"Attraverso questa sentenza, chi ha causato un enorme danno ambientale non sarà considerato responsabile né dovrà sostenere alcun costo di riparazione e bonifica lasciando, così, che i costi sostenuti dalla collettività nei dieci anni di commissariamento restino sulle spalle dei cittadini abruzzesi e italiani. Questo perché le autorità giudiziarie italiane hanno applicato le norme di prescrizione guardando al solo criterio temporale, inficiando non soltanto la possibilità di punire e obbligare ai risanamenti e alle bonifiche i responsabili di inquinamenti del passato, ma anche condizionando tutti i processi in corso in Italia per reati simili e per gran parte delle bonifiche non ancora attuate", continua Paolucci. "Ho quindi presentato alla Commissione europea una interrogazione per chiedere in che modo si possa assicurare che i princìpi dei Trattati e la normativa comunitaria in materia di ambiente, di responsabilità ambientale e di accesso alla giustizia siano pienamente riflettuti negli ordinamenti nazionali", conclude Paolucci.



