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Camosciara. La cascata delle Ninfe, terra selvaggia ingabbiata nel museo della natura

Turismo/abruzzo

L'Aquila, il lupo, l'orso bruno marsicano e soprattutto il Camoscio sono gli abitanti di questa terra le cui alte vette non sono mai state violate nel tempo.

Senza dubbio la parte più famosa del Parco Nazionale d'Abruzzo, anticamente abitato dai Safini, pastori guerrieri, fulcro d'incontro con Molise e Lazio. Una terra che tanto ispirò il poeta Vate, Gabriele D'annunzio.

7 i centri abitati nell’area protetta, tutti in territorio abruzzese: Pescasseroli, Opi, Civitella Alfedena, Villetta Barrea, Barrea, Bisegna e San Sebastiano e 17 paesi, distribuiti nelle tre regioni, hanno parte del loro territorio ricadenti nell’area protetta.

Luogo legato alla transumanza, la trasmigrazione delle greggi di pecore dai monti dell’Abruzzo al Tavoliere delle Puglie per il commercio della lana, imposta dal re Alfonso di Aragona nel 1447 con l’istituzione della “Regia Dogana della Mena delle Pecore di Foggia” e fu ufficialmente soppressa nel 1806 da Giuseppe Bonaparte. Praticata fino al primo dopoguerra, comunque assiduamente lungo i tratturi: uno dei principali, il più antico e montuoso,  il Pescasseroli-Candela lungo 211 km, passando anche dentro l’abitato di Civitella Alfedena.

Riserva reale di caccia dalla fine dell'800 per tutelare le specie animali in pericolo già a quei tempi, nel 1912 viene abolita e solo nel 1921 l'associazione Pro montis ottiene in affitto 500 ettari per farne aree protetta. Gli esordi del futuro Parco Anzionale d'Abruzzo che diventa ente parco ufficiale nel 1923. Primo presidente e fondatore il deputato di Pescasseroli Erminio Sipari.

Negli anni 60' una strada oltraggiò l'estetica naturale del luogo in vista della costruzione, bloccata poi, di una struttura per pista da sci. Chiuso alle automobili sin dal 1998 oggi la strada del Parco Camosciara è aperto solo a cavalli, pedoni e bici.

Un Anfiteatro dolomitico, insolito per l'Appennino, questa riserva è immersa nel cuore della valle dell'Alto Sangro, attraversata dal suo affluente torrente Scerto, nel Comune di Civitella Alfedena.

La passeggiata nel parco comincia in una vasta area dove si può parcheggiare l'auto, mangiare pietanze della cucina locale, a prezzi ragionevoli, dai 6 euro in su, e scegliere come andare sino in cima alla montagna.

L'ideale è una bella sgambettata a piedi ma in alternativa c'è il trenino, andata e ritorno 5 euro, il maneggio mette a disposizione cavalli, infine anche una pedalata potrebbe essere una divertente alternativa.

Dopo qualche km, costeggiando il fresco e limpido torrente, si arriva in cima ad una piazzetta, da cui si possono prendere diversi sentieri, il più ambito quello che conduce alla cascata delle Ninfe e delle Tre Cannelle.

La cascata delle Ninfe.

Se qualcuno pensasse di potersi immergere sotto la cascata o attraversarla, sedersi su una di quelle rocce, rimarrebbe fortemente deluso. Infatti dopo aver camminato per un tragitto accettabile in salita si arriva davanti ad un enorme quadro della natura e come in museo, una staccionata di legno come un cordone di velluto, impedisce l'accesso all'opera.

Pertanto bisognerà accontentarsi di ammirarla a distanza moderatamente ravvicinata, sentirne gli odori da lontano, percepire la poesia di un terra selvaggia in gabbia, esposta al turista, non solo per questioni di sicurezza, probabilmente anche per il desiderio di proteggere la sacralità dei posti.

In ogni caso vale la pena di essere per una attimo partecipe di una scenografia naturale, sicuramente, una delle più belle dello Stivale.

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