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Cenacolo MIchetti - la figura di Pasquale Masciantonio

Mostre

L'Inaugurazione, al Castello Ducale di Casoli, di una mostra permanente sulla figura di Pasquale Masciantonio e gli amici del Cenacolo abruzzese, che durerà dal 2 al 5 agosto, una celbrazione in grande stile che si aprirà con la presentazione di un volume, “Terra Vergine” - Mario Ianieri Editore - raccolta di novelle che Gabriele D'Annunzio ha scritto da giovane, con la speranza mai sopita di vederle illustrate da Francesco Paolo Michetti e che oggi, grazie ad un' iniziativa di grande spessore editoriale e culturale, sono racchiuse in una unica pubblicazione, come detto, con undici illustrazioni del Maestro Mimmo Sarchiapone, tante quante sono le novelle dell'allora giovane D'Annunzio.

Una mostra grafica, sempre del maestro Sarchiapone, “Pescara nell'epoca dannunziana” incisioni all'acquaforte, nella quale le opere si basano su vecchie foto d'epoca raccolte da Pasquale De Antonis.

 

In queste incisioni, l'autore fa un "amoroso recupero dell'iconografia dei luoghi" che connotavano la "Pescara nell'epoca dannunziana".

Sono questi i passi fondamentali che venerdì 2 agosto 2013 l'Amministrazione Comunale di Casoli muoverà per affrontare un ulteriore percorso, volto a rimarcare l'importanza della propria storia, soprattutto, come in questo caso, anche per ciò che riguarda il ruolo, la presenza, la produzione intellettuale, di Gabriele D'Annunzio a Casoli. Il tutto si completerà lunedì 5 agosto 2013, con il convegno dal titolo “Henry Furts – Legionario con Gabriele D'Annunzio a Fiume” al quale parteciperanno Francesca Gentile e Mirko Menna (studiosi e ricercatori dannunziani).

Il Cenacolo michettiano

Il Cenacolo michettiano ebbe origine nel 1880 e si deve a Mario Vecchioni il merito d’aver per primo, nel 1955, precisato come e quando Michetti, insieme con d’Annunzio, Tosti, Barbella e De Cecco, diede vita a quel famoso sodalizio che tanta importanza rivestì nella cultura abruzzese ed italiana di fine Ottocento.

Il Vecchioni precisò, infatti, che non vi è stato biografo di d’Annunzio che non sia incorso in errore circa gli artisti che diedero origine ed alimentarono il glorioso Cenacolo di Francavilla al Mare. «Eppure lo stesso d’Annunzio – conferma Vecchioni – ha immortalato la bella compagnia d’amici, che vissero nel culto dell’arte fra promesse e speranze di gloria, nella dedica a Idillii selvaggi compresi nella seconda edizione di Primo vere (1880): a F. P. Tosti, a F. P. Michetti, a Costantino Barbella, a Paolo De Cecco – questi scialbi pitiambici – in ricambio – del XXVI ottobre, un poema!», in ricordo, cioè, del primo incontro francavillese. (Cfr. Mario Vecchioni, Lettere inedite di Gabriele d’Annunzio a Paolo De Cecco, in D’Annunzio a Roma, Roma, Fratelli Palombi, 1955, pp. 157-8).

I fondatori del cenacolo furono: Paolo De Cecco (1843-1922), Gabriele d’Annunzio (1863-1938), Francesco Paolo Michetti (1851-1929), Francesco Paolo Tosti (1846-1916) e Costantino Barbella (1852-1925). I più assidui ed importanti frequentatori furono Edoardo Scarfoglio (1860-1917), Matilde Serao (1856-1927), Guido Boggiani (1861-1901) e Alfonso Muzii (1856-1946).

Lo scrittore Primo Levi, anch’egli frequentatore del Cenacolo, scrisse nel 1882 nel famoso libro Abruzzo forte e gentile: «Già da tempo […] nel 1880 […] convenne […] un’eletta schiera di artisti sommi, nel casone strano di Michetti, in riva al mare, da Edoardo Scarfoglio, a Francesco Paolo Tosti, da Gabriele d’Annunzio a Guido Boggiani, da Matilde Serao a Costantino Barbella. Ha vita il Cenacolo degli Artisti, denominazione rimasta allo studio di Michetti».

