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L’unità d’Italia, lo sbarco dei mille al contrario, le castronerie padane

Il Ministero dell’Interno Maroni non ha partecipato alle cerimonie celebrative dell’Unità d’Italia, cosa certamente anomale per un ministro dell’Italia repubblicana e unitaria (almeno sino ad ora), ma in perfetta coerenza la cultura storico-padana. Il figlio di Umberto Bossi, dai caratteri somatici meridionali (evidentemente il dna della mamma terrona ha avuto la meglio), ha detto che per i mondiali di calcio non tiferà per gli azzurri. Umberto Bossi ha sostenuto recentemente che il nord l’unità d’Italia non voleva. Infatti…
… probabilmente, nella logica del bossiano-pensiero (secondo verità storico-padana), Garibaldi e i suoi mille si sarebbero imbarcati nel porticciolo turistico di Marsala, sarebbero sbarcati in quel di Genova, precisamente a Quarto, avrebbero invaso il Piemonte, rapito il savoiardo Vittorio Emanuele II, gli avrebbe ordinato “ubbidisci” e costretto a diventare Re d’Italia, a dispetto del Nord che “l’unità d’Italia non la voleva”…
O no?!
Di castronerie i padani ne dicono tante, ma di grosse come questa non ne avevamo mai ascoltate. La verità è altra, ed estremamente crudele, come ci viene documentato dall’autorevole storico Filippo Giannini, dai cui scritti stralciamo il seguente brano:
«Lo Stato italiano – ha scritto Antonio Gramsci – è stato una dittatura feroce che ha messo a ferro e fuoco l’Italia meridionale e le isole, crocefiggendo, squartando, seppellendo vivi i contadini che gli scrittori salariati tentarono d’infamare con il marchio di briganti.»
«Il pensatore comunista - sostiene tra l’altro Filippo Giannini – non era molto lontano dalla verità. Anzi, e per onestà, possiamo dire che il Sud soffrì di veri e propri massacri. (…)» E ancora: «Secondo i rapporti delle autorità militari, fra il 1861 e il 1865 i morti in combattimento o fucilati furono 5.212; ma sono cifre che sembrano lontane dalla realtà. Infatti, stando a quanto ha registrato lo scrittore Carlo Alianello: Secondo la stampa estera, dal gennaio 1861 all’ottobre dello stesso anno, si contarono nell’ex Regno delle Due Sicilie 9,860 fucilati, 10.604 feriti, 918 case arse, 6 paesi bruciati, 12 chiese predate, 40 donne e 60 ragazzi uccisi, 13.629 imprigionati, 1.428 comuni sorti in armi.» E per finire: «È bene, per completare questa pur breve ispezione, ricordare che al momento dell’unificazione, oltre i due terzi delle riserve valutarie del nuovo Regno d’Italia erano custoditi nelle casse dell’ex Regno delle Due Sicilie.»
Dunque non è stata questione, e non lo è ancora oggi, di “Roma ladrona”, ma di “ladroni a Roma”.



