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Palio di Viccio. Sindaco di Palo del Colle racconta luoghi, Civitas, Storia e riti.
L'intervista
“Palo del Colle, la cittadina che mi onoro di rappresentare, è un comune che conta 21.716 abitanti, a 17 km. dal capoluogo pugliese". Intervista a Domenico Conte, Sindaco di Palo del Colle, a cui abbiamo chiesto di "presentare" la sua storia secolare, le sue tradizioni, con il Palio del Viccio che si è da poco tenuto.
"La messe di ritrovamenti archeologici del territorio - costituiti prevalentemente da tombe con il loro corredo funerario - sembra avvalorare l’origine preromana dell’abitato, plausibilmente da ascriversi a popolazioni italiche piuttosto che a coloni provenienti dalla Grecia (Francesco Polito - Per la storia di Palo del Colle, Ed. Liantonio, 1934). Alla presenza di tali insediamenti è stato ricondotto l’antroponimo Palionenses, citato nella Naturalis historia da Plinio il Vecchio tra gli antichi abitanti della Regio II. Secondo lo storico Cirielli, tale antroponimo andrebbe ricondotto al toponimo Palìon, mutato in epoca romana in Palium e poi in Palum. Unico nella zona, il centro abitato palese insiste su un colle dominato dal settecentesco “Palazzo Filomarino Della Rocca”, dall'edificio della Chiesa Matrice “Santa Maria La Porta” e dal trecentesco campanile in stile romanico pugliese, tra i più imponenti e maestosi di Puglia, indicato dai Palesi con il nomignolo: u Spiàun ("lo Spione"). Una delle più antiche tradizioni palesi è sicuramente il Palio del Viccio, un rito spettacolare della nostra cultura ancestrale connessa al ciclo agrario. Evento che rievoca un momento storico ben definito, ma pur sempre ricoperto da una patina di leggenda, come sempre avviene in questi casi per la labilità che lo scorrere del tempo ingenera nei “fatti” storici. Parliamo del passaggio della Regina Bona Sforza, della quale si narra che qui fece visita ai suoi allevamenti di cavalli."
"Ma la storicità della manifestazione affonda le sue radici in epoche antecedenti. A tal proposito, occorre far riferimento ad uno degli studiosi di storia locale che più si è dedicato al tema, il Prof. Dino Tarantino, che ha permesso di ricollocare, nelle sue opere, i diversi riferimenti storici presenti nei testi antichi, ricomponendo i diversi tasselli, un po’ come si fa in un puzzle. Precisa, infatti, che alla ricerca delle origini storiche del Palio del Viccio, taluni studiosi (F. Polito) hanno richiamato l’autore della colossale fatica enciclopedica “Naturalis historia”, Plinio il Vecchio (23 -79 d.C.) che ivi parla dei “ludi qui fiebant more Palensium” (giochi che si svolgevano secondo la tradizione dei Palesi). Un riscontro si troverebbe anche in un documento del 1546 dell’universitas di Palo, in cui si fa riferimento al Palio detto di S. Luca. Un altro autore, G. Birardi, osserva che la corsa dei cavalieri è sicuro indizio della presenza di molti cavalli “in loco” e collega l’istituzione del Palio con la tenuta di allevamento di cavalli nella difesa di Auricarro al tempo degli Sforza. Iniziato nel 1477 da Maria Sforza, che aveva una grande passione per i cavalli, l’allevamento fu largamente sviluppato da Ludovico il Moro, che – pur possedendo altre “difese” in diverse città pugliesi e calabresi – aveva in quella di Palo la “difesa” più preziosa e rinomata per le razze pregiate dei cavalli. Tanto da annotare che gli incaricati lo dissuadessero dall’istituirne di nuove perché “le iumente del V. Ex. Stano tanto bene, quanto dir se possa”. Se ne conclude che è in tale allevamento che la corsa del “viccio” affonda certamente le sue radici. Può essere avvenuto che, quando nel 1477 il Duca Sforza venne a Bari e fece una visita a Palo, gli addetti alla “difesa” vollero dimostrare la bontà e il grado di addestramento dei cavalli, oltre alla perizia di chi li montava, con l’esibizione di una corsa in salita, lungo il pendìo della collina che portava alla porta del Castello. Una gara nata, insomma, come dimostrazione di efficienza dell’allevamento. Senonché, se la presenza di allevamenti equini nel territorio potrebbe spiegare la forma di torneo cavalleresco assunto dal Palio, essa non chiarisce il ruolo centrale che in questo rito-spettacolo svolge il “viccio”, che, tra l’altro, compare più tardi”.

Infatti, la denominazione del Viccio a cosa fa simbolicamente riferimento?