Nel cenobio, Michetti disegnava le sue famose pastorelle, d’Annunzio scriveva articoli mondani, Tosti cantava le sue melodie, Barbella modellava statue, De Cecco, disegnava e allietava gli amici suonando il mandolino. Fu, quindi, una sorta di officina dove tentò di realizzare, anche se in modo sperimentale, il sogno di abbattere le barriere tra un’arte e l’altra, di creare un sistema di interferenze fra pittura, scultura, musica e versi. Tutti gli artisti lavorarono in sintonia sotto la guida di Michetti e influenzati, come il resto dell’Europa, dal sogno di una grande immensa Arte fatta di tutte le arti. A questa operosità artistica faceva riscontro lo sviluppo turistico di Francavilla. La città non era mai stata avara di nomi illustri nel campo delle lettere, delle leggi, delle scienze e delle arti, ma in quegli anni costituì un vero e proprio polo di attrazione per quanti, pur provenendo da centri più evoluti di Francavilla per trascorrere le vacanze estive, trovavano qui l’occasione di un soggiorno culturalmente qualificato.

La nascita del cenacolo a Francavilla, che con la pittura, la musica ed il disegno irradiò tanta luce d’arte, indusse Papini e Giuliotti nel 1923 a scrivere nel loro Dizionario dell’Omo Salvatico, che l’Italia, a causa di quella leggendaria brigata, «corse il rischio di diventare abruzzese».

L’attività del Cenacolo ebbe una vita intensa ma breve; terminò, infatti, nel 1889, anno in cui si sposarono Costantino Barbella e Carmelo Errico. Del resto dei cinque fondatori del Cenacolo, d’Annunzio si era sposato nel 1883, Paolo De Cecco nel 1884, Michetti e Tosti nel 1888. Che ufficialmente il cenacolo michettiano sia cessato nel 1889 ne abbiamo dimostrazione nell’estate di quell’anno in quanto Michetti, invece di invitare d’Annunzio al convento come aveva fatto l’anno precedente, gli trovò L’Eremo di San Vito per trascorrere l’estate insieme con Barbara Leoni.

Nel 1932, il pittore abruzzese Italo De Sanctis, riferendosi alla decisione di Michetti di vivere a Francavilla così scriverà: «Gli era piaciuta quella campagna placida, tutta fresca di orti e di frutteti. Con pochi soldi si sbarcava il lunario, in una solitudine un po’ selvaggia. La gente era buona e il vino era come la gente. Le donne, belle, erette, flessuose, andavano in camicia bianca e gonnelle succinte, mostrando senza alcuna malizia i seni turgidi e le braccia tornite.

Gli uomini erano gravi e come monumenti. Vi chiamò amici e colleghi, che accorsero entusiasti e formarono il Cenacolo che diede all’Italia la poesia più alta, la pittura più veemente, la canzone più accorata. Francavilla era un luogo ideale per la loro vita capricciosa; ed essi vi vissero nella piena grazia del Signore, della gioia di creare, della febbre del lavoro, dell’ebrietà dei canti, dei rapimenti dell’amore. Tempi del buon umore, della gioia totale! Le albe si seguivano rosee nell’oblio delle stagioni, e un incantamento sonoro era nell’estasi della luce, una fragranza di spiganardo nell’aria. Giovani, liberi e scapigliati, non soffrivano stanchezza. A giornate di alacre e fecondo lavoro seguivano notti di deliranti gaudii, al chiaro di luna. Persino delle vaghissime amazzoni scendevano da Chieti alla marina per rendere più fiabesca la loro vita, in quel lembo di paradiso…».

