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PASSEGGIATE ROMANE: GLI IMPRESSIONISTI DANESI IN ABRUZZO
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Emanuela Medoro
Originale mostra a Roma, particolarmente stimolante per noi abruzzesi.
Grazie alla Fondazione PESCARABRUZZO, Pescara, il 1 aprile 2014 è stata inaugurata la mostra Impressionisti Danesi in Abruzzo, presso il Museo Hendrik Christian Andersen di Roma, dimora di questo artista norvegese a partire dal 1924, oggi museo satellite della Galleria Nazionale di Arte Moderna di Roma. Il museo dedica i suoi eventi prevalentemente agli artisti nordici del 19° e 20° secolo. Questa mostra rimarrà aperta fino al 2 giugno.
Scorrendo l’elenco dei dipinti in catalogo emerge più volte il nome di un paese abruzzese, Civita d’Antino, un paesino della Valle Roveto in provincia dell’Aquila. Il pittore più largamente rappresentato nella mostra è Peder Henrik Kristian Zahrtmann (1843-1917), che a partire dal 1883 trovò proprio a Civita d’ Antino la fonte di ispirazione per la pittura “en plein air”. La luce ed il paesaggio della Valle Roveto, un mondo chiuso e roccioso isolato fra i monti, erano soggetti ideali da osservare e rappresentare. Molti artisti nordici seguirono il suo esempio, fino al 1915, anno del terremoto che sconvolse la vallata e che segnò la fine della presenza di questi pittori.
Oggi ben 21 artisti sono presenti a questa mostra, che costituisce un tentativo di rivalutazione italiana della pittura impressionista degli artisti nordici in Italia. Ricordo che alla prima Esposizione internazionale d’Arte di Venezia, del 1895, era presente P. Zahrtmann, con altri artisti che avevano vissuto questa esperienza italiana. Gabriele d’Annunzio apprezzò la “sincerità della pittura”
Mi sembra di capire in che consiste questo apprezzamento. Non siamo davanti all’impressionismo dei pittori francesi, felice, luminoso ed ottimista, che rappresenta la bella vita della buona borghesia parigina. Siamo in Abruzzo: pastori e contadini, colori scuri, di terra, volti segnati dalla fatica, abiti elementari e semplici, calzature rozze, lavori di campagna, animali domestici, sfondi montuosi, spesso innevati, illuminati da colori chiari.
Cito ad esempio il quadro di P. Zahrtmann “Pellegrini a riposo distesi sotto la porta urbica di Civita d’Antino”, 1905. C’è un forte contrasto fra la durezza dei personaggi tipici dell’Abruzzo arcaico e pastorale, come li rappresenta G. D’Annunzio, che giacciono addormentati per terra, sulla pietra, e la dolcezza del paesaggio di sfondo con montagne luminose, innevate ed azzurrine. Eppure, in questo quadro di una realtà scura e povera, di vita misera e difficile, c’è una traccia della sontuosa pittura italiana: la donna addormentata appoggiata ad una roccia, è avvolta in panni rossi e blu, colori che ricordano alcune ben note combinazioni di sfumature della pittura rinascimentale.
Una felice scoperta per me, questa mostra, con forti risvolti personali. Ho trovato infatti, in questa rappresentazione pittorica dell’Abruzzo, dei punti di contatto con alcuni quadri “en plein air”, fatti da mia madre, Flora Fabrizi, in un altro paesino abruzzese, Ovindoli, di cui Lei rappresentò, negli anni ’30, paesaggi e personaggi oggi profondamente mutati.



