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Intervista a Claudio Amicantonio: ciò che ostacola la felicità è scoprire chi siamo e cosa vogliamo

“Un caffè forse” di Claudio Amicantonio,

 Domani 17 aprile, alle 18,30 presentazione di alla Feltrinelli di Pescara.

 

"Un caffè forse" non è certo il suo primo libro ma il suo primo romanzo che sta riscuotendo successo. Ha scritto molte pubblicazioni, sì, ma come studioso di filosofia e preferisce parlare del suo romanzo che considera più interessante perchè è convinto che la filosofia sia inaccessibile a molti e innaturale per l'uomo.

 

Claudio Amicantonio, insegnante di filosofia al liceo Da Vinci di Pescara, scrittore e ricercatore, ha incontrato la nostra redazione per qualche domanda davanti a un caffè...forse.

 

 

Come è nata l'idea di questo romanzo?

Per gioco. Ho presentato alcune pagine agli studenti nelle ore di supplenza, presentandole come creazione di un alunno di un'altra classe. Mi sono reso conto subito che catturava il loro interesse e sappiamo quanto è difficile durante una supplenza! Questo mi ha incoraggiato a terminare il libro. Poi l'ho fatto leggere ad alcuni personaggi importanti, scrittori come Giovanni D'Alessandro, che mi hanno esortato a pubblicarlo.

 

E' vero che alcune case editrici, colossi importanti, si stanno interessando a te?

Si, è vero. Preferisco non parlarne, però, per scaramanzia.

 

Perchè pensi che la filosofia sia inaccessibile pr molti e innaturale per l'uomo?

Se volgarizzata è accessibile la filosofia. Questo è giusto. Ma io credo che sia innaturale, in fondo, se teniamo conto della sopravvivenza. Se noi pensiamo che la Filosofia sia ricerca della verità, dobbiamo tener conto che questo è innaturale perché l'uomo per sua natura tende a mentire a se stesso.

In che senso mente a se stesso?

Sulle relazioni, sul lavoro, sulla vita, sul proprio comportamento non vogliamo essere messi in discussione, perché fa male. La verità fa male e la ricerca della verità è innaturale per questo motivo. E poi la filosofia ti fa entrare nella vita, dentro, non sopravvivere, sopra la vita. E questo non è facile da compiere per tutti. E' innaturale inteso come sforzo.

 

Tu sei un giovane insegnante, svolgi questo ruolo da quando avevi appena 24 anni. Come reagiscono i ragazzi alla filosofia.

Fino a qualche tempo fa i ragazzi di 15/16 anni ancora non erano adulti, inteso come colui che mente a se stesso, erano ancora aperti alla ricerca della verità. Ma oggi noto che divengono adulti troppo in fretta e sono restii a questa materia.

 

A questo punto è d'uopo chiedere che cosa sia la verità per te? Cosa intendi?

In fondo non è importante quale sia la verità ma se c'è una verità.

 

Che cosa è la felicità per te?

Mi sono reso conto, stando a contatto proprio con i ragazzi, che il primo passo da fare è scoprire chi siamo. Il problema che ostacola una felicità, se c'è, è scoprire chi siamo. Noi non lo sappiamo. La maggior parte di noi non lo sa. Poi è importante scoprire cosa si vuole e magari, come ottenerlo. Lasciamo perdere ottenerlo, quello è un problema secondario. Il malessere è collegato al fatto che non si sa chi siamo e che cosa vogliamo. Il discorso poi sarebbe troppo elaborato e lungo.

 

 

Frequenti sono i tuoi reading con Stefano D'Alberto in "Happy hour" trasmissione radiofonica, vuoi parlarcene?

Sì, Stefano è un bravo animatore e presentatore e sono contento di poter essere presente ai suoi programmi. Mi coinvolge simpaticamente e fa leggere alcuni brani del libro a delle ragazze. Ci divertiamo molto devo dire.

 

Il prossimo appuntamento per chi volesse assistere ad una presentazione del tuo libro?

Sabato 17 aprile alla libreria Feltrinelli invito tutti per la presentazione del libro Un caffè forse Ed. Tracce

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