La nuova piazza della ditta D'Andrea, tra i palazzi porticati, gli alberghi ed il lungomare, è stato uno dei temi più discussi tra i cittadini intorno al gazebo. Si legge in una nota dell'Arch. Di Giampietro. "Uno 'slargo, l'ha chiamata la giunta comunale dopo una consultazione informale sui social sul nome da dare al nuovo vuoto urbano". "Ma i cittadini vogliono una vera piazza civica, con alberi, arredi, fontane, ed uno spazio idoneo per concerti, manifestazioni, cuore della comunità del nuovo quartiere PP1, da 7mila abitanti" dice Donato, abitante del quartiere. I cittadini vogliono in relatà anche un teatro e quasi quasi forse ne poteva nescer uno. "Un concorso, nel 2009, aveva premiato il progetto dell'arch Sara Tarricone per un teatro cavea con duna artificiale nell'area del curvone." Spiega Di Giampietro, "Un'area di quasi 2 ettari di fronte ai palazzi D'Andrea, rimasta dopo che erano caduti i progetti per una torre da 26 piani all'epoca del sindaco Cantagallo, ed una batteria di 7 palazzine dello stesso sindaco Cordoma. Ma il progetto del teatro-duna non era piaciuto al costruttore D'Andrea, il quale, non riuscendo a vendere gli appartamenti delle 3 palazzine realizzate (delle 7 concesse) presenta un suo progetto per la sistemazione, parziale e a scomputo oneri, dell'area di fronte ai suoi palazzi porticati. L'operazione ha successo e, con pochi interventi realizzati, un prato, pochi alberi e arredi, una pavimentazione parziale, ma con l'intensa animazione estiva dal 2016-2017, il luogo diventa un punto importante del quartiere PP1. E si vendono le case rimaste."
Si è trovato anche il nome "largo (piazza) Venezuela", grazie alla partecipazione della numerosa comunità italo-venezuelana, di rientrati dal Sudamerica dopo il burrascoso governo Chavez-Maduro. Molti hanno investito nell'acquisto dei palazzi D'Andrea ed hanno trovato qui una nuova patria "anche se siamo delusi, dalla scarsa apertura locale alle opportunità offerte da investitori e cittadini che qui si sono trasferiti". Ci dice Carmen Passariello manager turistica, rientrata da una decina di anni. "Abbiamo fatto un comitato, ed offriamo alla città le risorse per un concorso internazionale e la realizzazione di un monumento al Venezuela in questa piazza" dice Antonio, rientrato da poco dal Venezuela.
Sempre dal report del Gazebo, "In questa storia quello che preoccupa è l'assenza dell'amministrazione comunale". Si legge: "Il sindaco non è venuto nemmeno ad inaugurare la nuova piazza e a parlare con i cittadini". Ancora, "Non sappiamo nulla del progetto finale di questo slargo, con pochi alberi, senza arredi e con un enorme prato di difficile manutenzione, privo di cestini e di illuminazione". Questi alcuni dei commenti ascoltati al gazebo.
"Sia nel caso della piazza, sia per la revisione del piano particolareggiato PP1, è l'impresa ex proprietaria delle aree che decide, non le migliaia di cittadini che ci vivono e lavorano. Per questo abbiamo fatto ricorso contro la variante al PP1 adottata dalla giunta comunale. Né si può considerare questo luogo come un'area condominiale. I progetti dovrebbero essere pubblici trasparenti e partecipati. Il sindaco venga a discutere con noi il futuro del nostro quartiere" dice Giuseppe abitante del PP1.
"Manca anche la toponomastica. Non esiste piazza Venezuela, nè su Google maps, nè sui nomi delle strade" dice Alessandro.
È per questo che, con un workshop creativo di adulti e bambini, si è deciso ieri sera di apporre la targa che manca. Piazza Venezuela, poli-etnica e multicolore, con i colori della bandiera venezuelana. "Sperando che si riesca a completare presto questa piazza e il disegno della nuova città, con la partecipazione dei cittadini, e di decisori all'altezza delle domande poste".






