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- Angie Curatolo
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Cambia il volto della scuola superiore! Il "briefing aziendale" scolastico
Sul sito del ministero dell'istruzione è stato pubblicato un libricino (in PDF) che illustra la riforma scolastica secondaria superiore e introduce numerevoli novità che appaiono, per alcuni versi, diretti, soprattutto, a curare la formazione professionale.
Come uno slogan viene annunciato:"Cambia il volto della scuola secondaria superiore, completamente riorganizzata per offrire un panorama più chiaro per le scelte delle famiglie (6 licei; istituti tecnici suddivisi in 2 settori con 11 indirizzi; istituti professionali suddivisi in 2 settori e 6 indirizzi)." La grande novità è quella dei 21 percorsi formativi
L’elenco delle 21 figure professionali è condiviso con le Regioni, dal Ministero dell’Istruzione, con il Ministero del Lavoro e sono le seguenti: 1. Operatore dell’abbigliamento 2. Operatore delle calzature 3. Operatore delle produzioni chimiche 4. Operatore edile 5. Operatore elettrico 6. Operatore elettronico 7. Operatore grafico 8. Operatore di impianti termoidraulici 9. Operatore delle lavorazioni artistiche 10. Operatore del legno 11. Operatore del montaggio e della manutenzione di imbarcazioni da diporto 12. Operatore alla riparazione dei veicoli a motore 13. Operatore meccanico 14. Operatore del benessere 15. Operatore della ristorazione 16. Operatore ai servizi di promozione ed accoglienza 17. Operatore amministrativo - segretariale 18. Operatore ai servizi di vendita 19. Operatore dei sistemi e dei servizi logistici 20. Operatore della trasformazione agroalimentare
Il ministero spiega gli obiettivi di questa riforma: "La riforma mira, in sostanza, ad offrire una organizzazione più efficiente, in un quadro più moderno e semplificato, mantenendo un servizio, dal punto di vista del monte ore annuale, analogo a quello precedente."
Nel dopoguerra c'era, in alternativa alla scuola, l'avviamento al lavoro, in quegli anni rappresentava un mezzo per imparare un mestiere ma allo stesso tempo limitava la diffusione della cultura e dell'apprendimento solo a quegli scolari che avevano dietro genitori con un certo background e una certa sensibilità per la cultura.
Oggi come all'epoca, si ritorna alla risposta formativa di lavoro, premessa nella riforma, che ha come ratio soddisfare le esigenze di ragazzi e famiglia. "La frequenza di tali corsi è utile ai fini dell’assolvimento dell’obbligo di istruzione e dell’esercizio del diritto-dovere a conseguire entro i 18 anni almeno una qualifica professionale triennale."
Indirizzati verso il lavoro non solo coloro che sceglieranno il percorso formativo professionale ma anche quelli che sentono di intraprendere un percorso scolastico liceale. Infatti, anche per loro, la pacchia è finita e dovranno inserirsi nell'ambito professionale sin dall'ultimo anno e vedersela con le opzioni scolastiche.
Questo punto punto la riforma, più che soddisfare le famiglie, appare come un mezzo per formare golemici lavoratori (un pò alla Memphis di Fritz Lang).
Inoltre è da precisare che licei, istituti tecnici, professionali continuano ad esistere, pertanto non è molto chiaro il motivo di questa proposta formativa che risulterebbe un doppione di quella degli istituti tecnici, solo esautorata della sua base di istruzione culturale.
Il ministero dell'istruzione, però ha chiarito una ulteriore possibilità: nel caso in cui il "provetto lavoratore" cambiasse idea, ha sempre la possibilità di riprendere il percorso scolastico, con un esame, sino all'Università. Se da una parte questa potrebbe apparire come una opportunità, dall'altra sembra squilibrata con chi invece ha capito l'importanza dello studio anni prima e sicuramente ha una preparazione più ampia.
Non sarebbe stato più semplice obbligare a studiare tutti sino a 18 anni? E lasciare l'offerta formativa come in alternativa all'Università?
Siamo sicuri che i ragazzi sceglierenno con criterio a quella giovane età?
Siamo sicuri che questa riforma riesca a far esprimere il meglio dall'alunno come si è proposta?
La riforma, sia per il modo in cui è esposta, sia per i suoi contenuti dà l'impressione di un briefing aziendale, con obiettivi aziendali.
La scuola, però è qualcos'altro. Nel libricino stesso viene definita diritto-dovere. Uno dei pochi punti pacificamente accettabili.
L'indirizzo politico attuale introduce la parola libertà e si vuole dare la possibilità di seguire scelte diverse; nella scuola, però, questo è un errore e una contraddizione di base all'indirizzo stesso.
Non si può parlare di libertà se non si impara prima a scegliere, non si può imparare a scegliere se non si ha l'opportunità di studiare le tante scelte.
Questa riforma appare come una scuola aziendale che mira solo a formare esperti nei settori, traducendo in impiegati gli scolari.
Questa riforma, in fine, dimentica che la scuola non è "porporina, ricchi premi e carrilion" ma sacrificio, dedizione, nozionismo, noioso studio, gomiti sul tavolo testa abbassata a leggere e gambe nervose che si muovono. E rispecchia ogni impresa che s'intende percorre nella vita. Dove lo impareranno i ragazzi questo? In una scuola che come obiettivo ha solo la formazione professionale?
Se si toglie alla scuola la sua austerità le si toglie la dignità e il rispetto. La scuola è scuola di vita, valori e conoscenza, prima di tutto finalizzata a se stessi e poi inserita in un "quadro professionale".
Piaget sosteneva che prima di tutto la scuola deve insegnare il mutuo aiuto, la collaborazione tra studenti, perchè solo questo migliorerà la società futura.
Questa riforma su quali valori si basa? Questo rimane inesplicato nel libricino.



