Dopo la conferenza di ieri in Piazza Diaz, sede del Municipio montesilvanese, oggi Gabriele di Stefano disoterra l'ascia di guerra e va all'attacco, in solitaria, a L'Aquila davanti all'ingresso della sede della regione Abruzzo. One man show, con i cartelli che spiegano le ragioni che da mesi urla ai politici regionali, insiste per abortire la nascita di un soggetto nuovo, la fusione di tre comuni, Montesilvano, Pescara e Spoltore, che prevede cambiamenti sostanziali, come potrebbe essere l'entrata in una cassa unica per tutti e le rischiose conseguenze di gestione sbilanciate verso il territorio.
Contesta il voto del 2014, che secondo lui non è stato preceduto da sufficiente divulgazione e informazione, durante un election day che prevedeva ben tre diverse schede oltre il referendum.
"Per pochi voti di differenza perdiamo il nostro Comune?" Invita a riflettere il consigliere comunale.
E ieri in piazza ha citato la storia precedente di Pescara che cancellò un altro florido Comune, "Siamo certi che i residenti di Montesilvano e Spoltore ricordino quella drammatica pagina di storia che cancellò Castellammare Adriatico?"
"Perché questo non si evinceva nelle proposte referendarie date alla cittadinanza. Nel 1927 per permettere a Pescara di diventare provincia, ingannando i residenti di Castellammare Adriatico, fusero i comuni, favorendo i primi a scapito dei secondi che furono letteralmente cancellati dalla storia; i cittadini di Montesilvano e Spoltore ciò l’hanno percepito?" Ricorda la vicenda "Perché il referendum questa pagina di storia, abilmente, non la riportava, e gli ignari cittadini, all’ora come oggi, pagano il prezzo della loro ingenuità e superficialità."
Convinto che "Montesilvano e Spoltore nel futuro, continuando ai ritmi attuali, possono crescere e raggiungere livelli d’eccellenza, sia funzionale che economica: perché cedere questa indiscussa risorsa al comune di Pescara?
Pescara, oggi come nel 1927, è l’unica che vedrebbe accrescere il suo prestigio, fagocitando risorse e territori che con fatica hanno costruito altri, tra l’altro mantenendo il nome “Pescara”."
"Montesilvano ad esempio ha un identità diversa da una metropoli, ne si identifica come aspirazione al degrado di un vasto territorio urbano, divenendone periferia. La soluzione di creare una metropoli è appannaggio di speculatori, affaristi del cemento e politici nell’accezione più denigratoria del termine, non di chi ha come priorità la qualità della vita."
E sottolinea l'irreversibilità della scelta, del voto di oggi a "beneficio solo di un comune".
Parole forti aggiunge:"Pescara, che oltre allo spazio vitale altrui, si vuole impadronire anche della popolazione, della sua storia e identità. Siccome la matematica non è un’opinione, analizziamo i dati dei risultati di quel nefasto quesito referendario."
E elenca:
"I totali degli aventi diritto al voto, erano 41334, di questi, ben 12543 non si sono recati alle urne, i NO sono stati 12548 e i SI 13719. Quindi la somma dei non votanti e dei NO è il doppio di chi voto il SI, senza tenere in oltre in questo conto le schede nulle e bianche (più di 2500)."
Indugia sulla propria tesi Di Stefano: "Per la matematica non esiste nessuna maggioranza effettiva che voglia questa malsana fusione. Quindi appare palese ed evidente come i sostenitori di questo scellerato piano sono in realtà loro che non rispettano la volontà popolare, il tutto grazie ad un artificio matematico e politico architettato ad arte per confondere il popolo ponendolo davanti a un malaugurato fatto compiuto."
E arriva ad affermare, "Quel referendum, inoltre, fu nascosto in altre tre schede elettorali (comunali, regionali ed europee), senza nessuna informazione e dati che dichiarassero i risultati di studi di fattibilità scritti in modo chiaro perché i cittadini lo comprendessero."
L’invito di Di Stefano: “ribellatevi, pacificamente ma con sincera determinazione, contro questo ennesimo abuso creato per ingrassare pochi e danneggiare tanti. Scendete nelle strade, nelle piazze e fate sentire il vostro civile NO al malsano progetto di fusione: fatelo prima che sia troppo tardi, o a pagare le conseguenze della vostra immobilità sarà il futuro dei vostri figli."



