Il 26 novembre l’associazione Armatori del Medio Adriatico, nel segnalare e documentare le gravi difficoltà delle marinerie interessate, ha rappresentato gli effetti negativi del decreto, che si sostanziano in un sensibile ridimensionamento dei quantitativi di pescato e nella riduzione di specie bersaglio, tra cui quelle più pregiate. L’associazione proponeva quindi una revisione dei termini del divieto, anticipando soluzioni da praticare, per ora, in forma volontaria, che potrebbero confluire nel tempo in un vero e proprio piano di gestione capace di determinare, ai fini della tutela degli stock ittici e delle opportunità riproduttive nell’area, effetti durevoli con il concorso responsabile degli stessi operatori.
“Già il 27 luglio scorso – ricorda Pepe – con una nota indirizzata al Sottosegretario alla pesca, Giuseppe Castiglione, avevamo segnalato le criticità per la marineria abruzzese (condivise anche da una parte della marineria marchigiana) derivanti dal prolungato divieto di pesca imposto per l’area della Fossa di Pomo. Ora torniamo a sottolineare il problema: abbiamo spiegato che ‘ove dovesse permanere un divieto di pesca obiettivamente afflittivo per la categoria, aggravato da incomprensibili deroghe per chi esercita tipologie di prelievo che mettono seriamente a rischio i riproduttori, potrebbero determinarsi, con l’accentuazione di uno stato di crisi già oggi grave, sia ragioni di contenzioso non infondato che incresciosi disordini. Il tema è serio e delicato e merita certamente uno sforzo (politico e tecnico) di approfondimento concludente e risolutivo’. Su questi aspetti – conclude l’assessore – abbiamo una piena sintonia con le Regioni Marche e Molise, con le quali abbiamo deciso sin dall’inizio di muoverci in sinergia”.



