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Atri offre un percorso di grande interesse storico archeologico e in occasione della giornate Fai per il patrimonio culturale, sabato e domenica sono stati aperti agli appassionati, le cisterne sotterranee oltre alla possibilità di visitare gratuitamente il Museo Archeologico, l'esterno del Chiostro, il Palazzo Acquaviva e altre strutture di pregio come il teatro Comunale.
Una cittadina che ha curato da sempre la crescita culturale conservando i tesori di una storia permeante e attiva. Per le strade del borgo piccoli particolari artistici accarezzano gli occhi dell'avventore, come le statue del Belvedere, un museo permanente sotto il cielo.
Due giornate speciali sono state possibili grazie ai volontari Fai, con le visite alle cisterne sotterranee del chiostro e del Palazzo degli Acquaviva, famiglia nobile del luogo, diventata sede municipale e artistico-museale, non solo, aperta al pubblico la stanza del sindaco di Atri, attualmente Gabriele Astolfi, di grande caratura artistica.
Fondamentale l'apporto dei giovani Ciceroni, delle scuole locali, che hanno accompagnato gli avventori nel percorso storico atriano. Con legittimo orgoglio hanno illustrato e raccontato le vicende, i personaggi, i luoghi della propria terra.
Una capacità di 24mila m3 di acqua, che nel III sec. AC conservava acqua potabile in una costruzione mantenuta da venti colonne. Nella cisterna romana, all'interno del Chiostro, pieno di reperti millenari sparsi per il colonnato, si possono osservare gli affreschi medioevali, il più importante, il Cristo Majestas.
La visita a Palazzo Acquaviva regala momenti di stupore e relax. Dalla scoperta della figura del Beato Rodolfo, gesuita della famiglia, alla sala delle torture, sino alla interessante sala del sindaco e il museo degli strumenti medioevali, infine, la mostra fotografica nell'antica cisterna. Il giovane accompagnatore indica un pozzo nell'atrio e spiega, "si racconta che un pittore ingaggiato dai Duchi Acquaviva si rifiutò di dipingere un affresco propagandistico e vi fu buttato dentro per punizione".
Un lungo percorso che avrebbe necessità di tempo per essere goduto appieno, fatto di chiese medioevali, borghi e archeologia.
Aperto ai visitatori il teatro comunale sulla Piazza Duomo, una perla deliziosa a ferro di cavallo, da 500 spettatori, che conserva il fascino e la tradizione di una Italia che non c'è più. Eretto dall'architetto atriano Francesco Consorti, su progetto rielaborato dell'ingegner Niccolò Mezzucelli,1872-1881, venne inaugurato con il Ballo in Maschera di Verdi.
Il soffitto è adornato da un affresco tripudio alla Melodia e Armonia. Il sipario colpisce subito l'attento osservatore, dipinto da Giustino Di Giacomo, raffigura il rogo dei registri dei debiti delle province alla presenza dell'Imperatore Adriano.
Nel teatro gli archivi dedicati al compositore atriano Antonio Di Jorio.
Quello di Atri, rappresenta un esempio di tenacia nel difendere la storia e identità, in tempi di crisi il Fai ricorda che è doveroso e possibile conservare il patrimonio culturale italiano, quel filo che permette di ritrovare la strada che conduce alle proprie radici.



