Per l'Abruzzo affacciato sul mondo...


 

I fratelli Masci conquistano l’America

fratelli masciDa San Giovanni di Cagnano (AQ) a N. Y. il giornalista LIno MAnocchia intervista i Fratelli Masci.

NEW YORK, - No, non è fantascienza, ma la vicenda reale di due fratelli abruzzesi, emigrati in America nel 1976, dal minuscolo centro di San Giovanni di Cagnano in provincia di Aquila.

 

I protagonisti di questa roccambolesca avventura sono Fernando e Gino Masci (foto), proprietari del più famoso ristorante della Grande Mela, “Il Mulino” che ospita Presidenti, ambasciatori, avvocati, letterati, e chi più ne ha, più ne metta. I  Presidenti del Nuovo Mondo: Barack  Obama e Bill Clinton sono i più recenti “clienti” i quali, recentemente, hanno consumato “tet a tet” nella più “schietta privacy”, un pranzo goloso, lontani, ovviamente, dai clienti festosi impegnati a gustare i cibi preparati dai due semplici, modesti, laboriosi abruzzesi.

Il nostro racconto parte 30 anni or sono. Il grazioso centro aquilano non offriva gran che alla vita dei suoi operosi ma disoccupati cittadini. Fernando, il più anziano, convince Gino a cambiare aria, rattristati, ovviamente, di dover lasciare i genitori, gli amici, il superbo Gran Sasso ed il buon vino. Dopo aver trascorso un lungo tempo in ottimi ristoranti romani, imparando i segreti dell’arte culinaria, sbarcano in Canada, dove lavorano in buoni ristoranti, per poi passare, in America, la terra dei sogni ad occhi aperti.

Come arrivaste al nome del ristorante Il Mulino? chiediamo.

«Da bambini, nostro padre lavorava nel cemento e noi andavamo al mulino per racimolare un po’ di farina per la polenta invernale. Il mulino era divenuto il nostro club dove imparavamo anche l’arte e a vivere con la comunità. Quando ripenso a quei giorni, ho 63 anni, gli occhi mi si inumidiscono. Il rinomato tempio culinario, che si erge in un calmo angolo del Greenwich Village (N.Y.) ha clienti anche giapponesi e cinesi, ma sono gli americani che gareggiano a provare le numerose pietanze e, come dice Gino, ogni cliente viene trattato al pari di una celebrità.»

Notiamo, che in Canada, California, Las Vegas, Westchester (NY) ed altri centri, usano il vostro nome. Siete forse padroni di tutti questi locali?

«No, risponde Gino. Sono omonimi, ma... non parenti. Noi abbiamo venduto soltanto la “franchise” (concessione del nome). Come può constatare il nostro Mulino è già un impegno non comune ed il telefono, Dio lo benedica, non cessa mai di trillare. Confesso che qualche annetto fa avevo deciso di ritirarmi per consumare parte della mia pensione sui monti abruzzesi, e al mare azzurro dell’Adriatico con i miei numerosi cugini, ma sei anni fa mia madre rese l’anima a Dio e Fernando mi convinse di “star quieto” ed eccoci qua.»

Italiani turisti ne vedete sovente?

«Tanti, ed è un piacere ritrovarsi con gruppi di puro sangue. Qui son venuti tanti illustri personaggi, come il nostro onorevole Andreotti. Qualche anno fa il Presidente della Repubblica Italiana ci conferì un “riconoscimento” ma, purtroppo, non potemmo andare a ritirarlo per ragioni di lavoro.»

Allora l’Abruzzo è passato nel dimenticatoio?...

«Affatto, adesso trascorriamo molto tempo a Miami, non in vacanza ma a dirigere il nuovo ristorante: “Il Gabbiano”, simbolo marinaresco, un locale che non impiegherà molto tempo per superare il... vecchio Mulino.»

Dunque, New York e Miami, si dividono le vostre prelibate pietanze. Vuoi dirci qual è la più richiesta, e quella da voi preferita?

«L’aragosta arrabbiata, preparata con peperoncino piccante e aglio, e poi i ravioli ripieni di porcino, con crema di tartufo nero, che viene dall’Italia, affogati di champagne, sono imbattibili

Distacchiamoci brevemente dal “Mulino” e parliamo del “Gabbiano”.

«E’ un locale che contiene 200 persone. Cento nel settore coperto e cento sulla vasta terrazza, separata da una ampia vetrata, che si specchia sulla Baia di  Key Biscaine. Lo spettacolo è  veramente elettrizzante, e le pietanze sono tipicamente come quelle del Mulino con l’ aggiunta di qualche pesce esotico che a Miami abbondano.»

San Giovanni di Cagnano è stata colpita duramente dal sisma?

«Stando a quanto mi riferiscono i miei cugini le case hanno subito delle incrinature riparabili. Noi avevamo deciso di mandare una buona somma per i lavori, ma mi dicono di attendere perché la burocrazia sta subendo soste e allora... Tuttavia siamo sempre pronti a fare il nostro dovere, come quando, l’undici settembre 2001, le due Torri di New York vennero colpite dall’aereo: donammo dieci mila dollari.»

Gino, un’ultima curiosità: Cosa hai servito ai due Presidenti americani?

«Diverse portate, tra le quali, Capellini con  aragostine e vongole al Presidente Obama, e “bronzine” al sale con salsa di olio di limone e oregano, al simpatico Clinton.»

Ed il conto... chi l’ha pagato?

«Top secret questo... “questione di Stato”.»

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