Interviste
NEW YORK, - Conobbi Perry Como negli anni ’50- a New York, quando ormai aveva bruciato le prime difficili tappe della sua meravigliosa carriera “crooner” (cantante) nel pianeta Usa.
Grazie all’amicizia acquisita, a “tappe” direi, il cantante più acclamato del secolo mi raccontò i grandi passi compiuti dal giovane, umile, figlio di Pietro e Lucia Travaglini, emigrati da Palena (Chieti).
Oggi, riassumiamo, i momenti drammatici, patetici, singolari di Pierino Roland (Perry) Como, (nella foto con Lino Manocchia – ndr) nato a Canonsburg (Pensilvania) il 18 maggio 1912, il settimo dei 13 figli di casa Como. «Il 13 è un numero fortunato», soleva ripetere, accompagnando la frase col suo sorriso dolce, sincero, affabile. Papà Como, che aveva una splendida voce baritonale, lavorava in una cava di carbone di Canonsburg, una cittadina, “nido” di oriundi abruzzesi, tenaci lavoratori attaccati alla famiglia.
Malgrado le misere condizioni dell’epoca (guadagnava 35 dollari alla settimana) il signor Como riuscì a far prendere lezioni di musica a tutti i suoi figli. Perry si dedicò all’organo ed al trombone, tanto che finì per suonare con la banda del paese. All’età di 10 anni Pierino cominciò a spazzare la sala del barbiere Steve Fragapane, per mezzo dollaro alla settimana, ma ben presto, imparato ad affilare il rasoio, allestì la sua barberia con due giovani aiutanti del luogo.
Come cominciò a cantare? Il destino aveva spruzzato una manciata d’oro nell’ugola del cantante che avrebbe superato i “fenomenali” Bing Crosby e Frank Sinatra.
E guadagnando qualche dollaro, nei week end, cantava presso i “Sons of Italy” un’organizzazione benevole degli Italiani d’America. «Io volevo fare il barbiere a Canonsburg, ma poi decisi di tentare la sorte, con l’aiuto di Fred Carlone, direttore d’orchestra, col quale iniziai a guadagnare molto di più, e costruendo il mio futuro», confessava il figlio degli oriundi palenesi.
PERRY SPOSA ROSELLE
Nel 1933, intanto, Perry, trasferitosi nel Long Island, sposava Roselle Belline e sette anni dopo mettevano al mondo Ronald. Il famoso Copacabana di New York non tardò ad ingaggiare il giovane “crooner”, purtroppo il periodo bellico affatto favorevole, suggerì all’ex barbiere di tornarsene nel suo… paesello, ma mentre trattava l’affitto del locale, Perry ricevette una telefonata dalla rete CBS che gli offriva uno “show” personale. «Era destino che dovevo restare a New York,» mi ricorda vasovente, «è proprio vero soltanto a New York un artista può fare carriera. Con Roselle e mio figlio restammo a New York,» narrava Perry, «per presentare lo show e per lavorare di nuovo al Copacabana, quindi al teatro Paramount (che fu la pedana di lancio di Frank Sinatra - n.d.r), e quindi nel 1944 arrivò lo show settimanale “Chesterfield Supper club” della NBC”, seguito dal "Perry Como show.”»
Ma quale fu la prima delle innumerevoli canzoni incise in 200 album, molti dei quali ottennero Oscar e premi?
«”Good by Sue”, ma ci vollero due anni per registrare il primo album “best seller” un milione di copie). Trascorse un po’ di tempo e quindi presentò “Til the end of time”.» Intanto Como, nella Hit Parade figurava secondo soltanto a Bing Crosby, mentre con la sua performance capace di “ipnotizzare” il favoloso pubblico scavalcava anche Sinatra e Dick Haymes.
Agli inizi degli anni ’50 Perry Como era già una “superstar” che mieteva “Grammy” (Oscar della musica) grazie alle sue magnifiche interpretazioni delle canzoni come "It’simpos-sible”, ”Prisoner of Love”, ”Temptation”, ”Papà loves Mambo” , “Magic moment" ed altre melodie di primo piano.
Il successo, dell’ex barbiere di Canonsburg, ormai era solido ed incontrastato, grazie, anche, alla vendita di 50 milioni di dischi. Ma la modestia dell'oriundo arrivava al punto di fargli dire: «Io non ho fatto nulla, ero un povero barbiere, un "Figaro cantante", ecco.»
I NOMIGNOLI
La performance di Perry Como era ammirata per la sua modestia ed originalità, per questo non mancarono i “nomignoli” che i disc jokeys, i critici e musicisti coniarono per descrivere questo “fenomeno musicale”. E venne “Mr. Jukebox”, dopo che la canzone “Till the end of time” raggiunse il milione di copie vendute”, cui fecero seguito “Mr.Nice guy” e quindi “Mr.Class”. Quello che sorprendeva era il fatto che Perry Como a 64 anni era lo stesso cantante di 15-20 anni prima.
La sua voce conservava le carezzevoli, rilassanti, invitanti qualità, oltre ad un grande talento, carisma ed una sensibilità squisita che lo avevano portato sul piedistallo della celebrità.
Perry, riconosciuto perché indossava quasi sempre un pullover cardigan, seduto su un originale sgabello, aveva creato col pubblico una relazione artistica di grande effetto. Col semplice gesto casuale della mano, accompagnato dal caratteristico sorriso, il “crooner” comunicava un senso di vitalità. «Il mio unico neo,» diceva Perry soridendo, « è quello che non riesco a pronunciare bene "aglio e olio" che condiscono le linguine... il mio piatto preferito.» (malgrado la costante guida e insegnamento del sacerdote aquilano che, guarda un po', si chiamava Pierino - ndr.).
Nel 1987 Perry veniva onorato dal Kennedy Center, il tempio dei più importanti personaggi americani, nel 2002 riceveva il Grammy Award (l'Oscar dei cantanti), nel 2006 veniva introdotto nella Music Hall of Fame, e nella sua città natale venne innalzata una statua di marmo. Dopo un breve “abbandono” delle attività, negli anni 70, Perry tornò per compiere numerosi “tour” e per presentare “Christmas special” in Irlanda e in Italia.
Nel 1998 Roselle, la fedele compagna degli anni difficili, moriva due settimane dopo aver festeggiato 65 anni di matrimonio nella villa di Jupiter (a nord di Palm Beach) Florida, dove il popolare cantante trascorse il resto della sua esistenza, pescando e giocando al golf, sino a pochi giorni prima degli 89 anni.
Il 10 maggio 2001 la sua stella aveva compiuto la parabola.
Lino Manocchia



