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Lunedì, 14 Dicembre 2015 12:54

Convegno. La città di Lanciano per la legalità

Legnini Legnini

In un clima blindatissimo per le tensioni delle ultime settimane, presso l’Auditorium “Gennaro Paone”, Banca Popolare dell’Emilia Romagna di Lanciano, si è parlato di “Legalità”.

 

Alle ore 11,00 di sabato 12 u.s., di una fredda ma luminosissima mattinata decembrina, si è avviata la quarta edizione del Progetto sull’educazione alle legalità dal titolo: La restituzione alla comunità dei beni confiscati alla criminalità, come attuazione dei valori costituzionali di legalità e solidarietà. Accompagnate dai loro docenti, alcune classi del “Fermi” e del “De Titta” insieme, sono state ospiti del convegno dai “grandi significati”. Nell’esclusivo, raffinato incontro, si sono alternati il Sindaco della città Mario Pupillo, il Procuratore di Lanciano Francesco Menditto, il Direttore dell’Agenzia Nazionale per i beni confiscati e sequestrati Umberto Postiglione, il Procuratore nazionale antimafia Franco Roberti, il responsabile nazionale dei beni confiscati di “Libera”, l’associazione di Luigi Ciotti, Davide Pati e, a concludere, il vice Presidente del CSM Giovanni Legnini. Nelle vesti di moderatore, un intenso Lucio Valentini, che avviava i lavori con precisi riferimenti storici legati alla città di Lanciano. Questa, meritevole dell’insediamento della prima Corte d’Appello, per volontà del fratello dell’Imperatore Bonaparte, prima che la stessa fosse trasferita a L’Aquila, veniva definita “autorevole presidio di giustizia, con una lunga storia esercitata nel tempo, nella consapevolezza, nel riconoscimento e nel rispetto del diritto”. Gli illustri relatori avviavano i lavori rivolti ai giovani presenti in sala; ribadivano quanto essi siano i protagonisti della cultura della legge, del progresso democratico che rappresentano, del sistema di giustizia nel quale riporre fede e quanto la società attuale abbia sempre più bisogno di comportamenti virtuosi con un impegno quotidiano di fedeltà e coerenza a principi condivisi. I ragazzi venivano per questo individuati come “eredi” di valori imprescindibili ai quali consegnare un territorio, il nostro, che è sempre stato ritenuto “di legalità”. E’ necessario pertanto che i giovani, nel loro presente, esercitino “buone azioni”, rispettino principi e persone, credendoci, imparando ad amare la propria vita e quella degli altri, nutrendo disprezzo nei confronti di chi corrompe e di chi si fa corrompere. Oggi, più che mai, è necessario alimentare e far crescere libere coscienze, fare in modo che l’asse portante del nostro sistema democratico occidentale si conservi sano, lontano da integralismi politici e religiosi che ne minano le basi. Di riconversione di beni confiscati e delle cinquecentoventi agenzie preposte ai beni strappati alle mafie, parlava Davide Pati di “Libera” ed evidenziava il bisogno di una rigenerazione di coscienze, perché “insieme si può”. L’appello che il collaboratore di Don Ciotti ribadiva con tutte le sue forze, era quello di lavorare nella condivisione, nessuno escluso, sulle ferite aperte e che lo si faccia a “denti stretti”. A Giovanni Legnini, era affidata la sintesi dei lavori. Il vice Presidente del Consiglio Superiore della Magistratura entrava nello specifico di quelli che sono i percorsi e le tappe di un fenomeno ormai “emergenziale” che vede le mafie entrare nelle maglie più strette della società civile, spartirsi appalti pubblici, gestire il traffico dei rifiuti, reclutare i deboli che vivono ai margini della società stessa. E’ necessario pertanto che ci sia un contrasto senza quartieri alla criminalità organizzata, ai delitti, ai meccanismi perversi, che si combatta questa area grigia attraverso le forze dell’ordine ed investigatori sempre più specializzati, che si dia ai cittadini la certezza che “lo Stato è il più forte”, che investire in giustizia e sicurezza vuole dire investire in “ sviluppo”. La ricca mattinata si concludeva con un atto ufficiale e simbolico, quello della firma del Sindaco Pupillo sul contratto che prevede il passaggio di un bene confiscato alla criminalità, dalla Procura della Repubblica di Lanciano, al Comune della stessa città; un terreno sito in località Villa Andreoli, con un rudere annesso, che l’Amministrazione Comunale vuole riconvertire in “orto urbano” dove chiunque potrà chiedere di coltivare. Diventerà questo un luogo simbolo destinato alla socializzazione dove si andrà a ridisegnare un’area strappata a chi non l’aveva guadagnata e ricordare a tutti che in quel luogo “lo Stato c’è, è presente”.

Ultima modifica il Martedì, 15 Dicembre 2015 11:27