Pasquale Masciantonio

Pasquale Masciantonio nacque il 20 agosto 1869 a Casoli, nell’appartamento al primo piano di questo castello, da una delle famiglie più benestanti della cittadina, che nel proprio albero genealogico annoverava un abate regio, Tommaso Mosè (nato nel 1747), confessore di Ferdinando IV, re di Napoli, ed un professore di filosofia e teologia al seminario regionale di Chieti nonché canonico teologo del Capitolo metropolitano, Raffaele (nato nel 1783). Il padre, Raffaele, di trentatré anni, era «civile proprietario» o, come diremmo oggi, proprietario terriero, così come «civile proprietaria» era la madre, Concetta Di Benedetto, di dieci anni più giovane.

Secondo di dieci figli, il giovane Pasquale (al quale fu rinnovato il nome del nonno) venne mandato a Napoli per compiervi prima gli studi classici e, successivamente, quelli universitari nella facoltà di Giurisprudenza dalla quale uscì, laureato, nel 1891. A questo periodo risale l’amicizia con d’Annunzio il quale, il 26 agosto di quell’anno, lasciò l’Abruzzo per recarsi verso i più mondani lidi partenopei ove sarebbe rimasto per un periodo di due anni.

Dopo la laurea, Masciantonio si dedicò alla professione d’avvocato, aprendo uno studio legale a Casoli e un altro a Roma, in via del Babuino, dove fu anche amministratore dei beni della principessa Torlonia. Qui visse fino alla morte, avvenuta il 7 febbraio 1923.

L’Abruzzo stava allora attraversando un periodo d’intenso fervore creativo grazie alla presenza di personaggi destinati a lasciare un segno tangibile nei loro rispettivi ambiti di ricerca. Già dall’inizio degli anni Ottanta, Michetti, che si era definitivamente stabilito a Francavilla al Mare, aveva creato un magnifico cenacolo intellettuale al quale accedevano i rappresentanti più eletti della cultura regionale e nazionale.

Masciantonio non rimase certo insensibile alle lusinghe di una vita nella quale coniugare sapientemente attività politica ed intellettuale, in modo da potersi muovere abilmente e amabilmente dentro e fuori i cenacoli culturali della capitale, oltre che della sua regione.

In perfetta comunione d’intenti e legato ai sodali francavillesi da fraterni vincoli di amicizia, seppe offrire loro l’ospitalità dei salotti romani così come del suo castello, insieme al «sorriso pronto» e al «cuore pieno di affetto». La vivace intelligenza e la bontà d’animo che caratterizzarono la sua persona fecero facilmente breccia negli animi dei più anziani Michetti, Scarfoglio, Tosti, Barbella, Filippo De Titta. I rapporti più intensi li ebbe, però, con Gabriele d’Annunzio nei confronti del quale esercitò, nonostante la più giovane età, il ruolo di accorto consigliere, sempre prodigo a elargire sostentamenti morali e, maggiormente, economici.

Se il “convento” michettiano rappresentava il luogo d’incontro in prossimità del mare, Masciantonio fece del suo castello il ritrovo ideale ed ospitale per persone che ad una rinfrescante nuotata non disdegnavano di alternare vigorose passeggiate lungo i sentieri montani.

Nelle elezioni amministrative che si svolsero nel maggio 1895, Pascal fu eletto, per la prima volta, a ventisei anni, sindaco di Casoli, al termine di un periodo che così aveva definito, senza mezzi termini, in una lettera del 29 maggio, ad Edoardo Scarfoglio: «È chiuso il triste periodo elettorale, è finito il baccano abominevole degli ambiziosi [...]».

Quegli anni d’impegno amministrativo videro il giovane sindaco darsi concretamente da fare per la realizzazione del progetto relativo alla costruzione della ferrovia Sangritana. Il progetto prevedeva i seguenti tronchi, per una lunghezza complessiva di 148,184 chilometri: Ortona (porto)-Orsogna, Orsogna-Biforcazione,
San Vito-Lanciano, Lanciano-Biforcazione, Biforcazione-Casoli, Casoli-Archi-Atessa, Archi-Villa Santa Maria, Villa Santa Maria-Ateleta, Ateleta-Castel di Sangro.

