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Venerdì, 11 Maggio 2018 12:13

Esperimento di governo con i contratti alla tedesca o voto.

Scritto da di Angela Curatolo

Di Maio spinge: "ampie convergenze sul reddito di cittadinanza, il conflitto d'interessi, sulla tassazione della flat tax".

 

M5s passerà alla storia come il movimento che tenta di cambiare le cose ribattezzando la nuova nomenclatura politica: risoluzioni, contratti... Ora però c'è poco tempo per fare i linguisti, ci sono le risposte che, chi ha deciso di candidarsi e ha preso i voti, deve dare ai cittadini, ormai alla 'canna del gas';  i soldi stanno finendo, anche le piccole economie nel barattolo della nonna e certamente altri anni con tasse, poche agevolazioni, controlli a tappeto, disoccupazione e continui tagli ai servizi più importanti e vitali possono creare disperazione.

Non si tratta più solo di soldi, sicuramente prima pena dell'onesto cittadino medio italiano che dopo aver pagato tasse e investito nel lavoro si trova mortificato ad un angolo, privo di forze, spaventato e confuso. Saltano le rate del mutuo,  sempre più rinunce, si esce poco. Adesso subentrano anche risvolti più gravi, quelli emotivi, isolamento, tristezza, che incidono sulla salute  e la terra manca sotto i piedi a molti, non tutti vanno a chiedere con il capello in mano, la maggior parte degli italiani hanno orgoglio e dignità e vuole risolvere i propri problemi finanziari con il lavoro.

Ma ora è tutto fermo e in attesa del Governo della 'risoluzione'.

Il leader M5S, Luigi Di Maio fa sapere: con Matteo Salvini "portiamo avanti i temi del contratto di governo. Il nostro obiettivo è portare avanti quanti più punti possibili per gli italiani, se riusciamo bene, sennò si torna al voto". A breve incontrerà il leader della Lega si legge su Adnkronos. "Stiamo parlando del contratto di governo alla tedesca che dovremmo firmare davanti agli italiani" - ha aggiunto, spiegando che con la Lega "per ora ci sono ampie convergenze sul reddito di cittadinanza, il conflitto d'interessi, sulla tassazione della flat tax. Ci sono tante buone cose da fare...".

In merito alla scelta del premier, invece, "non c'è ancora una discussione sui nomi", ha affermato Di Maio, smentendo con una smorfia e un gesto delle mani il nome, circolato in queste ore, di Giampiero Massolo.

Quello che guiderà il governo sarà "un premier terzo, né M5S né della Lega" ha detto ieri sera Alfonso Bonafede (M5S). Da quel momento, come sta accadendo per la squadra dei ministri, non si fa altro che fare ipotesi sul nome del presidente del Consiglio in grado di mettere d'accordo Lega-M5S sciogliendo così uno dei nodi più spinosi. L'ultima ipotesi sul tavolo, che sta prendendo piede, ha il nome di Giampiero Massolo. Nato a Varsavia (Polonia) nel 1954, laureato in Scienze politiche, da maggio 2016 è presidente del Consiglio di amministrazione di Fincantieri S.p.A. e presidente dell’Istituto per gli Studi di Politica internazionale (Ispi) dal gennaio 2017. Come si legge sul sito di Fincantieri, Massolo nel 1977/78 presta servizio presso la Fiat a Torino, alla direzione per le Relazioni economiche e sociali e successivamente alla Direzione per le questioni comunitarie e gli affari internazionali. Entrato nella carriera diplomatica nel maggio 1978, a 23 anni, dal 1980 al 1982 presta servizio all’ambasciata presso la Santa Sede e poi dal 1982 al 1985 all’Ambasciata a Mosca come primo segretario nel settore economico-commerciale. Dal 1985 al 1988 è alla Rappresentanza permanente presso l’Unione europea a Bruxelles, con l’incarico di portavoce della delegazione italiana nei gruppi di lavoro competenti per la politica dell’ambiente e dell’energia, per gli aiuti di Stato e la politica industriale. Dopo queste esperienza all'estero torna in Italia e dal 1990 è presso l’ufficio diplomatico del presidente del Consiglio dei ministri (in quell'anno Giulio Andreotti), di cui nel 1993, nel governo Ciampi, diviene Consigliere diplomatico aggiunto. Nel 1994 è capo della segreteria del presidente del Consiglio dei ministri nel primo governo Berlusconi e poi nel governo Dini. Nel giugno 1996 rientra al ministero degli Affari esteri come Capo del Servizio Stampa e Informazione e Portavoce del ministro. Il 23 dicembre 1997 è nominato Ministro Plenipotenziario. Dal dicembre 2001 al marzo 2004 è vice Segretario generale della Farnesina, dal marzo al novembre 2004 è Direttore generale per gli Affari politici Multilaterali ed i Diritti Umani; dal 20 novembre 2004 è Capo di Gabinetto del ministro degli Affari esteri Gianfranco Fini. Il 2 gennaio 2006 è nominato ambasciatore. Dal maggio 2006 al settembre 2007 è Direttore generale per il Personale. Nel settembre 2007 viene nominato Segretario generale del ministero degli Affari esteri, il più elevato incarico della carriera diplomatica italiana. Dall’aprile 2008 al 31 dicembre 2009 ha svolto altresì la funzione di Rappresentante personale (Sherpa) del presidente del Consiglio dei ministri per il G8 e per il G20 ed è stato tra l’altro responsabile, in tale veste, del coordinamento tematico generale della Presidenza italiana del G8 nel 2009 e della preparazione del Vertice dell’Aquila. L’11 maggio 2012 è stato nominato dal presidente del Consiglio, Mario Monti, Direttore generale del Dipartimento delle Informazioni per la Sicurezza.