In realtà, il protagonismo del gallinaceo, che è il vero oggetto del contendere e il fulcro attorno al quale ruota la giostra cavalleresca, spinge a cercare più indietro e a diverso livello l’origine del Palio. Esso trae la sua genesi nella cultura ancestrale dell’ambiente rurale ed è connesso alla ritualità, con la duplice funzione propiziatoria e apotropaica, legata al ciclo agrario. A tal proposito, se è vero che il “Viccio” – nome dialettale di origine onomatopeica – è giunto in Europa dopo la conquista del Messico, sua terra originaria, portato dal conquistatore Hernàn Cortés nel 1522, non è difficile ipotizzare che esso abbia sostituito la funzione del gallo che costituiva il suo antecedente. Il tacchino, cioè, altro non è se non la variante aggiornata e risalente appunto alla scoperta del Nuovo Mondo, del preesistente gallo. Pertanto, solo successivamente il Palio del Viccio ha acquisito una dimensione storica e religiosa. Quella storica, sublimata nel Corteo e nella rievocazione. Mentre quella religiosa era sottesa alla devozione della comunità che si traduceva nell’allestimento dei carri allegorici creati con la cartapesta. Attorno al “rito” del Palio la comunità ha costruito un’identità sociale. Difatti, tutt’oggi sono presenti in loco numerose scuderie con allevamenti di cavalli di razza locale. Di generazione in generazione, i cavalieri hanno trasmesso ai propri figli passione, abilità e destrezza. Ogni cavaliere simboleggia una famiglia, ma anche una comunità, un “rione” con una storia, i propri monumenti e i Santi protettori. Il Palio non rappresenta solo “puro folklore” che trova la sua dimensione caratterizzante nei riti di tipo carnevalesco - non a caso si svolge nell’ultimo giorno di Carnevale, ovvero il Martedì grasso -, bensì è importante per la poliedricità di significati etnologici ed antropologici.”
Quali sono?
“C’è anzitutto la componente della “tenzone cavalleresca”. Il Palio trova la sua cornice storica in Corso Garibaldi, chiamato precedentemente Via del Lago, l’arteria principale del centro cittadino che sfocia in Piazza Santa Croce. A metà strada viene posizionata una corda tesa tra due balconi cui vengono sospesi la gabbia con un tacchino (“u viccie” in dialetto) e, al centro, una vescica piena d’acqua. Obiettivo della giostra è riuscire a bucare la vescica con un’asta acuminata tendendo quanto più possibile il proprio corpo verso il “bersaglio” alzandosi sulle staffe. L’abilità e la destrezza del cavaliere sta nell’equilibrare e coordinare la velocità del cavallo (in netta difficoltà per la conformazione della strada in salita) con la tensione e la postura del proprio corpo: ciò lo porta ad esibirsi in una serie di gesti spettacolari e cavalcate emozionanti. Come in ogni Palio che si rispetti, la tensione emotiva è legata al tempo: in un crescendo di emozioni, gli spettatori s’immergono in una “storia”, anzi nella Storia, calandosi in un universo di significati che raggiunge il “climax narrativo” nella vittoria del cavaliere di turno, osannato dalla folla nel tripudio generale. All’attesa, al lento fluire del tempo, s’accompagna l’esplosione di gioia della massa concentrata nelle vie e nei budelli del centro Ciò crea la tensione della festa, così come narrano antropologi e sociologi. E per citare forse il più importante, l’antropologo delle masse, Elias Canetti. Il Palio è, indubbiamente, l’evento di maggior richiamo della nostra terra attorno al quale, nel corso degli anni, si è costruita e rafforzata un’identità locale ben definita. Difatti, l’edizione del Palio 2014, ha rappresentato l’inizio di una nuova e rinnovata stagione per la nostra comunità. A conclusione della giostra cavalleresca c’è stata la premiazione con figuranti in abiti storici e, a conclusione della serata, il concerto di Umberto Smaila e la sua band.”
Sindaco Conte, la tradizione del Palio del Viccio ha origini antichissime, ma quest’anno avete voluto organizzare un’edizione un po’ speciale, con una ‘quattro giorni’ di eventi e manifestazioni che hanno spaziato dalla dimensione storica e culturale a quella enogastronomica, invitando opinion leaders e personalità anche dall’estero. Ce ne parli.
