Pescara e provincia
Pescara e provincia
“Oh che bel sito per una città commerciale! Buttiamo giù queste mura e costruiamo un porto su questo fiume e Pescara in men di un secolo sarà la più grande città degli Abruzzi” quella del 17 ottobre 1860 fu un vaticinio a metà di Vittorio Emanuele II, Re di Piemonte e Sardegna, che disse andando verso Teano ad incontrare il generale Giuseppe Garibaldi. E' Claudio Agostini (Consigliere Nazionale U.M.I.) a ricordarla, unione dei Monarchici, una esigua frangia di nostalgici che auspicano il ritorno del re per risolvere la crisi economica in Italia.
A 154 anni da quel vaticinio, "Pescara, dopo aver conosciuto la grandezza per essa auspicato, è tornata a languire sotto la scure della crisi, (che purtroppo ha colpito non solo la città e l'intera Nazione ma quasi tutto il globo) e - dice Agostini - soprattutto sotto quella dell'immobilismo o peggio del pessimo mobilismo di una classe politica cieca, arrogante ed incapace di pensare al bene della comunità (ma capacissima di pensare al proprio bene)."
L'UMI Abruzzo, depreca l'operato "di questa politica che in 68 anni di governo repubblicano, dopo aver illuso un intero popolo con il boom economico degli anni '60, ha portato la Nazione sull'orlo di un baratro dal quale difficilmente essa potrà allontanarsi se non si cambia marcia, auspica per la splendida città di Pescara, “porta Aprutii et sera regni”, per l'Abruzzo di cui essa è la più grande ed operosa città, e per l'Italia tutta, languente e ridotta ormai ad essere “non donna di province, ma bordello”, un rapido recupero di tutte le sue potenzialità, recupero che necessariamente dovrà passare per il recupero di quei valori di cui la Monarchia è custode severo e capace."
"Il futuro è nella tradizione, il futuro, come ci insegnano le Monarchie di ben 10 Paesi della nostra Europa che primeggiano tra gli altri sodali, è nella Monarchia."