Toto ministri lega e m5s

Tra quelli che circolano in queste ore, si fanno spazio Alfonso Bonafede e Riccardo Fraccaro, già indicati nella squadra di governo presentata da Di Maio prima delle elezioni. Fraccaro, nel frattempo, è stato nominato questore anziano alla Camera, impegnato in prima linea sulla partita vitalizi, dunque le sue quotazioni in un eventuale esecutivo Lega-M5S sono date in calo. Il nome di Bonafede, invece, è in ascesa, ma il grillino potrebbe contendersi il ministero di via Arenula con Giulia Bongiorno, al suo secondo mandato in Parlamento, stavolta in quota Lega. Lega-M5S, verso nome terzo per premier Altri nomi che circolano in ambienti grillini, quelli di Vincenzo Spadafora, uomo ombra di Di Maio; Andrea Roventini, indicato ministro dell'Economia in un esecutivo M5S e questa mattina avvistato a Montecitorio; Emanuela Del Re, data agli Esteri prima delle elezioni e oggi deputata nelle file dei 5 Stelle.

Della vecchia squadra di governo M5S, presentata prima delle urne con un'attenta campagna di comunicazione, potrebbe essere traghettato in un esecutivo M5S-Lega Lorenzo Fioramonti, il professore a Pretoria nemico del Pil ed eletto a Montecitorio. E ancora, la medaglia olimpica, oggi deputato, Domenico Fioravanti allo Sport; l'oncologo Armando Bertolazzi alla Sanità. Ma per il dicastero di Lungotevere Ripa circolano altri due nomi: Giulia Grillo, attuale capogruppo alla Camera, e il senatore chirurgo Pierpaolo Sileri. Altri nome in ascesa, quelli di Laura Castelli, deputata torinese vicina alla sindaca Chiara Appendino e impegnata in tutti i dossier economici del M5S, e Stefano Buffagni, al suo primo mandato in Parlamento ma nell'inner circle di Di Maio.

Sul fronte Lega, tra i nomi più gettonati quello di Giancarlo Giorgetti, il Richelieu di Salvini: scendono le quotazioni da premier ma salgono quelle che lo vorrebbero al ministero dell'Economia, uno dei dicasteri più complicati sul percorso ad ostacoli dell'accordo Lega-M5S. In ascesa anche il nome di Armando Siri, ispiratore della legge sulla flat tax, per lo Sviluppo Economico o i Trasporti, di Claudio Borghi per l'Agricoltura e dell'economista Alberto Bagnai per l'Istruzione. Altro veterano spendibile per un governo 'giallo-verde', Roberto Calderoli, già ministro con Silvio Berlusconi e con il quale ha sempre mantenuti canali aperti. Oggi Calderoli era presente al tavolo tecnico sul contratto di governo. Circolano inoltre i nomi di due parlamentari molto vicini a Salvini: Nicola Molteni, attualmente a capo della commissione speciale di Montecitorio, e Raffaele Volpi, parlamentare di vecchio corso e 'artefice' dell'approdo della Lega nel Meridione: per quest'ultimo crescono i rumors di un ruolo da ministro dei Rapporti con il Parlamento.

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