“Per la Municipalità rilanciare questo grande evento ha significato coinvolgere non solo l’intero tessuto produttivo, culturale ed associativo locale, ma soprattutto si è avvertita la necessità di ‘fare rete’, creando un network di città che facessero sistema nel generare un circuito virtuoso, indispensabile per poter competere insieme in contesti ‘macro’ (macropolitici, macroeconomici e macrosociali), attraverso una sorta di marketing territoriale. In tale direzione, gioca un ruolo fondamentale l’azione locale del GAL Conca Barese, incentrata sull’identità storica di nove comuni del comprensorio: Adelfia, Binetto, Bitetto, Bitritto, Cassano delle Murge, Grumo Appula, Toritto, Sannicandro di Bari e ovviamente Palo del Colle. Tale realtà territoriale, in perfetta sinergia con la nostra amministrazione comunale, ha supportato e promosso il Palio in un’ottica di valorizzazione del prodotto-territorio in tutte le sue componenti. Il prodotto-territorio può essere definito come quell’insieme di componenti tangibili e intangibili - i beni storici, culturali, artistici, artigianali, paesaggistici, gastroenologici, le tradizioni - che conferiscono ad un’area territoriale un’immagine positiva, unica e particolarmente fruibile per la potenziale domanda imprenditoriale e turistica. Ovviamente, accrescere il livello qualitativo della manifestazione, vuol dire aprire una finestra sul mondo, facendola rientrare in un circuito di eventi a carattere storico, riconosciuti a livello europeo e non solo. Il Palio ha infatti ospitato delegazioni straniere: ambasciatori, sindaci, operatori economici, turistici, sociali e culturali, con l’intenzione di aprire nuovi sbocchi commerciali per le eccellenze produttive ed enogastronomiche che ci simboleggiano e rappresentano nel mondo. Vasta è stata anche la partecipazione di giornalisti ed operatori della comunicazione che, in un’azione di storytelling, racconteranno con la passione di chi ha vissuto in prima persona le affascinanti atmosfere del Palio del Viccio le bellezze del nostro territorio.
Far rivivere la bellezza della storia medievale cittadina, è stata conferita all’evento una forte connotazione, frutto dello studio di un team di lavoro costituito da storici locali, archivisti, curatori di biblioteche, artisti, sarti e stilisti, rievocatori di professione, musicisti e chef. Ognuno si è dedicato alla cura di un ambito della manifestazione: rigorosa analisi storica, coerenza con gli usi e i costumi locali, congruità dei menù con quelli dell’epoca, allestimenti scenografici privi di anacronismi per scelta di materiale e di musicalità storicamente fondate. Il risultato è stato quello di veder rivivere le vie del borgo antico attraverso il mercatino medioevale, animato da numerosi figuranti-attori con banchi degli antichi mestieri: il ceramista, il cuoiaio, lo speziale, l’iconografo, la tessitrice, l’ingegnere militare, i giochi storici, l’armaiolo, il fabbro, l’arcaio, l’osbergaio, il cerusico, il candelaio e diversi popolani. All’interno del percorso giocolieri, mangiafuoco e musici. Anche Piazza Santa Croce è stata fortemente frequentata e vissuta dai Palesi e dagli ospiti, grazie ai tornei d’arme tra cavalieri appiedati e all’esibizione dei falconieri. Abbiamo allestito, inoltre, un’intera sala dedicata agli strumenti di tortura medioevali, realizzati da artigiani palesi. Ma non solo! Per la prima volta ha avuto luogo la cerimonia d’investitura dei Cavalieri associati a ciascuno dei dieci rioni - Madonna della Stella, Casale dei Greci, Auricarro, Castello, Lago S. Giuseppe, Porta reale, Rue Pleine, S. Sebastiano, S. Vito, S. Rocco - al fine di creare un legame sportivo ma anche emotivo col quartiere rappresentato: una comunità che riconosce ed acclama il proprio ‘eroe’ che porterà in alto i colori della contrada.”
Prima di salutarci, sindaco Conte, congratulandoci per il successo dell’iniziativa - cui ha contribuito anche sua moglie Maria Antonietta che, con il garbo dell’ospite perfetta, ha fatto sentire tutti “a casa”, retaggio di cultura magnogreca per cui l’Ospite è sacro - ancora una domanda: altro “evento nell’evento” è stato il Palio dei Rioni. Ci spieghi di cosa si tratta e lo spirito collettivo che lo ha animato.
“Sì, è una competizione a squadre, laddove i concorrenti, in rappresentanza dei Rioni, si sono sfidati in giochi medioevali: l’albero della cuccagna, la corsa a staffetta nei sacchi e il tiro alla fune. Ad ogni squadra/rione, inoltre, è stato affiancato (per estrazione) un arciere esperto in tiro con l’arco storico, al fine di rendere ancora più avvincente la gara. Al rione vincitore, distintosi per abilità ed audacia, è spettata la facoltà di scegliersi il miglior cavaliere! Il tutto in un clima di grande partecipazione cittadina, ciascuno coinvolto con le proprie competenze, esperienze e passioni, ha potuto riscoprire il senso di una identità forte, riconosciuta e condivisa, ancorata ad un’immagine positiva del territorio e ad una visione di sviluppo che, ci auguriamo vivamente, porterà il contesto locale nella rete di Città turistiche italiane. Restituendo a tutti noi la speranza di una pronta ripresa economica di respiro locale e, speriamo, anche internazionale. Noi ce la stiamo mettendo tutta in questa direzione. E naturalmente siamo aperti a collaborazioni e sinergie.”



