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Martedì, 10 Aprile 2018 19:02

Generazioni di Zombies. Il rimedio? La rivoluzione delle piccole cose

di Rebel/M.P.

Confrontarci, facciamo petizioni, rigettiamo la tv spazzatura, scendiamo in piazza per reclamare i nostri diritti, battiamoci per una politica che si metta al nostro servizio.

 

La società postmoderna nel complesso è chiaramente affetta da una moltitudine di “malattie” che si sono insidiate, espanse e oramai radicate nell'individuo portandolo alla solitudine, sconnettendolo dalla realtà e dai rapporti umani fino ad arrivare all'accettazione della società attuale senza alcuna voglia di reagire nel tentativo di cambiare il corso della storia e della propria vita. Ed è proprio quest'ultimo aspetto che si vuole analizzare cercando di capire come si è arrivati a questa nuova forma di uomo-zombi, che si nutre di consumismo e realtà virtuale, arrendevole verso chi muove i fili dall'alto.

La storia è piena di insurrezioni popolari contro il potere, dalla Rivoluzione Francese (1799) all'Indipendenza di Scozia (1296), dal Boston Tea Party (1773) alla Marcia per i Diritti Umani di Martin Luther King (1963), dalla Marcia del Sale di Ghandi (1930) sino ad arrivare alla più recente Primavera Araba (2011), anche se quest'ultima quanto meno telecomandata dall'occidente.

Ebbene il motore di queste grandi battaglie e gesti rivoluzionari è l'emozione che, attraverso un mix di rabbia, coraggio, orgoglio, dignità, solidarietà, senso di libertà e giustizia, induceva l'uomo a riflessioni che si incanalavano in forme di ribellioni e conquiste cambiando il mondo.

Per sopprimerla una volta per tutte, quel 1% di avidi avvoltoi assetati di potere, ha costruito una realtà dipendente da internet, smartphone, social, tv ed intrattenimento a 360°. In pratica ci hanno lobotomizzato!

Non riusciamo più a distinguere il bene e il male, a capire cosa sia giusto o sbagliato, cosa è vero o falso.

Oggi dinanzi a notizie riguardo centinaia di immigrati morti in mare non esprimiamo alcuna forma di indignazione, come fosse routine e normalità. In presenza di un atto di bullismo i ragazzi fanno video per umiliare la vittima sul web facendosi grosse grasse risate. Se la politica ci impoverisce di anno in anno sappiamo solo lamentarci per poi votare ancora in gran parte partiti capeggiati da quella stessa casta politica che ha contribuito sensibilmente allo sfacelo del paese. Dell'ambiente poco ci interessa anche se i cambiamenti climatici ci spaventano e sono preoccupanti in vista del futuro. E ancora Africa, zone del Medio Oriente e dell'America Latina sono ridotte ad uno stato pietoso, dove si muore per fame e malattie banali, in cui non ci sono strutture e prospettive di sviluppo. Tutto questo a discapito del nostro benessere personale. A questi fatti vengono anteposti 'I like', l'immagine virtuale e il consumismo sfrenato.

Ecco, pur consci di tali problematiche ci siamo arresi. Abbiamo di fatto accettato una società priva di valori.

Allora svegliamoci! Facciamo un passo indietro perché stiamo correndo troppo velocemente verso l'autodistruzione senza accorgercene.

La rivoluzione parte da noi stessi, dalle piccole cose. Torniamo a confrontarci e relazionarci con la famiglia e con gli amici sui temi importanti, informiamoci per mezzo di canali alternativi e rigettiamo la tv spazzatura, scendiamo in piazza per reclamare i nostri diritti, battiamoci per una politica che si metta al nostro servizio, proviamo man mano a disintossicarci dalla dipendenza da facebook, twitter, instagram e videogame e ripristiniamo le attività culturali e sociali, contribuiamo alla salvaguardia del pianeta e riponiamo l'attenzione verso ambiente e sprechi (acqua, energia, cibo etc...), alziamo la voce concretamente e massivamente attraverso petizioni online, proteste ed iniziative contro l'opera di sfruttamento coloniale verso i paesi devastati dalle guerre e dalla povertà. Siamo nel 2018 e tutto questo non è più tollerabile! Ci definiamo una civiltà intelligente quando dopo secoli e secoli non abbiamo ancora imparato a coesistere, ponendo al centro di tutto la fratellanza e il benessere collettivo.

Affinché questa mera utopia possa iniziare a prendere forma, forse abbiamo bisogno di toccare il fondo e probabilmente ancora non lo abbiamo fatto.

C'è ancora poco tempo per recuperare, perciò cominciamo da adesso.

 

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