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Giovedì, 16 Aprile 2020 16:48

Coronavirus. Alcune regioni vogliono riaprire, "imparare a convivere con il virus".

Scritto da AC
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 Lombardia e Veneto vogliono riaprire, con buonsenso, le Aziende e si aggiungono Piemonte e Sicilia.

Alcune regioni mostrano una certa rassegnazione a convivere con il virus e vogliono riaprire le aziende. Sono la Lombardia di Fontana e il Veneto di Zaia a chiedere di non andare oltre il 4 maggio per il lockdown, si aggiungono Piemonte e Sicilia.

Zingaretti, no a fughe in avanti

"L'uscita dal lockdown deve avvenire, ma avvenga dentro tempi e regole nazionali da individuare in fretta senza furbizie. Cos'altro deve accadere per capire che i nostri destini di italiani e di europei sono legati? E che ciò che accade a una Regione condiziona pesantemente ciò che accade su tutto il resto del Paese? Errare è umano, perseverare è diabolico". Così il segretario Pd Nicola Zingaretti, governatore del Lazio, su facebook.

La situazione economica spaventa e i governatori di alcune regioni dicono che la chiusura non deve andare oltre il 4 maggio, stupendo il Governo.

Lombardia, Fontana. Badiamo alla sostanza.

"Per giorni ci hanno raccontato, anche dal governo, che la Lombardia doveva fare di più e da sola. Ora, dopo che la Regione ha lanciato una proposta per riaprire le attività con attenzione e buonsenso, da Roma parlano addirittura di fughe in avanti. Non inseguiamo le polemiche ma badiamo alla sostanza: molti altri Paesi europei sono già ripartiti, è necessario ragionare subito del nostro futuro". Così in un post su Facebook il governatore lombardo Attilio Fontana. "Lo dico senza valenza scientifica ma mi auguro, e spero di non sbagliare, che il caldo rallenterà il contagio e renderà il virus meno aggressivo. Mi auguro che chi dice questo abbia ragione e che il 4 maggio, data di termine dei precedenti provvedimenti, si possa ricominciare una ripresa graduale come è stato detto", ha poi spiegato il governatore lombardo durante il suo intervento in Consiglio regionale sull’emergenza.

La richiesta della regione Lombardia di riaprire le attività produttive il 4 maggio prende in contropiede il governo. Di fronte alla cautela degli esperti, la posizione del governatore Attilio Fontana appare una fuga in avanti ingiustificata, proprio nel territorio maggiormente colpito dalla pandemia. Il viceministro al Mise esce allo scoperto e bolla come un ''errore'' la richiesta del governatore lombardo.

"Da sempre Fontana ha sostenuto una linea rigorosa e fortemente restrittiva e invece oggi, sorprendentemente, decide - non si comprende sulla base di quali dati - di aprire. Andare in ordine sparso rischia di alimentare confusione nei cittadini e nelle imprese che invece esigono chiarezza", incalza Buffagni. In serata, lo stesso Fontana frena: "Noi non ci permettiamo di parlare di attività produttive, che sono competenza del Governo centrale, sottratta a ogni nostra possibile valutazione. Noi parliamo di graduale ripresa delle attività ordinarie che sarà concordata con il Governo".

Il governatore lombardo: "Fughe in avanti? Noi badiamo a sostanza

Un chiarimento che, tuttavia, non sopisce la sorpresa di Palazzo Chigi. In questa fase bisogna mettere in campo un piano programmato per arrivare all'allentamento delle misure, evitando il rischio che il contagio riprenda la salita, si ragiona. Su questo sta lavorando la task foce voluta dal governo che, insieme agli esperti sanitari, presenterà i diversi scenari sulla base dei quali il governo dovrà fare le sue valutazioni e prendere le decisioni conseguenti.

Bonomi. Riaprire aziende

"Non possiamo più permetterci di perdere ancora tempo e dobbiamo focalizzarci su due obiettivi: riaprire le produzioni perché solo queste danno reddito e lavoro, e non certo lo Stato come padre che dispensa un favore, senza peraltro avere le risorse per farlo; ed evitare assolutamente la seconda ondata di contagio che ci porterebbe a nuove misure di chiusure che sarebbero drammatiche e devastanti". E' il nuovo presidente designato Confindustria Carlo Bonomi a fissare così gli obiettivi di breve periodo delle imprese al termine della riunione del Consiglio generale che lo ha indicato al vertice di viale dell'Astronomia. Tempi rapidi, dunque, chiede Bonomi, per "raccogliere la sfida che si pone oggi non tra tre mesi". Ed è per questo, aggiunge "che la strada di fare indebitare le imprese non sia la strada giusta considerati i tempi e le modalità di accesso alla liquidità previste".

