto e Primitivo pugliese, mentre il Montepulciano si conferma anche quest’anno il vino abruzzese in assoluto più venduto. La speciale classifica presentata da Coldiretti al Vinitaly evidenzia risultati sorprendenti con un profondo cambiamento nelle abitudini di consumo degli italiani che - sottolinea la Coldiretti - premiano anche negli acquisti di vino le produzioni legate al territorio. Infatti, nella classifica dei primi dieci vini che nel 2016 in Italia hanno fatto registrare il maggior incremento delle vendite, infatti, nessuno è internazionale. Una conferma, secondo Coldiretti, di quanto siano pericolosi i tentativi di minare la distintività delle produzioni come dimostra la recente discussione comunitaria sulla liberalizzazione dei nomi dei vitigni fuori dai luoghi di produzione che consentirebbe anche ai vini stranieri di riportare in etichetta nomi quali lo stesso Montepulciano, tanto per restare ai vini del nostro territorio. “Il futuro dell’agricoltura italiana ed europea dipende dalla capacità di promuovere e tutelare le distintività territoriali che sono state la chiave del successo nel settore del vino dove hanno trovato la massima esaltazione – sottolinea Coldiretti nell’evidenziare che la “biodiversita’ produttiva è un patrimonio del made in italy che va valorizzato e difeso anche a livello internazionale”.

 

 

 

Vigneti UE. Italia al terzo posto dopo Spagna e Francia

di Giovanni d'Agata

78,2% delle vigne europee dedicata al vino di qualità

Eurostat, classifica vigneti in UE fotografa la situazione UE in questi settori come ogni anno, attraverso il resoconto “Agriculture, forestry and fishery statistics”

Secondo l’ultimo rapporto statistico relativo ai dati del 2015 su vigneti e produttori di vino, in Unione europea erano 3,2 milioni gli ettari di vigneti produttivi, appartenenti a circa 2,4 diverse imprese viticole, per una superficie media di 1,3 ettari ciascuna. Le differenze sono comunque significative nei diversi stati membri. Come primo paese spicca la Spagna, dove sono dedicati alla produzione del vino 941 mila ettari, suddivisi in terreni di 1,8 ettari in media per oltre mezzo milione di vignaioli.

Seconda è la Francia con 802 mila ettari coltivati, dove però la concentrazione della proprietà è molto accentuata: 76 mila sono i titolari, ognuno dei quali ha in media oltre 10 ettari di terreni. Terza è l’Italia con 610 mila ettari di 300 mila proprietari, ognuno con un lotto di 2 ettari in media. Questi tre paesi posseggono insieme i tre quarti dell’intera area a vigneti dell’Unione europea (la Spagna il 30%, la Francia il 25% e l’Italia il 19%).



In media il 78,2% delle vigne europee, 2,5 milioni, è dedicata alla produzione di vino di qualità: 2,1 milioni di ettari producono vini con designazione di origine (in Italia Doc e Docg), e 400 mila ettari vini con indicazione geografica protetta (in Italia Igp).



Parlando dell’Italia, spiega lo “Sportello dei Diritti”, la maggior concentrazione di vigne è in Sicilia, che ha una quota di oltre il 16% del totale dei vigneti del Belpaese, che tuttavia non spicca per ambizione: solo il 52% delle nostre vigne produce vini di qualità, percentuale che ci fa impallidire nel confronto con le suddette Spagna (95%) e Francia (84%), ma anche di quasi tutti gli altri paesi. Solo la Romania fa peggio di noi (27%), e la Grecia ci segue a ruota (52,5%).