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Adotta un maiale, non per affetto, per affettato

Il maiale "su misura" con un click, la nuova moda di chi, senza sporcarsi le mani, può dire: " questo salame proviene dal mio allevamento!

 

Adotta un maialino! L'iniziativa non è stata pensata per coltivare affetto verso il piccolo maialino, no, per garantirsi una fornitura esclusiva di prosciutti, salami, salsicce o carni fresche sulla base dei propri gusti e delle usanze del territorio con la scusa di salvare dall'estinzione piatti dimenticati, dal sanguinaccio ai ciccioli fino alla strolghino, perche' in campagna del maiale non si butta via niente. Tutti piatti per cui si deve avere una vera passione, per gustarli, perchè molto particolari.

 Al "Gran Gala' del maiale", indetto per la 60ª Giornata nazionale del Ringraziamento promossa dalla Conferenza Episcopale (Cei), una festa di origine pagana, per rendere grazie per il raccolto dei campi e chiedere la benedizione sui nuovi lavori, è stata presentata l'idea "dell'adotta un maiale". Promosso a Bologna, dalla Coldiretti, questo galà al sanguinaccio, ricorda una antica usanza autunnale del passato. In tutta la penisola normalmente il primo weekend dopo il giorno di San Martino (11 novembre), si festeggia l'inizio della nuova annata agraria, il capodanno dell'agricoltura, in campagna facendo la "Festa al maiale". Un sacirficio rituale.

Questa sembrerebbe, per assurdo, la moda del momento. Il fenomeno dell'acquisto del maiale in stalla con le diverse formule dell' "adozione", dell'"allevamento a distanza" o "su misura" registra una crescita in tutta Italia e si contano oramai migliaia di allevamenti disponibili.

Chissà cosa ne pensano i macellai di questa nuova moda in un momento di crisi come questo?

E le condizioni?

Il cliente "affidatario" versa una somma di 150 euro e contribuisce con una rata di 45 euro x 12 mesi (circa mille euro), che serve essenzialmente per il sostentamento del suino. Nel corso dei mesi di allevamento lo stesso potra' visitare l'azienda per controllare le condizioni ed il tipo di alimentazione.

Poi una volta raggiunta l'età giusta, non è chiaro se la macellazione, la lavorazione dell'insaccato è compresa o diventa una spesa aggiuntiva, a meno che non sia il proprietario stesso in grado di farlo e abbia lo spazio per organizzarsi.

Il ricordo della antica tradizione è una nobile idea, certo. Vinti dalla smania di trasformare tutto in profitto finanziario, si dimentica che la tradizione su citata, era un rito di passaggio per la gente che lo compieva. L'uccisione del maiale veniva fatta nelle stalle, da tutti gli appartenenti alla comunità contadina, condividendo un momento di fertilità e abbondanza. Nel rispetto di quel sacrificio che dava alle famiglie cibo per l'inverno. Tutti lavoravano insieme, si spartivano i compiti e c'era molta complicità tra le persone; tutti sapevano bene da dove proveniva la carne.

La maggior parte delle persone quando vede un maialino, un vitellino, una capretta esclama: "Che amore! come è bella!" Alcuni, solo per un  attimo, ponderano l'idea di non mangiare più carne ma subito dopo si siedono a tavola e ingurgitano prosciutto, bistecche, salame, magari, ne buttano un pò, perchè troppo. Si comportano come se ignorassero totalmente l'origine da cui provenga la carne: alberi? Sotto ai cespugli? Dalla terra, come le patate?

Riconnettersi con questa origine può aiutare a rispettare il cibo e la sua provienza, senza sprechi, senza esagerazioni.  

Forse un click sul web non basta per capire quel rispetto che i contadini avevano e hanno per la terra, per il sacrificio dell'animale, per tutto quello che la natura offre ogni periodo dell'anno. Forse bisognerebbe sporcarsi di più le mani e passare dalla realtà virtuale a quella di Madre natura.

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