Veneto/Zaia. Convivere con il virus.

"La proposta del presidente della Lombardia Fontana è legittima perché è stata fatta in base ai provvedimenti che vuole adottare, ma al di là delle posizioni di ogni Regione, ci sarà un ombrello nazionale basato sull'accordo tra Ministero della sanità e parti sociali. Da lì ogni Regione potrà solo elevare il livello di sicurezza con altre misure". Lo ha detto il presidente del Veneto, Luca Zaia nel consueto punto stampa. "Perché il tema di oggi è: tenere chiuso tutto fino all'ultimo caso di coronavirus e far morire tutta l'economia del Paese oppure convivere con il virus come peraltro è avvenuto anche a Wuhan", ha ammonito Zaia -. Ovviamente prima ci dovranno essere gli indirizzi del mondo scientifico, che sono già stati discussi". "Noi in Veneto abbiamo già discusso il nostro masterplan con le regole per la riapertura e domani lo presenteremo alle parti sociali e alle associazioni datoriali per il loro contributo".

Piemonte: "Abbiamo bisogno di ripartire e di farlo in sicurezza". 

"Questo significa che dovremo imparare a convivere col coronavirus e con le misure necessarie a contenerlo". Il presidente della Regione Piemonte, Alberto Cirio, interviene così nel dibattito sulla Fase 2.

"Il Politecnico di Torino e gli atenei piemontesi hanno elaborato linee guida che potranno aiutare il Piemonte a farlo. Testeremo questa possibilità, nei prossimi giorni, con alcune aziende e realtà del nostro territorio e metteremo questa esperienza a disposizione del Paese". "Il nostro Paese ha bisogno di ripartire, ne hanno bisogno le nostre aziende, le nostre famiglie, i nostri territori. Questa è una consapevolezza che tutti abbiamo, ma è anche necessario non abbassare la guardia nei confronti di questo virus e dei suoi rischi di propagazione. Rischi che purtroppo non si sono ancora esauriti", aggiunge Cirio. Per questo, sottolinea, "il Piemonte sta lavorando da settimane con il sistema produttivo e i rappresentanti degli enti locali al modo per avviare un progressivo ritorno alla normalità. O, meglio, a quella che sarà una nuova "normalità". Una sfida complessa per tutti, ma anche l'unico modo per ricominciare".

Sicilia, dopo il 3 maggio vuole riaprire.

"Il premier Conte ha chiesto alle Regioni di condividere con i ministeri competenti eventuali scelte di anticipare riaperture di attività. Valutiamo l'ipotesi che lo Stato propenda di andare oltre al 3 maggio, mentre la nostra posizione è che non si può andare oltre a quella data, perché in Sicilia ci troviamo in una condizione epidemiologica diversa da quella di altre regioni. Ecco perché nel pomeriggio il presidente Musumeci incontra il comitato tecnico-scientifico regionale". Così l'assessore regionale alla Salute, Ruggero Razza, all'Assemblea siciliana.

Sindacati chiedono regia nazionale

E' "fondamentale che venga mantenuto un forte presidio e una regia nazionale sulla sicurezza e tutela massima della salute per tutti i lavoratori e le lavoratrici". Lo affermano Cgil, Cisl e Uil, dopo aver chiesto un incontro al premier Giuseppe Conte sulla fase due, dicendosi "preoccupati delle iniziative di singole regioni o realtà territoriali perché crediamo che in tal modo si possano pregiudicare gli sforzi che tutto il Paese ha messo in campo. Non è il momento delle fughe in avanti o dei protagonismi. Occorrono linee guida omogenee" e "condivise". "L'idea di lasciare a casa più a lungo degli altri gli anziani non convince ed è una misura discriminatoria nei confronti di una parte molto consistente della popolazione che ha già sofferto tanto a causa dell'emergenza sanitaria da coronavirus". Lo affermano in in una nota congiunta i sindacati dei pensionati Spi-Cgil, Fnp-Cisl, Uilp-Uil insieme alle rispettive associazioni del volontariato Auser, Anteas, Ada sottolineando che "una prolungata assenza di attività fisica e sociale può avere inoltre conseguenze molto gravi sul benessere psicofisico delle persone anziane, soprattutto di chi è molto anziano e di chi ha più di una patologia".