Nell’estate del 1900, archiviata l’esperienza da sindaco, si presentò candidato alla Camera dei Deputati per il collegio di Gessopalena. Ben difficile appariva il suo tentativo, avendo come avversario il parlamentare uscente Gian Tommaso Tozzi, celebre legale.

Da quella votazione risultarono 1.075 preferenze per il Tozzi e 1.056 per Masciantonio che a Casoli riportò 318 voti contro i 60 andati al suo avversario. L’esito di quella giornata non accontentò, però, nessuno dei due candidati. All’indomani delle elezioni, infatti, la Giunta parlamentare, esaminata la posizione del collegio di Gessopalena, proclamò il ballottaggio.

I risultati delle votazioni del 22 luglio questa volta gli diedero ragione: 1123 voti per lui; 1057 per Tozzi. «Di più, delle 257 schede contestate o annullate, 114 erano da attribuirsi all’eletto; il quale, in realtà, ha riportato quindi 1237 voti», scrissero i giornali.

Appena eletto, si diede subito da fare per la realizzazione di due iniziative: una riguardante la ferrovia Sangritana, l’altra per riunire gli abruzzesi in una solenne manifestazione che avrebbe dovuto celebrare l’impresa del principe Luigi Amedeo di Savoia, duca degli Abruzzi, reduce da una spedizione artica.

Il 18 ottobre 1904 ebbe termine, dopo quattro anni, la XXI legislatura: quella che aveva registrato l’esordio di Masciantonio in Parlamento. L’ex deputato si ripresentò, sempre nel collegio di Gessopalena, alle elezioni che si svolsero nel novembre dello stesso anno.

Il giorno delle votazioni Masciantonio riportò 2050 preferenze, lasciando «i pochi avversarii, sgominati e confusi [i quali] non hanno potuto organizzare nemmeno un simulacro di lotta».

L’8 febbraio 1909 Masciantonio terminò il suo secondo mandato parlamentare. Si presentò nuovamente, per il collegio di Chieti, alle elezioni generali politiche del 7 e 14 marzo 1909, che Giolitti decise di indire «con un anticipo di circa otto mesi rispetto alla normale data di scadenza di una legislatura che era stata comunque una delle più lunghe della vita parlamentare italiana».

I risultati delle votazioni gli furono sicuramente favorevoli. Riportò, infatti, 1755 voti contro i 686 dell’avversario.

Nell’agosto del 1912 fu inaugurato il primo tronco della Ferrovia Sangritana, destinata a «congiungere l’Adriatico alla
Sulmona-Isernia, ed a portare un soffio di vita nuova a quelle popolazioni pazienti e laboriose». Il sogno accarezzato per tanti anni da Masciantonio, ancor prima di diventare deputato, si era finalmente realizzato.

Terminata, il 29 settembre 1913, la XXIII legislatura, Masciantonio si candidò alle elezioni politiche successive.

Durante il primo conflitto mondiale (che aveva visto Masciantonio schierato a favore dei neutralisti) il rapporto con d’Annunzio proseguì, ma in maniera sempre più distaccata.

Dopo la parentesi bellica, Pascal seppe abilmente sfruttare la quasi trentennale conoscenza che lo legava a Francesco Saverio Nitti diventato, il 23 giugno 1919, capo del governo. Quello stesso giorno
venne, infatti, nominato sottosegretario alle Poste: incarico che ebbe fino al 14 marzo dell’anno successivo per passare, l’indomani, al ministero delle Finanze (in sostituzione dell’onorevole Francesco Perrone) dove rimase fino al 21 maggio dello stesso anno.

La legislatura, iniziata il 27 novembre 1913, ebbe termine il 29 settembre 1919. Le nuove elezioni ci furono circa due mesi dopo, il 16 novembre. La campagna elettorale lo vide impegnato nella lista “Stella” ministeriale che aveva riconfermato anche l’avvocato Francesco Tedesco (già ministro delle Finanze) di Ortona, e il deputato professor Raffaele Caporali, di Lanciano. Masciantonio, ultimo della sua lista, riportò 40.295 voti; Janni, 30.333.

