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Mercoledì, 25 Aprile 2018 11:32

L'ipotesi di Scalfari. Governo Gentiloni per un anno con Di Maio vice premier.

Scritto da di Angela Curatolo
una coppia che ha finito soldi una coppia che ha finito soldi

di Angela Curatolo

Preoccupante il quadro politico che l'Italia sta vivendo, a rimetterci sono i cittadini, confusi e in attesa del "governo del cambiamento", che rischia di trasformarsi nel governo del proseguimento. 

 

Ieri, nel programma Tv di Giovanni Floris su LA7, DiMartedì, il 'chiacchiericcio' di giornalisti, esperti e politici è stato preceduto dall'intervista a Eugenio Scalfari che paventa una soluzione, incurante del voto dell'elettore del 4 marzo 2018, per il governo, veramente inquietante, difficile da digerire.

L'ex direttore di Repubblica auspica il prosieguo del governo Gentiloni per un anno, lasciando nei ministeri di maggior rilevanza come la Difesa, gli stessi nomi, "perché sono i più bravi", lasciando la vicepresidenza, a mò di contentino forse, al leader Luigi  Di Maio che vale 33% e escludendo il centrodestra da oltre 37%. Trascorso un anno, ha detto, il ritorno al voto. 

La viva speranza è che questa eventualità venga scartata a priori dal Presidente della Repubblica Sergio Mattarella.

Meno edificanti per il futuro di questo Paese le alternative sciorinate dagli 'esperti' ospiti, ormai sempre in tv, la domanda sorge spontanea: ma quando scrivono? Quando vanno in Parlamento? Quando lavorano? Loro che hanno un lavoro remunerativo.

C'è chi prevede che presto si potrebbe seriamente decidere di andare alle urne, con il rischio di ritrovarsi, dopo aver speso altre centinaia di milioni di euro, 'da capo a 12'. C'è chi vede il governo m5S PD-LEU come Marco Travaglio. 

Chi vede democrazia nell'asse M5s- Lega, senza FI ma con FDI.

Chi confuta che la coalizione debba essere presa insieme o nisba.

Molti interessi e ci si domanda quanti "per il bene del Paese", come sogliono dire negli ultimi anni i politici nell'arte dei 'vecchi volponi mediatici'.

Si rischia con questo atteggiamento di irritare il cittadino italiano, che, senza soldi, senza conoscere il proprio futuro, infarcito di ansia e tristezza, potrebbe rinunciare a partecipare alla vita politica,  questo sarebbe il male più grade della Democrazia. Così il voto appare come un biglietto per entrare in Parlamento, con qualsiasi lista, e una volta lì, pagnotta in tasca, i gruppetti meno votati potrebbero rischiare di governare o i non eletti proseguire a farlo, ignorando che il Popolo abbia indicato quali indirizzi debbano guidare l'Italia.

Potrebbero quindi cadere, squallidamente, nel dimenticatoio, il reddito di cittadinanza, eliminazione del vitalizio, la riforma fiscale shock per far ripartire il commercio, alla base del Paese. Addio abrogazione legge Fornero! Via il bollo auto, che lo chiede l'Europa ma ai governi, soprattutto quelli degli ultimi 6 anni, poco è importato.

Intanto qua i soldi sono finiti da un  bel po' e chi li ha non li caccia, perché non li ha mai spesi nemmeno per una pizza, non è abituato. Meglio in Banca, eh!

E il muoto/pigione si deve pagare, le utenze, le tasse comunali, non si riesce più, e se capita un imprevisto, meglio non dire. A volte le pensioni di mamma e papà non bastano per coprire gli arretrati.

Cosa deve pensare chi ha sempre lavorato e pagato le tasse qui e ora è in difficoltà?

Interessa a chi è in 'Paradiso' e ha tutto pagato anche dai poveri cittadini che lavorano per la gloria? Comincio a nutrire dubbi.