Durante la legislatura, fu nominato Commissario per l’esame e l’applicazione della tariffa doganale (7 agosto 1920) e membro della Commissione permanente finanze e tesoro.

Il 7 aprile 1921 terminò la XXV legislatura che era iniziata il 1 dicembre 1919. Giolitti, nel frattempo, era tornato ad essere capo del Governo, succedendo a Nitti il 15 giugno 1920.

Le nuove elezioni furono indette il 15 maggio. La lista ministeriale portò a Montecitorio 14 dei 17 candidati, tra cui Masciantonio (eletto con 28.498 voti), Paolucci, Bassino e Riccio, confermando così «una forte ripresa del giolittismo».

Nei due anni di attività parlamentare, fino alla morte, Masciantonio fu membro della Commissione permanente finanze e tesoro per l’esercizio 1922-23, e, dal 20 giugno 1921, Commissario della Giunta per le elezioni. Inizialmente iscritto al gruppo della Democrazia Liberale, passò a quello della Democrazia.

Gli eventi del 1922 lo convinsero «a farsi da parte [...]. Pur non prendendo una decisa posizione, a causa della brevità del tempo trascorso, aveva accolto con diffidenza l’avvento al potere del Fascismo».

Verso la fine di gennaio 1923, fu colpito da una leggera forma di influenza che non aveva prodotto nessun allarme nella famiglia. Le condizioni si aggravarono improvvisamente la notte tra il sei e il sette febbraio in seguito ad un attacco di broncopolmonite.

Qualche ora più tardi, alle 5, per una paralisi cardiaca, Mascian-tonio morì nella sua abitazione romana, al numero 14 di via Veneto.

I funerali si svolsero a Roma venerdì 9 febbraio. «Fin dalle prime ore del mattino nell’ampio androne del palazzo di via Veneto fu un continuo affluire di amici, di autorità, di personalità della politica, della scienza, delle arti». Alle ore 10,30, la salma, portata a spalla da alcuni conterranei, fu posta nel carro di prima classe che la trasportò fino alla stazione Termini dove si formò il corteo. «Sotto una pioggia torrenziale, per via Boncompagni, via Piemonte, il corteo giunse alla chiesa parrocchiale di S. Camillo, dove sostò oltre mezz’ora. La salma trasportata nel tempio ricevé l’assoluzione».

L’indomani, il feretro partì per l’Abruzzo, accompagnato dal fratello Domenico, dal sindaco di Casoli Mosè Ricci, dall’avvocato Esculapio De Cinque, dall’ingegner Besenzanica, da Antonio Caccavallo e da altri intimi amici. Giunto alla stazione di San Vito-Lanciano, fu fatto salire su un treno, predisposto per l’occasione, che l’accompagnasse a Casoli per essere tumulato nel sepolcreto di famiglia, percorrendo quella ferrovia Sangritana per la cui realizzazione Masciantonio aveva impegnato la sua energia e la sua attività d’uomo e di politico insieme con l’Ingegner Ernesto Besenzanica, che era stato il realizzatore del progetto ferroviario. Una volta a Casoli, la bara fu trasportata dalla stazione (dove era giunta verso le ore 9) alla città su un camion
della società «Maiella» di Chieti. Imponente fu la cerimonia alla quale parteciparono le principali autorità della provincia teatina, oltre ad innumerevoli associazioni giunte da tutti i comuni dell’ex collegio di Gessopalena. Dopo la funzione religiosa in Piazza De Cinque, oggi Piazza del popolo, diedero l’estremo saluto il prefetto di Chieti, Giuseppe Regard, a nome del Governo, il comm. Michele Persichetti, a nome della Deputazione Provinciale, il dott. Ernesto De Vincentiis, a nome del P.N.F., l’avvocato Manin Carabba, a nome del foro lancianese, il sindaco di Casoli ed il dottor Domenico Rossetti. In nome della famiglia intervenne Esculapio De Cinque

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